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10 Luglio 2026
10:28

Il Chihuahua Ciro al Sindaco di Bari: “Non sono l’Escobar delle pipì”. Il Primo cittadino: “Un’ordinanza non sostituisce il senso civico”

Dopo la lettera ironica scritta dalla persona di riferimento del Chihuahua Ciro contro l'ordinanza anti-pipì a Bari, il sindaco Vito Leccese replica in esclusiva su Kodami spiegando le motivazioni del provvedimento e impegnandosi come amministrazione pubblica a rafforzare senso civico, rispetto e benessere animale.

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"Caro Sindaco, sono Ciro.Due chili e mezzo, praticamente peso meno di una busta della spesa, ma a quanto pare io e miei simili riusciamo a mettere in crisi un'intera amministrazione comunale". Inizia così la lettera scritta dall'umano di riferimento di un Chihuahua al Primo cittadino del capoluogo barese, Vito Leccese, a pochi giorni dell'emanazione di un’ordinanza che obbliga tutti coloro che vivono con un cane di portarsi dietro nelle passeggiate urbane delle bottigliette d’acqua per pulire l'urina dei quattro zampe.

Scritta dallo chef Donato Carra, la missiva ironicamente cerca di portare l'attenzione del Primo cittadino su questioni che vengono reputate più importanti rispetto a quella contenuta nell'ordinanza, in una città che secondo chi scrive ha problemi peggiori rispetto a quello regolamentato.

Io volevo semplicemente fare il cane: mangiare. dormire, abbaiare ai piccioni e fare qualche pisciatina. Insomma le classiche cose da cane. Mai avrei immaginato di diventare il protagonista assoluto della politica barese. Pensavo che un sindaco dovesse occuparsi di una città e invece scopro che deve occuparsi soprattutto di me e dei miei simili. Mi sento onorato e anche un po' in imbarazzo.

Perché, vede, io non sono un genio del male, non sono il Pablo Escobar della pipì, non sono il boss dei marciapiedi, non sono il capo della cupola delle aiuole, sono solo un cane alto quanto una melanzana. Eppure dall'ordinanza che ha firmato sembra che ogni volta che noi alziamo una zampa parta un'emergenza comunale.

Immagino già il centro operativo. "Signor Sindaco, Ciro è stato avvistato in Via Sparano." "Quanto materiale ha scaricato?" "Due gocce." "Mio Dio." "Mobilitiamo subito gli uffici."

Da quel momento il mio papà umano esce più attrezzato di un escursionista alpino: guinzaglio, sacchetti, bottiglietta, acqua e documenti e forse presto anche un notaio e un consulente tecnico. Eh si ! Perché la missione è delicata: Bisogna pulire ma non troppo, lavare ma non troppo, versare, ma senza versare. Una roba che al confronto disinnescare una bomba sembra più semplice.

Io sono solo un cane. Però una domanda mi viene spontanea: Se per una mia pisciatina servono più regole di quante ne abbia la Formula 1, quando si tratta dei problemi veri come funziona? Perché io continuo a pensare che due chili e mezzo di chihuahua non possano rappresentare la più grande sfida amministrativa della città a meno che in Comune non abbiano ormai esaurito tutti gli altri problemi.

In quel caso vi faccio i complimenti, siete i primi amministratori della storia ad aver risolto tutto: Traffico perfetto, strade perfette, servizi perfetti e cittadini felicissimi. E quindi giustamente restavo solo io. CIRO: Il terrore dei lampioni, l'incubo dei marciapiedi, Il narcotrafficante internazionale della pipì.

Con affetto, Ciro. Due chili e mezzo di cane. E apparentemente più influente nell'agenda politica cittadina di migliaia di baresi

Il riferimento a tutte le regole imposte è al dettato dell'ordinanza che prevede regole stringenti, non dissimili da quelle di tanti altri Comuni che hanno applicato lo stesso obbligo. Ad esempio vieta in modo assoluto di consentire ai cani di "urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici, negozi e vetrine, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via" o ancora "dispone che i proprietari e i conduttori dei cani debbano accertarsi che l’acqua utilizzata non provochi pregiudizio agli utenti della strada, ad esempio rendendo scivoloso la pavimentazione". Il testo prevede anche la comminazione di una sanzione pecuniaria a carico di chi trasgredisce che va da un minimo di 100 a un massimo di 300 euro e resta a carico dei trasgressori "il ripristino dello stato dei luoghi".

