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Sub italiani morti alle Maldive

L’ossessione per la morte dei 5 sub alle Maldive sta portando solo a immagini false: il fact-checking sui social

L’attenzione per il caso dei cinque sub italiani morti alle Maldive è altissima. Sui social stanno spuntando decine di video che fingono di ricostruire la vicenda usando immagini di repertorio. Sono tutti video pubblicati da account minuscoli, in grado però di arrivare a milioni di utenti. Il rischio è quello di convincersi di una realtà che non esiste.
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Quella alle Maldive è una tragedia senza immagini. È successo tutto sotto la superficie dell’acqua, a quasi 60 metri di profondità, in una grotta fatta di ambienti più larghi e cunicoli stretti. La luce arriva, come hanno confermato i sub finlandesi che hanno reso possibile la missione di recupero. Ma non l’occhio umano. Non solo. La Grotta degli Squali, dove hanno perso la vita ai cinque italiani, non è ancora stata mappata del tutto. Non ci sono ricostruzioni o modelli 3D. Bisogna affidarsi solo alle parole di chi c’è stato. In assenza di immagini, sui social in molti hanno cominciato a inventarle.

Abbiamo monitorato diversi account su TikTok. Sono tutti profili che si occupano a vario titolo di notizie: nella maggior parte dei casi montano insieme delle immagini per poi raccontare quello che è successo con una voce registrata. I montaggi di solito sono molto veloci e conditi con un po’ di musica che sostiene l’impianto. Difficilmente i video superano il minuto. Il problema che tutte le immagini che vengono usate semplicemente non esistono. Non ci sono al momento immagini dei corpi trovati nella grotta, delle salme trasportate verso la superficie e nemmeno ricostruzioni esatte di cosa è successo il 14 maggio dentro quella grotta. Questo lo potranno dire i computer da polso dei sub e videocamere GoPro una volta che saranno analizzate dalle autorità.

Sostituire le immagini per cambiare quello che conosciamo

Questa volta siamo davanti a un fenomeno che potremmo chiamare Info Slop, in parallelo con Ai Slop. Informazioni prese e rielaborate per appoggiarle come base a un video da pubblicare sui social. Se le informazioni si possono rubare a qualsiasi sito che sta seguendo l’evento, per le immagini basta cercare in reperito. Magari direttamente su TikTok. Vediamo qualcuno di questi video. L’account blnews81 ha pubblicato su TikTok due video negli ultimi giorni. Tutti mischiano pochi immagini reali e tantissime sequenze di repertorio che non hanno nulla a che fare con il salvataggio. Ci sono immagini di navigazioni dentro canali, indagini sulla spiaggia e sub che si trovano a combattere con le correnti. Uno di questo video ha generato 2,4 milioni di visualizzazioni.

E ancora. Il profilo TikTok Van Quynh Lenews ha pubblicato un video che parte con una salma trasportata da una serie di operatori e un sub che sembra incastrato da tempo in una grotta. Anche in questo caso le immagini non corrispondono. Non serve un fact-checking accurato per capirlo, basta aver letto un po’ di cronache della storia. Qui le visualizzazioni sfiorano il milione. E ancora: altri account mostrano il corpo di un subacqueo incastrato tra due rocce e coperto di alghe, dicendo che quello sarebbe il corpo di uno dei sub italiani. O ancora propongono ricostruzioni 3D di strutture inesistenti. La Grotta degli Squali non è stata ancora completamente mappata, anzi. Le missioni di recupero delle salme hanno contribuito a raccogliere informazioni su quest’area.

Gli obiettivi di questi account sono semplici: raccogliere interazioni, aumentare il numero di like e commenti per far crescere il valore dei loro profili. L’esisto è meno chiaro. Sono profili che possono essere poi venduti o usati per promozione. Lo avevamo già visto con il caso dei video fatti con l’intelligenza artificiale su Andrea Sempio. Poco importa se un’immagine sia vera o falsa, qualsiasi cosa può diventare un contenuto. Basta che faccia like.

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