
In Indonesia gli incendi che vanno ormai avanti da settimane stanno distruggendo vaste aree di foresta tropicale e torbiere, con conseguenze particolarmente gravi anche per gli animali e, in particolare, per gli oranghi. A rendere la situazione ancora più difficile è soprattutto l'intensità senza precedenti del Super El Niño, il fenomeno climatico che quest'anno ha contribuito a rendere particolarmente più calde e secche alcune delle regioni dove si concentrano gli incendi.
In Indonesia gli incendi vengono spesso appiccati per liberare rapidamente i terreni dalla vegetazione e destinarli all'agricoltura e alle piantagioni, comprese quelle di palma da olio. Le condizioni estremamente secche favoriscono poi la propagazione delle fiamme e rendono molto più difficile fermarle. Le fiamme hanno già interessato centinaia di miglia di ettari di habitat dove vivono anche gli ultimi elefanti di Sumatra e in queste settimane sono stati recuperati numerosi oranghi in difficoltà o intossicati dal fumo.
Uno degli ambienti più vulnerabili sono le torbiere, ecosistemi caratterizzati dall'accumulo di materiale vegetale nel terreno. In condizioni naturali sono saturi d'acqua e quindi difficilmente infiammabili. Quando però vengono drenati per essere utilizzati dall'agricoltura, possono diventare vere e proprie riserve di combustibile. Il fuoco può inoltre continuare a bruciare anche sotto la superficie, persino quando le fiamme non sono più visibili, rilasciando inoltre quantità enormi di CO₂ nell'atmosfera.
I soccorritori hanno recuperato decine di oranghi in difficoltà
A essere colpiti sono soprattutto gli oranghi di Sumatra e del Borneo. Secondo il gruppo specializzato nei primati dell'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), gli incendi hanno interessato habitat che ospitano circa il 52% della popolazione complessiva di oranghi del Borneo. L'organizzazione ha quindi lanciato un appello per chiedere assistenza tecnica e finanziaria internazionale immediata.
Sono circa 14.000 gli oranghi a Sumatra (Pongo abelii) e tra 55.000 e 100.000 quelli nel Borneo (P. pygmaeus). A questi si aggiungono l'ancora più raro orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis), una specie riconosciuto solo recentemente e che conta appena 800 individui che vivono esclusivamente nella regione di Batang Toru, a Sumatra. Tutte e tre le specie sono considerate "In pericolo critico (CR)" nella lista Rossa IUCN, la categoria immediatamente precedente all'estinzione.

Le conseguenze non riguardano soltanto gli animali che rimangono direttamente coinvolti nelle fiamme. La distruzione della foresta significa soprattutto perdita di habitat, cibo e rifugi. Lo raccontano anche i soccorritori impegnati nel Borneo. Come ricostruito dal Guardian, la fondazione Yiari ha recuperato almeno 25 oranghi dalle aree colpite dagli incendi, oltre ad altri animali. Alcuni sono stati trovati disidratati e affamati, altri con ustioni alle mani provocate dal terreno ancora rovente. Un orangutan è morto, probabilmente per l'inalazione del fumo.
Tra le scimmie recuperate ci sono anche una femmina e il suo cucciolo di appena otto mesi, che sono stati chiamati dai soccorritori Mama Abu e Abu, "cenere" in indonesiano. La madre presentava ustioni alle mani e il piccolo era disidratato e molto magro. Dopo il recupero sono stati trasferiti in un centro di recupero, in attesa di poter essere eventualmente riportati in natura.
L'emergenza non termina neppure quando le fiamme si spengono

Il salvataggio, tuttavia, non può essere la soluzione per tutti gli animali. Per raggiungere un orangutan rimasto nella foresta, i soccorritori possono essere costretti a sedarlo con un dardo e a recuperarlo con una rete. È una procedura complessa, utilizzata soprattutto quando l'ambiente circostante è ormai così degradato da non poter più garantire la sopravvivenza dell'animale. Gli animali avvistati e recuperati, inoltre, sono solo una minima parte. La maggior parte, semplicemente, non può essere salvata.
E anche quando l'incendio viene spento, i problemi continuano. Il fumo può ridurre la quantità di luce che raggiunge la vegetazione e compromettere la fotosintesi, mentre la perdita di alberi e piante riduce ulteriormente le risorse alimentari. La foresta può impiegare anni per recuperare e, nelle torbiere bruciate più volte, la composizione della vegetazione può rimanere alterata anche per oltre un decennio.
Gli effetti possono riguardare anche la salute degli oranghi. Dopo precedenti grandi incendi sono stati osservati cambiamenti nel metabolismo e nella frequenza delle vocalizzazioni. Durante i periodi di forte inquinamento atmosferico le scimmie sembrano inoltre modificare il proprio comportamento. Non è ancora possibile stabilire con precisione quali siano tutte le conseguenze a lungo termine dell'esposizione prolungata al fumo, ma gli effetti osservati mostrano che l'emergenza non termina quando le fiamme si spengono.
Servono urgentemente interventi strutturali

Gli oranghi non sono inoltre le uniche specie coinvolte. Gli incendi stanno interessando anche gli habitat di diverse specie di gibboni, oltre a quelli degli elefanti di Sumatra, una sottospecie già in serio pericolo di estinzione. E ci sono naturalmente anche tutti gli animali più piccoli. Rettili, anfibi, uccelli, insetti e piccoli mammiferi, come i pangolini, difficilmente riescono a sfuggire alle fiamme ed è quasi impossibile riuscire a intervenire per recuperarli.
Per questo, sempre secondo gli specialisti dell'IUCN, l'emergenza non può essere affrontata soltanto attraverso il soccorso degli animali. Servono interventi strutturali sulle cause che rendono queste foreste così vulnerabili al fuoco: il drenaggio delle torbiere, la perdita di habitat e la trasformazione delle aree forestali in terreni agricoli. Anche perché quando una foresta brucia, non scompare soltanto un luogo in cui gli oranghi possono vivere, ma viene compromessa una rete ecologica che può avere bisogno di decenni per ricostruirsi.
L'Indonesia sta affrontando la peggiore stagione di incendi da oltre 10 anni. Secondo analisi analisi e mappature satellitari indipendenti, come quelle fornite dal consorzio scientifico Nusantara Atlas, sono già oltre 1 milione gli ettari di foreste e terreni andati in fiamme da inizio anno. E con la crisi climatica che avanza e i fenomeni meteorologici che diventano sempre più estremi, il futuro degli oranghi e delle ultime foreste già frammentante, potrebbe essere davvero molto difficile.