Ricordate la storia di Paolo Grottanelli, il milanese, di 29 anni che alcuni mesi fa si era visto rifiutare un'assunzione presso un ristorante romagnolo esclusivamente per il colore della sua pelle? Ebbene, un  caso per certi versi simile è accaduto a poche centinaia di chilometri di distanza, nella città che in passato era stata soprannominata "la rossa": Bologna. A dare la notizia Filippo Donati, un uomo che sulla sua pagina facebook a ha raccontato: "Mio figlio mi ha appena telefonato, è a Bologna ed è affranto.  Questa mattina era felice, aveva infatti trovato, dopo tante ricerche, un appartamento a Bologna. Lui e J., suo amico da una decina di anni, hanno deciso di condividere l'appartamento, si sono dati un budget e mi hanno pure chiesto di aiutarli a trovare qualche lavoretto, durante i loro week end a Ravenna, per tentare di essere indipendenti. Mi ha chiamato, aveva la voce bassa, biascicava le parole ed ho sentito dirgli una cosa devastante.
All'appuntamento per gli accordi, con l'affittuario, si sono visti respingere e liquidare in meno di cinque minuti, perché il suo amico (e da adesso è anche mio figlio) Josef è "negro". Non ho altro da aggiungere, per il momento, se non che andrò molto presto a Bologna.
Carlo Donati, figlio mio, vattene da Bologna, vattene dall'Italia, finché sei in tempo. Qui stiamo costruendo, e siamo già a buon punto, una società incivile".

"Non si affitta agli stranieri, neanche se provvisti di permesso di soggiorno"

Il caso che ha visto protagonista il giovane Carlo Donati insieme al suo amico Josef non è purtroppo isolato a Bologna. Appena un paio di settimane fa, infatti, aveva destato scalpore un cartello appeso all'ingresso di un palazzo: "Si ricorda che eventuali subentri, in caso di contratto, di nuove persone fisiche devono essere approvati dalla proprietà. Non si prendono in considerazione stranieri anche se in possesso di permesso di soggiorno". Un messaggio evidentemente discriminatorio in un edificio della famiglia Bonori Innocenti al quale fortunatamente era arrivata una risposta esemplare: "Come inquilini di questo condominio non possiamo che condannare queste parole, e pretendiamo che amministrazione e proprietà ne prendano le distanze. Non possiamo accettare che l'ideologia competitiva, del tutto contro tutti, della guerra tra poveri che cerca di esserci inculcata in ogni contesto istituzionale, si rifletta anche così vicino da noi, o meglio in quella che riconosciamo come casa nostra. Vogliamo – prosegue la lettera – essere liberi di poter condividere i nostri appartamenti con chi vogliamo, a prescindere dal colore della sua pelle".