Il sindaco di Bari risponde su Kodami: "Una comunità cresce davvero quando riesce a prendersi cura delle persone, degli animali e dei beni comuni"

Abbiamo contattato direttamente Vito Leccese, il sindaco di Bari cui "si è rivolto" Ciro nella sua lettera. Il Primo cittadino ha voluto rispondere attraverso Kodami con una sua missiva di risposta per chiarire la ratio dell'ordinanza e sottolineando la necessità di un impegno da parte di tutti, soprattutto dell'amministrazione pubblica nel valorizzare lo spazio pubblico anche a favore del benessere degli animali.

Caro Ciro,
ho letto la tua lettera e devo ammetterlo, mi hai strappato un sorriso. Hai ragione: due chili e mezzo sono davvero pochi per mettere in crisi un’intera amministrazione. È giusto che tu continui a fare quello che ogni cane dovrebbe fare: correre, giocare, dormire e goderti le passeggiate con il tuo umano. Così come è giusto che un’amministrazione si preoccupi del benessere di tutti i suoi cittadini, anche quelli a quattro zampe.

La tua ironia, però, ci offre uno spunto di riflessione importante. Amministrare una realtà complessa come Bari significa affrontare ogni giorno emergenze, criticità e problemi che richiedono risposte immediate. Ma proprio per questo non possiamo permetterci di considerare il benessere degli animali e la qualità della convivenza civile come temi secondari. Sarebbe un errore. Una comunità moderna si misura anche dalla capacità di occuparsi di ciò che, pur non rappresentando un’emergenza, incide ogni giorno sulla qualità della vita delle persone. E la convivenza tra chi ama gli animali e chi ha minore dimestichezza con gli animali deve necessariamente tenerne conto.

A Bari, come in tante altre città, questa reciproca comprensione purtroppo non sempre trova una buona sintesi. Il problema non è l’amore per gli animali. C’è un problema più profondo: quello dell’inciviltà degli umani. Un problema che non riguarda soltanto chi non raccoglie gli escrementi del proprio cane, o chi fa fare la pipì sulla vetrina di un negozio, ma anche chi abbandona rifiuti, sporca strade e marciapiedi o tratta gli spazi pubblici come se non appartenessero a nessuno. Nessuna ordinanza potrà mai sostituire il senso civico. Le norme sono indispensabili e, a volte, i controlli non sono sufficienti, perché le criticità di una città grande sono tante e gli agenti di Polizia Locale sono meno di quanto dovrebbero, con un saldo negativo di circa 12 mila agenti a livello nazionale. Senza la condivisione responsabile dei cittadini sarà impossibile costruire la Bari che tutti vorremmo.

Alcune prescrizioni, talvolta molto dettagliate, hanno come scopo non quello di mettere in difficoltà le persone responsabili, bensì tutelare gli spazi comuni e garantire una convivenza rispettosa, sempre nel segno dell’equilibrio e del buon senso, anche attraverso un’opera di persuasione culturale e di sensibilizzazione mediatica. Questo non vale solo per Bari ma, per tante città italiane, a qualsiasi latitudine, visto che tanti colleghi sindaci hanno adottato ordinanze simili alla mia.

L’ordinanza che ho firmato qualche giorno fa ha suscitato qualche polemica e qualche garbata riflessione, come la tua, caro Ciro. E credo che questo dibattito non possa che avere un effetto positivo anche per noi politici, per aiutarci a comprendere meglio alcune dinamiche sul benessere animale che a volte, faccio mea culpa a nome di tutta la categoria, purtroppo ci sfuggono. Per questo considero questa discussione un’opportunità. Un’occasione per rafforzare la cultura del rispetto, investire di più nella sensibilizzazione, migliorare i controlli e dare ancora maggiore attenzione alle politiche dedicate agli animali da affezione.

Per esempio, se è vero che serve maggiore attenzione da parte di chi porta a spasso un cane per le vie della città, anche noi come amministrazione dovremmo aumentare le dotazioni di verde, e in particolare di verde attrezzato. Mi riferisco ad aree di sgambamento e ad altri spazi dedicati, ancora insufficienti rispetto alle esigenze della città, soprattutto nei quartieri progettati quando mancava una sensibilità articolata come quella attuale.

D’altronde una comunità cresce davvero quando riesce a prendersi cura, ogni giorno, delle persone, degli animali e dei beni comuni. La qualità della vita non dipende soltanto dalle grandi opere o dagli interventi straordinari, ma anche dall’attenzione verso quei piccoli gesti quotidiani che rendono una città più pulita, più rispettosa e più vivibile.

Se questa vicenda ci aiuterà a rafforzare il senso di responsabilità di tutti e a maturare una maggiore consapevolezza civica, allora avremo trasformato una polemica in qualcosa di molto più utile: un’occasione di crescita per l’intera comunità barese.

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