L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha eliminato la transessualità dalla lista delle malattie mentali. "L'incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale'", ha spiegato l'OMS, specificando che "è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender".

La decisione di lasciare la transessualità in un capitolo dell'International Classification of Diseases (ICD), spiega ancora l'Oms, nasce dall'esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all'interno dell'Icd stesso. La transessualità, spiega Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio, è stata collocata "in un capitolo di nuova creazione, per dare spazio a condizioni collegate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni codificate nell'Icd". Alla base di tale scelta c'è "l'aver capito che non si tratta di una condizione mentale e lasciare l'incongruenza di genere in quel capitolo avrebbe creato biasimo e condanna" per i transgender, ma "è stato inserito comunque in un altro capitolo" per "garantire l'accesso agli adeguati trattamenti sanitari". Questo potrebbe "portare ad una migliore accettazione sociale degli individui" e, a cascata, "migliorare l'accesso alle cure perché riduce la disapprovazione sociale".

La decisione di rimuovere la transessualità dalla lista delle malattie mentali è stata adottata in anteprima dalla Francia nel 2012 e poi dalla Danimarca nel gennaio 2017. I due paesi hanno preferito non attendere il pronunciamento ufficiale dell'OMS, affrontando con anni di anticipo gli stereotipi che colpiscono maggiormente le persone transgender, ad esempio quello che le trans (degli uomini trans raramente si parla) siano generalmente dedite alla prostituzione. In realtà, le persone trans svolgono tutti i lavori possibili. “Conosco personalmente transgender che sono astrofisici o astrofisiche“, ha dichiarato a Wired Porpora Marcasciano, fondatrice del Movimento identità trans e attivista di lungo corso, “bancari o bancarie, manager, insegnanti e che svolgono altri compiti di grossa responsabilità. Una delle chirurghe più brave e famose degli Usa, Marci Bowers, è trans ed è una pioniera nel campo degli interventi per la riassegnazione del genere. Se si trattasse di malati di mente, chi affiderebbe loro compiti così rilevanti e carichi di responsabilità?". Continua Marsicano: "Vero è che le persone trans hanno bisogno di un’assistenza medica precisa e competente: psicologi, endocrinologi e chirurghi sono figure fondamentali nel percorso di transizione. Certo, ci sono le cure ormonali, l’aiuto psicologico e quello chirurgico. Ma una cosa è la medicalizzazione, un’altra è la patologizzazione: sono piani diversi. Quello medico è un percorso che si rivela tanto più tortuoso e difficile quanto più è elevato il livello di pregiudizio della società in cui si compie. Non è altro che un aiuto e un accompagnamento nell’esperienza della transessualità che, per fortuna, oggi avviene secondo protocolli precisi e con professionisti preparati".