Uccisa con un colpo di arma da fuoco dal figlio adottivo di 9 anni. Il corpo senza vita di Pauline Randol, 51 anni originaria di Detroit, Stati Uniti, è stato rinvenuto nella sua casa di Fawn River Township, in Michigan, lo scorso lunedì. Sarebbe stata ammazzata con un fucile dal bambino che lei aveva preso in affido tre anni fa da una famiglia dell'Indiana. Il piccolo, accusato di omicidio, è stato trasferito in una struttura statale dove è stato sottoposto ad una perizia psichiatrica. Non è ancora chiaro se verrà processato come un adulto o come un minore. Secondo gli inquirenti, il ragazzo avrebbe aperto il fuoco contro la mamma con un fucile che sapeva di avere in casa. Per altro, aveva già minacciato di morte una compagna di classe qualche mese fa. "Le disse che l'avrebbe colpita con un coltello per vederla morire e me piangere", ha detto Alecia Pieronski, mamma della bambina in questione. Il fatto era stato riportato anche al preside della scuola elementare che frequentava, ma, riferiscono alcuni conoscenti, non è stato fatto nulla a riguardo.

Sempre i familiari di Pauline hanno anche rivelato come la donna si sia confidata spesso con il suo medico nell'ultimo periodo, affermando di avere "paura di stare crescendo un potenziale serial killer". Mamma e figlio avrebbero dovuto incontrare uno psichiatra il giorno dopo il ritrovamento del cadavere della 51enne, perché lei aveva capito che il bambino aveva comportamenti potenzialmente pericolosi. Reagan Martin, 23enne primogenita della vittima, ha raccontato alla stampa locale che la madre biologica del bambino era una tossicodipendente e il bimbo aveva subito numerosi traumi durante la sua infanzia. "Non era cattivo, lui amava la nostra famiglia – ha dichiarato -. Aveva soltanto dei problemi mentali, per i quali abbiamo chiesto aiuto, anche s espesso ci è stato negato per problemi di assicurazione sanitaria. Soltanto la scorsa settimana aveva cominciato a prendere un nuovo tipo di farmaci".

Di questi problemi di natura psicologia Pauline era a conoscenza già prima di adottare, nel 2016, quello che sarebbe diventato il suo assassino. "Si è sempre presa cura di lui – ha detto ancora la figlia -, nonostante tutto. L'ha fatto anche visitare da alcuni specialisti, che le hanno detto che il bambino aveva subito numerosi traumi che avrebbero influenzato il suo futuro. La cosa drammatica è che entrambi avevano un appuntamento con un medico, ma non si sono mai presentati perché lui l'ha uccisa". Intanto, mentre la famiglia di Pauline continua a piangerla, gli inquirenti sono al lavoro per stabilire l'esatta dinamica di quanto successo. In particolare, sono in attesa di ricevere i risultati della perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto il minore.