
"Chiedere di girare con scorte di acqua è un onere impossibile da sostenere". E' questo il principale motivo per cui l'associazione Tutela Diritti Animali Ets ha presentato ricorso al Tar contro l'ordinanza n. 28 del 5 ottobre 2026 emanata dal sindaco di Pratola Peligna, in provincia dell'Aquila. Il Primo cittadino ha infatti deciso di multare fino a 500 euro, partendo da 25, chiunque non lavi via la pipì del proprio cane dalle strade della cittadina.
Il presidente dell'associazione, Gabriele Bettoschi, ha deciso così di rivolgersi al Tribunale amministrativo per ottenere l'annullamento parziale del provvedimento sulla base di alcune osservazioni che lo renderebbero irragionevole e sproporzionato: "Chiedere di girare con scorte di acqua per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere", ha dichiarto Bettoschi all'Ansa, facendo riferimento all'impossibilità di portarsi dietro una quantità sufficiente, ad esempio per le persone anziane o per chi vive con cani di taglia grande o con più animali.
Il punto della questione poi verte anche intorno all'efficacia proprio che possano avere questo tipo di ordinanze che stanno spuntando sempre di più in diversi Comuni italiani. Non solo in piccoli centri si è presa questa decisione, ma anche in città come Bari, Bologna e Livorno per citare i casi più recenti. Sul tema era intervenuto anche l'infettivologo Matteo Bassetti, rispetto alla decisione presa anche a Genova al riguardo. Il medico aveva postato sul suo profilo Facebook un chiarimento in cui specificava che "risciacquare la pipì del cane con la semplice acqua ha un basso valore igienico e disinfettante, poiché l’acqua non elimina germi o batteri. Per una vera azione igienica bisognerebbe usare acqua e aceto bianco (in diluiizione 1:1) che disinfetta naturalmente, rimuovendo gli odori forti e igienizzando superficie oppure usare detersivi enzimatici, che però sono vietati per l’utilizzo in strada. Insomma una delle tante leggi all’italiana, fatta con molta approssimazione scientifico-sanitari".
C'è poi un aspetto che non viene proprio considerato sia dalle istituzioni quando si prendono queste decisioni che dalla cittadinanza: il valore comunicativo delle marcature urinarie da parte dei cani. Certo, si comprende quanto sia importante la questione del decoro pubblico e il conseguente obbligo di tenere pulite le aree comuni, ma il lato etologico di animali che abbiamo completamente integrato nel nostro stile di vita, che comunque non è il loro, non viene proprio considerato.
Attraverso l'urina i cani raccontano chi sono, cosa hanno fatto, quali sono le novità della giornata. Per semplificare il discorso, spesso si usa in cinofilia un esempio molto semplice: annusare la pipì lasciata da un conspecifico per il "miglior amico dell'uomo" è come per noi leggere il nostro feed sui social per avere informazioni su ciò che ci interessa. Non si tratta dunque solo dell'espletamento di un bisogno fisiologico ma un veicolo comunicativo e informativo che fa parte del repertorio comportamentale del canis lupus familiaris.
I cani sostanzialmente vivono in contesti progettati dalla nostra specie e per le nostre necessità, ma hanno necessità legate alla loro specificità. L'esplorazione olfattiva permette loro di raccogliere informazioni sull'ambiente e sugli altri individui e la marcatura urinaria contribuisce a questo scambio. Considerando che secondo gli ultimi dati del rapporto Assalco-Zoomark 2026 nel nostro Paese vivono 9,1 milioni di cani (1,2 individui per famiglia) una gestione del territorio rispettosa anche dei cittadini a quattro zampe dovrebbe puntare a un equilibrio tra pulizia, tutela del decoro pubblico, convivenza civile e non privare gli animali di esprimere quelli che sono comportamenti naturali.
La pulizia di una città passa attraverso l'educazione dei cittadini, sicuramente, ma anche con la progettazione di aree verdi e più luoghi dedicati alle persone che convivono con i cani. E poi, se proprio si vuole continuare su questa scia, c'è un aspetto fondamentale: ci vogliono più punti d'acqua, come del resto è stato evidenziato anche nel ricorso al Tar a Pratola Peligna.
E ancora, pensando anche alle deiezioni, lì dove sembra un'utopia fornire i cittadini di totem con sacchetti di plastica per la raccolta, almeno sarebbe il minimo aumentare il numero dei cestini per le strade. Sia chiaro: la responsabilità delle persone di riferimento è l'abc perché le cose migliorino anche in termini di convivenza, considerando che è comprensibile l'esasperazione di chi non ha un animale in casa e viene "invaso" dal cattivo odore o peggio quando si tratta di deiezioni, appunto. Ma di certo una politica che pensa di risolvere il problema con bottigliette d'acqua che non sono poi nemmeno efficaci nel risultato sembra più un modo per aggirare il problema che contribuire a ridurne i danni davvero.