La Procura di Bari ha chiuso l'inchiesta sulla vicenda della neonata deceduta all'ospedale Di Venere di Carbonara il 2 maggio dello scorso anno a causa di un ritardo nel parto cesareo dovuto, secondo l'accusa, ad una lite tra medici per l'utilizzo della sala operatoria. L'avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a cinque dottori, i due primari dei reparti di chirurgia generale e anestesia, due ginecologi e un altro anestesista.

Nello stesso contesto è stata chiesta l'archiviazione per altre sei persone, tra medici e infermieri del gruppo del reparto di ostetricia e ginecologia che avevano avuto in cura la madre nei giorni precedenti il parto e durante la successiva operazione, i quali secondo gli inquirenti non avrebbero avuto alcun ruolo nella decisione di ritardare l'intervento. Stando alle indagini eseguite dai Carabinieri del Nas coordinati dal pubblico ministero Gaetano De Bari, quel giorno le sale del reparto di ostetricia erano tutte occupate e quando i sanitari si sono accorti della sofferenza fetale e hanno disposto un cesareo d'urgenza, hanno deciso di rivolgersi al vicino reparto di chirurgia generale.

Lì il primario, un medico che aveva preparato la sala per un intervento di appendicectomia e l'anestesista che avrebbe dovuto effettuare il cesareo, hanno avuto un'accesa discussione sull'utilizzo della stessa sala, ritardando l'intervento di conseguenza di quasi un'ora e mezza. Nel frattempo la donna, pronta per il parto, sarebbe rimasta senza monitoraggio e quando la bimba  è stata finalmente fatta nascere era in grave sofferenza per asfissia cardiaca dovuta al cordone ombelicale stretto attorno al collo. I sanitari hanno cercato di rianimarla per 45 minuti ma per la piccola non c'è stato nulla da fare. Nei confronti dei cinque medici tuttora indagati la Procura ipotizza il reato di omicidio colposo