Libia proteste gheddafi

Le minacce peggiori del regime libico contro i manifestanti si stanno compiendo. Ieri sera il figlio di Gheddafi in un messaggio televisivo minacciava il popolo annunciando il rischio di una guerra civile. Ma le sue minacce non hanno placato l'ira dei manifestanti nei confronti di una dittatura che dura ormai da 42 anni. Così il Governo ha deciso di rispondere alle proteste aumentando ancora la sua furia repressiva.

Mentre la televisione statale annunciava un'operazione contro "i terroristi", l'esercito libico ha iniziato un duro attacco in diversi quartieri di Tripoli, dove oggi si erano estese le proteste contro Gheddafi. Nelle strade della capitale ci sono decine di cadaveri e si sentono spari d'artiglieria pesante. Diversi testimoni hanno riferito che agli attacchi contro i manifestanti sta partecipando anche l'aviazione. "Quello che sta succedendo è inimmaginabile. Aerei ed elicotteri stanno bombardando un quartiere dopo l'altro" ha assicurato Adel, un uomo che si dichiara anti-Gheddafi. Secondo Adel, contattato telefonicamente dall'agenzia Reuters, l'aviazione dell'esercito libico della Libia ha bombardato già diversi quertieri di Tripoli. Ecco il live di Al Jazeera da Repubblica.it.

Anche se la chiusura ermetica del regime libico impedisce di confermare la notizia, il Comitato libico per la Verità e la Giustizia, con base in Svizzera, ha assicurato di aver ricevuto informazioni provenienti dalla Libia che confermano queste notizie. In allerta anche le basi militari italiane, come comunica l'ANSA, ma il ministro della Difesa La Russa ha assicurato da Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale, che "Il livello di attenzione degli aeroporti e dell base aeree può essere modificato, e quindi innalzato, a discrezione del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Questo è stato fatto, ma non è nulla di più di quanto avviene per casi meno eclatanti".

"Abbiamo predisposto l'invio di una piccola unità logistica in Libia, – ha detto La Russa – nelle prossime ore avremo una riunione interministeriale con Maroni e Frattini. Ove fosse necessario siamo pronti ad affrontare il problema" del rimpatrio degli italiani dalla Libia, "ma al momento non è previsto un rimpatrio coatto dei nostri connazionali". Intanto la situazione si fa sempre più confusa: poche ore fa a Malta sono atterrati due aerei e due elicotteri libici di militari che probabilmente, avendo rifiutare di bombardare i propri connazionali, chiederanno asilo politico alla piccola isola del Mediterraneo.

Anche il vice-ambasciatore libico all’Onu ha avvertito della drammaticità della situazione invocando un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" compiuto dal regime di Tripoli e ha chiesto di istituire una no fly zone su Tripoli e l’intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un’azione internazionale. I numeri di quella che sembra diventata ormai una vera e propria guerra parlano di quasi 500 morti e migliaia di feriti da quando sono iniziate le proteste contro Gheddafi, il dittatore settantenne secondo alcuni in fuga dal paese, così afferrato al potere da sterminare il suo stesso popolo.