Ucciso per un amore conteso. È la storia del povero Francesco Vangeli, un ragazzo di ventisei anni la cui unica colpa sembra essere stata quella di essere fidanzato con una ragazza di cui qualcun altro si era innamorato. L'altro, Antonio Prostamo, 29 anni, è il nipote di un boss di ndrangheta della zona di San Giovanni Mileto, teatro di quello che per la procura è un caso di lupara bianca.

La trappola

Francesco, infatti, manca da casa da circa due mesi, ma la Procura di Vibo Valentia e la Direzione distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri, non hanno avuto dubbi nell'aprire un fascicolo con una chiara intestazione: omicidio. Diversi sono gli elementi che portano a ritenere che il ragazzo di Filandari sia stato attirato a un appuntamento con l'inganno e poi assassinato. Nel registro degli indagati sono finiti due nomi, quello di Prostamo e del fratello Giuseppe, di 33 anni, accusati di aver ucciso Francesco la sera del 9 ottobre 2018.

Il movente

I fatti risalirebbero proprio a quella notte, quando Francesco è uscito di casa, sereno e sorridente, per andare a un appuntamento. I suoi lo hanno cercato al cellulare dopo diverse ore ma il telefonino ha smesso di squillare intorno alla mezzanotte. Immediata la denuncia e gli appelli sui social network, ma nessuna risposta, neanche la segnalazione di un testimone. Dall'esame dei tabulati telefonici gli inquirenti sono stati in grado d'individuare i contatti telefonici intercorsi tra Francesco e il Prostamo, non solo. Da quanto accertato il ventisettenne era stato più volte vittima di minacce. Minacce che hanno preso la forma di un movente.

La paternità negata

Tutto è nato quando la fidanzata di Francesco, un ragazzo proveniente da una famiglia rispettata e stimata dalla comunità locale, ha intrapreso una relazione con Pastremo. La ragazza ha frequentato il nipote del boss per un breve periodo durante un periodo di stop dalla relazione con Francesco, poi i due erano tornati insieme, ma la ragazza era rimasta incinta. Francesco era sicuro che il bambino fosse suo, ma probabilmente il Pastremo riteneva di essere il padre del bimbo che la giovane donna porta in grembo. La paternità, forse, più ancora che l'amore era l'ossessione di chi è accusato di aver ucciso Francesco. Sulla sua sorte non restano dubbi, ma tanti invece, sono quelli che riguardano il drammatico svolgersi dei fatti di quella sera.

Gli appelli: "Basta omertà"

Mamma Elsa
in foto: Mamma Elsa

"Molti sanno cosa gli è successo – dice mamma Elsa – ma non parlano per paura. Io chiedo solo di poterlo ritrovare". Il silenzio della popolazione locale, tuttavia, sembra confermare il pregiudizio di omertà della famiglia Vangeli, che più volte ha sollecitato i concittadini a rivolgersi alle forze dell'ordine, anche in forma anonima. Una fiaccolata a pochi giorni dai fatti ha riunito tutte le persone che sul territorio si oppongono alla violenza e all'omertà. Forse è proprio quella Vibo che risponderà all'appello di mamma Elsa per la verità.