L'ong Medici Senza Frontiere è indagata, accusata di aver scaricato per ben 44 volte in 11 porti italiani 24mila kg di rifiuti pericolosi a rischio infettivo trattandoli come se fossero rifiuti urbani: l'indagine, di Guardia di Finanza e Polizia, coordinata dalla Procura di Catania, ha fatto anche scattare il sequestro preventivo dell'Aquarius (attualmente nel porto di Marsiglia) e di 460mila euro. Gli indagati sarebbero complessivamente 24. L'ong si è difesa con un comunicato, ritenendo il sequestro del natante "una misura sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l’ennesima volta l’azione medico-umanitaria in mare". Gli 11 porti coinvolti sono: Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania e Messina in Sicilia, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro in Calabria, Napoli e Salerno in Campania, Brindisi in Puglia. Tra i rifiuti scaricati la procura segnala "gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari", gli scarti alimentari e i rifiuti sanitari infettivi utilizzati a bordo per l'assistenza medica.

"Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini – ha scritto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per Msf – ora veniamo accusati di far parte di un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l'estremo, inquietante tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare". L'Ong ha sottolineato che tutte le "operazioni in porto, compresa la gestione dei rifiuti, hanno sempre seguito procedure standard" e che "le autorità competenti non hanno contestato queste procedure né individuato alcun rischio per la salute pubblica da quando Msf ha avviato le attività in mare nel 2015".

L'ong ha ribadito "piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane", ma "contesta la ricostruzione della Procura e respinge categoricamente l'accusa di aver organizzato qualunque attività abusiva finalizzata al traffico illecito di rifiuti". La valutazione del decreto di sequestro e un'analisi interna, "dimostra come le accuse siano inaccurate e fuorvianti, l'ong presenterà ricorso al Tribunale del riesame".

"Siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito – ha detto Gabriele Eminente, direttore generale di Msf in Italia – ma riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria. L'unico crimine che vediamo oggi nel Mediterraneo è lo smantellamento totale del sistema di ricerca e soccorso, con persone che continuano a partire senza più navi umanitarie a salvare le loro vite, mentre chi sopravvive al mare viene riportato all'incubo della detenzione in Libia, senza alcuna considerazione del diritto internazionale marittimo e dei rifugiati".

Durante la conferenza stampa di questo pomeriggio Eminente ha ribadito la sua posizione: "Il momento dello sbarco dei migranti è tra i più controllati: salgono a bordo delle nostre navi forze di polizia e autorità sanitarie. Assurdo che avremmo messo in piedi un traffico illegale di rifiuti sotto gli occhi delle autorità presenti nei 200 sbarchi gestiti da noi".

La decisione dei magistrati, ha proseguito, "ci lascia sorpresi e indignati per le accuse rivolte. La procura ha deciso di fare indagini e nessuno discute questo, non ci sentiamo al di sopra del giudizio della magistratura. Ma negli ultimi due anni la nostra attività è stata scandagliata in ogni dettaglio. È un'accusa singolare e sproporzionata. Si sta bloccando una nave che è già stata bloccata con la revoca della bandiera". 

Gianfranco De Maio, medico di Msf, ha in particolare contestato la ricostruzione dei magistrati sui presunti rischi legati alla diffusione di malattie infettive determinati dalla scorretta gestione dei rifiuti: "È stata attaccata la professionalità mia e dei miei colleghi che lavorano in Paesi dove ci sono ebola e colera. Sono accuse ridicole. L'Organizzazione mondiale della sanità assume le nostre linee guida sullo smaltimento dei rifiuti. Pensare poi che la tbc o le epatiti si trasmettano attraverso i vestiti è assurdo". 

A inchiodare l'ong sarebbero stati degli scambi di mail degli operatori dell'organizzazione umanitaria, acquisiti dalla procura nell'ambito dell'inchiesta ‘Bordless', insieme a intercettazioni della Guardia di Finanza: "Ogni altro rifiuto della clinica è stato presentato insieme a tutti i rifiuti normali al momento dello sbarco", si legge in uno dei passaggi. E ancora in un'altra comunicazione avvenuta tra Francesco Gianino, titolare della ‘Mediterranean shipping agency' (Msa) di Augusta (SR) che agiva da intermediario e un funzionario della Vos Prudence, viene spiegato che i vestiti dei migranti vengono classificati come "rifiuto speciale, come se fossero stracci della sala macchine". Si parla di "equilibri talmente sottili ormai consolidati in 2-3 anni" e di urina di persone "che possono avere malattie infettive". Ecco perché, viene detto ancora, bisogna comportarsi "come una zanzara in una cristalliera, non come un elefante dentro la cristalliera".

Come ha riportato il Corriere della Sera, secondo il giudice, da questa conversazione del 12 dicembre 2017, emerge che "Gianino rimproverava Vincent Colin per aver contattato direttamente la Gespi di Augusta aggiudicataria del servizio di raccolta rifiuti presso il porto. Da questa conversazione emerge la consapevolezza da parte di Gianino della natura pericolosa dei rifiuti. Risulta inoltre che tale sistema è nato da circa tre anni".

"Che la pericolosità degli indumenti indossati dai migranti, in quanto fonte di trasmissione di virus o agenti patogeni contratti durante il viaggio, fosse ben nota al personale di Msf", ha sottolineato il Gip di Catania Carlo Cannella, si "desume da numerosi report in ordine alle condizioni igieniche e sanitarie riscontrate dai capi missione nei centri di detenzione in Libia" e dei "Sar report rescue degli assistiti a bordo" in cui "si segnalano frequenti casi di scabbia, pidocchi, infezioni del tratto respiratorio, tubercolosi, meningite, infezioni del tratto urinario e sepsi", ha scritto nelle 23 pagine del decreto di sequestro preventivo della nave Aquarius, sottolineando poi che "tutti i soggetti oggi sottoposti ad indagine, oltre ad essere consapevoli dell'accordo illecito" sul presunto smaltimento dei rifiuti "hanno fornito un contributo alla riuscita del progetto criminoso".

Rifiuti di questo genere, recita ancora il decreto, "devono essere raccolti e confezionati in appositi contenitori omologati a secondo della loro ulteriore distinzione e consegnate alle ditte portuali concessionario del servizio. Essi sono destinati a un processo di sterilizzazione in discarica o direttamente in impianti di incenerimento". 

"Nonostante il rischio di contaminazione – ha aggiunto il Gip – per contatto indiretto con la cute (epatite A e E, salmonella etc) o attraverso il sangue ed altri fluidi biologici (epatite B e C, Aids etc) e ferite, oggetti o materiali contaminati, i vestiti e gli indumenti intimi, sono stati raccolti da navi Vos Prudence e Aquarius in maniera indifferenziata e conferiti illecitamente alle ditte portuali autorizzate attraverso la classificazione indebita nella categoria dei rifiuti solidi urbani o speciali indifferenziati". Il Gip di Catania ha segnalato anche la pericolosità del "rischio infettivo dei rifiuti alimentari, prodotti dagli scarti del cibo somministrato ai migranti, potendo veicolare, per contatto diretto, microrganismi, virus e tossine da parte di soggetti affetti da patologie trasmissibili".