Sara e il suo camper.
in foto: Sara e il suo camper.

Lasciare tutto e vivere in un camper. Per molti potrebbe essere un sogno, per altri, invece, una pazzia. Eppure cresce sempre di più in Italia la comunità dei cosiddetti "fulltimers", persone che hanno scelto liberamente di mollare la casa, la famiglia d'origine e a volte anche il lavoro per riprendere in mano le redini della propria vita, trasferendosi su un mezzo a quattro ruote e immersi nella natura. Non si tratta né di senza fissa dimora né di semplici camperisti, ma, come loro stessi amano definirsi, di "nomadi felici". Negli Stati Uniti questo è un fenomeno ormai consolidato, ma in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, è anche in fase embrionale, anche se in continua espansione: su Facebook la maggior parte di loro sono riuniti in un gruppo che ad oggi conta quasi duemila iscritti, appartenenti a età diverse e in arrivo da un angolo all'altro della Penisola.

Tra questi c'è Sara Sanviti, 55 anni e "fulltimer" da circa due, che con il suo camper si sposta nell'area di Claut, in provincia di Pordenone. "Vivere come un "fulltimer" significa farlo in un modo che faccia sentire bene, secondo i più naturali ritmi biologici e per ventiquattro ore al giorno – racconta a Fanpage.it -. Non abbiamo bisogno di essere attaccati ai servizi che si trovano nelle aree attrezzate per camper, perché vogliamo essere autonomi e immersi nella natura, sfruttando il sole per ricavarne energia". Una scelta drastica, dunque, che però deve essere supportata da qualche lavoro per poter pagare il minimo indispensabile di cui si ha bisogno. "Io personalmente faccio ripetizioni private agli studenti, ma altri "fulltimer" utilizzano internet e le nuove tecnologie per portare avanti le proprie attività professionali".

I motivi che spingono ad intraprendere una scelta di vita come questa sono diversi. Per la maggior parte si tratta di pensionati, ma ci sono anche parecchi  giovani, alcuni anche tra i 20 e i 25 anni d'età. "Molti noi – continua Sara – ci arrivano con un percorso graduale, come è stato anche per me. All'epoca mi trovavo in difficoltà economiche, ho cominciato a utilizzare la legna per non pagare il gasolio, a risparmiare sull'acqua e sulla macchina e a rinunciare alle comodità che avevo prima. Non volevo più tornare a casa e trovarla vuota, così ho lasciato la città e mi sono trasferita in montagna con il mio camper. Spesso mi ritrovo anche in pianura e in campagna, ma è meno ospitale, non ci sono parcheggi e aree di sosta, e c'è una maggiore possibilità di imbattersi in persone che vogliano sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Sono molto felice, credo che sarà molto dura staccarmi da questa vita quando diventerà difficile salire sul mio mezzo".

Oggi, che il numero di "fulltimers" è in continua crescita, chiedono che ne sia riconosciuta la dignità e l'utilità sociale. "La mia paura – conclude Sara – è che in assenza di servizi adeguati i "fulltimers" possano diventare una piaga sociale, quando potrebbero essere impiegati per presidiare il territorio in cui scelgono di vivere e occuparsi della pulizia dell'ambiente, oltre che di un tipo di turismo più sostenibile, libero e spontaneo che possa insegnare a rispettare anche ai più giovani a rispettare la natura partendo dalla nostra esperienza. Non volgiamo vivere ai margini della società, ma anzi avere un ruolo".