Certificati anti-Cpr, legale medico indagato: “Il vero problema sono le idoneità firmate in maniera sbrigativa”

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Il medico Nicola Cocco, indagato per falsi certificati per i migranti, denuncia le condizioni di salute all’interno dei Cpr: “Luoghi ad alta patogenicità”. L’avvocato a Fanpage.it: “Accuse fantasiose”

"Le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo fatto partire un'associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi". Lo ha detto Nicola Cocco, medico infettivologo indagato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti certificati medici falsi anti-Cpr.

Secondo le accuse mosse dalla Procura di Ravenna, una rete di 23 medici avrebbe emesso falsi certificati allo scopo di evitare che i migranti fossero rinchiusi nei Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri, e il promotore sarebbe proprio Cocco.

A Fanpage.it l'avvocato Eugenio Losco, legale del medico, spiega che il suo assistito è "estraneo alla contestazione che gli viene mossa", e aggiunge: "Il problema vero sono tutti quei medici che firmano le certificazioni di idoneità senza sottoporre le persone migranti a esami specifici, e senza tener conto del luogo in cui dovranno essere detenute".

L'avvocato del medico indagato: "Accuse fantasiose"

Durante la conferenza stampa tenuta a Milano il 18 settembre, Cocco ha sottolineato di aver "costruito una campagna che ha portato a discutere in questo Paese della patogenicità di questi luoghi. Questa ‘associazione a delinquere' lo ha sempre detto, e ha operato sotto la luce del sole, con incontri pubblici, convegni, congressi. Non abbiamo mai chiesto di commettere illeciti".

L'avvocato avalla la posizione del medico: "Esiste un'associazione che è finalizzata a sensibilizzare i medici al rispetto del codice deontologico, e quindi a promuovere una valutazione più corretta dello stato di salute. Non ci sono elementi per andare avanti con l'accusa fantasiosa che è stata mossa".

"Un certificato medico è falso se si indicano dati incorretti della persona che si è visitata – precisa Losco- Ma se si parla di diagnosi questa al limite può essere errata, e quindi dovrebbe essere oggetto di una consulenza da parte di un altro medico. Anche se risultasse sbagliata certamente non comporterebbe la sussistenza di un reato come quello che è stato indicato dalla Procura".

Al centro del dibattito ci sono i Cpr stessi, la cui esistenza pone i medici davanti a un dilemma che non è solo personale, ma professionale perché va a toccare la deontologia. "Sono luoghi che di per sé hanno delle problematiche, addirittura luoghi torturanti".

L'inchiesta della Procura di Ravenna

Finora sono 34 i certificati medici finiti nel mirino degli inquirenti di Ravenna che ipotizzano i reati di falso e interruzione di pubblico servizio nei confronti degli indagati.

A marzo erano arrivate le prime misure cautelari interdittive nei confronti di alcune professioniste, mentre mercoledì 16 settembre sono stati perquisiti 23 medici in diverse città italiane, con l'acquisizione di telefoni, computer, tablet e documentazione.

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