Libia, 1000 morti nei bombardamenti. L’Onu teme un’emergenza umanitaria

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Non si placa la brutale repressione delle proteste da parte del regime di Gheddafi. I bombardamenti aerei a Tripoli hanno provocato la morte di 1000 persone. L’Onu teme un’emegenza umanitaria e chiede aiuito all’Italia. Eni chiude il gasdotto di Greenstream.

Il regime di Gheddafi continua, per il secondo giorno consecutivo, la sua campagna del  terrore contro la popolazione civile. Dopo che ieri i militari hanno bombardato Tripoli con aerei ed elicotteri, il regime ha fatto ricorso anche oggi a mercenari armati che pattugliano le strade della capitale per dare la caccia agli oppositori ed alle bombe degli aerei che avrebbero provocato 1.000 morti. Un testimone ha affermato: " gli elicotteri stanno sorvolando la città sparando sulla gente. Mercenari in macchina pattugliano la città e sperano a chiunque, donne comprese".

La situazione diventa ora dopo ora più caotica e per molti lasciare la città è diventata una missione impossibile: più di 3.000 turchi aspettano in aeroporto un volo per lasciare il paese. La tensione sale anche alle frontiere della Tunisia e dell'Egitto e comunicare è diventato molto difficile. Alto anche il rischio di una crisi energetica, soprattutto per l'Italia che riceve dalla Libia il 38% del suo fabbisogno di petrolio ed il 12% di gas. Dopo che stamattina i manifestanti hanno minacciato di bloccare il gasdotto che parte da Nalut, l'Eni ha confermato di aver chiuso il gasdotto di GreenStream: la condotta che trasporta dalla Libia all'Italia 9,2 miliardi di metri cubi di gas. Sempre sul fronte energetico è stata anche confermata la notizia del blocco dei terminali libici del petrolio.

Anche l'Alto Commissario per i rifugiati dell'Onu (UNHCR) ha espresso preoccupazione per quello che sta accadendo in Libia e in particolare per la sorte delle migliaia di "Somali, eritrei, etiopici – afferma Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr – sono la crisi nella crisi in Libia e rischiano di diventare il capro espiatorio della vicenda. Abbiamo raccolto racconti drammatici di irruzioni da parte delle milizie libiche nelle case di eritrei e somali accusati di essere mercenari  che al momento si sono salvati scappando". La crisi libica rischia di diventare dunque anche un'emergenza sanitaria.

L'UNHCR si è rivolta al nostro paese chiedendo di non respingere i profughi nordafricani: "Questo è il momento di mostrare il vostro spirito umanitario e la vostra generosità nei confronti delle persone che stanno attraversando un grave trauma e che scappano dalle guerre e dalle violenze in Africa".

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