Nel corso dell'odierna seduta in Parlamento, il presidente della Generalitat catalana, prendendo atto delle risultanze del referendum svoltosi lo scorso primo ottobre, ha avviato il percorso che porterà la Catalogna alla dichiarazione di indipendenza vera e propria, sospendendo però per qualche settimana gli effetti del voto nel tentativo di intavolare una mediazione con il governo centrale presieduto da Mariano Rajoy. "La Catalogna ha diritto a essere una Repubblica indipendente. Io propongo di sospendere gli effetti della dichiarazione di indipendenza per qualche settimana, in modo da aprire un dialogo con il governo. Mi appello alla responsabilità di tutti. Al governo spagnolo chiedo di accettare la mediazione", ha dichiarato Puigdemont in Aula. Le opposizioni parlamentari hanno replicato al discorso del presidente indipendentista protestando contro la decisione, definendola "la cronaca di un golpe annunciato".

Al momento nessuna reazione ufficiale da parte del governo di Madrid, che molto probabilmente starà decidendo che tipo di strategia attuare per replicare alla presa di posizione della Generatitat catalana. La posizione di Rajoy è sempre stata molto netta: nessuna mediazione né dialogo saranno possibili in caso di dichiarazione di indipendenza, la Catalogna non sarà mai uno Stato indipendente. Da settimane i media spagnoli insistono nel sostenere che Rajoy potrebbe concretamente decidere di applicare l'articolo 155 della costituzione spagnola e sospendere progressivamente l'autonomia della regione catalana, arrivando a destituire e sostituire gli attuali vertici per poi convocare nuove elezioni. In ultima ipotesi, inoltre, Madrid potrebbe arrivare anche a ordinare l'arresto del presidente catalano, come già ipotizzato settimane fa dal procuratore capo José Manuel Maza.

I media spagnoli davano per scontata l'applicazione del 155 in caso dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Puigdemont, altri addirittura dell'articolo 116, il cosiddetto stato di allarme. Il presidente catalano, in realtà, con una mossa dal sapore cerchiobottista, non ha annunciato la cosiddetta Dui, ma ha riconosciuto il risultato referendario, dichiarando la volontà di trasformare la Catalogna in una Repubblica indipendente e mettendo però sul piatto l'immediata sospensione degli effetti del referendum. Stando a una legge varata  dalla Catalogna quasi a ridosso del primo ottobre, legge voluta e sostenuta dallo stesso Puigdemont e immediatamente dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, in caso di vittoria del "Sì" l'indipendenza della Catalogna sarebbe stata pressoché automatica, dunque per questo motivo Puigdemont ha cercato di "congelarne" momentaneamente gli effetti.

La domanda che aleggia negli ambienti politici e giornalistici di tutto il mondo è una sola: e dunque, adesso, che cosa potrebbe concretamente succedere? "Il punto è capire cosa risponderà ora Madrid. Rajoy ha sempre dichiarato che per poter avviare un dialogo Barcellona avrebbe dovuto rientrare nella legalità, ossia non riconoscere il risultato referendario. Oggi Puidgemont ha dichiarato in Aula che proprio in considerazione del voto dello scorso primo ottobre, la Catalogna merita di diventare una Repubblica", spiega Stefano Bertolino, inviato per Fanpage.it a Barcellona. "Puidgemont è stato furbo da questo punto di vista, ha rimesso la patata bollente in mano a Rajoy che non vede l'ora di usare il pugno di ferro per aggregare consenso attorno al Partido Popular. Sarà importantissimo capire la reazione di Madrid nelle prossime ore. Io prevedo sarà piuttosto dura". 

Per capire cosa concretamente succederà ora alla Catalogna, dunque, è necessario attendere la risposta ufficiale di Rajoy, che potrebbe pervenire già in nottata. A quel punto, una volta scoperta la prima carta, sarà possibile azzardare uno scenario il più accurato possibile, che a quanto pare non sarà comunque esattamente idilliaco per la regione spagnola.