Ci sono migliaia di persone che stanno lasciando Google: migrano su DuckDuckGo

La svolta agentica di Google che cambierà radicalmente il modo di cercare informazioni sul motore di ricerca non sembra piacere a tutti. Da quando l'azienda di Mountain View ha annunciato i radicali cambiamenti con cui Google Search risponderà alle richieste degli agenti – più spazio all'intelligenza artificiale, con mini-app interattive, finestre di dialogo con Gemini e la funzione AI Overview che relega i tradizionali link ai siti in fondo alla pagina dei risultati di ricerca – molti utenti hanno mostrato diverse perplessità, se non una vera e propria diffidenza nei confronti della novità. Per qualcuno si tratta di un problema pratico: il timore è che l'IA possa ridurre il controllo delle persone sulle proprie ricerche o restituisca risposte inesatte (cosa che in effetti sta già avvenendo con la funzione Overview). Per altri invece c'è la preoccupazione che questa evoluzione possa impoverire il cosiddetto "web aperto", penalizzando siti e contenuti tradizionali. Ad altri ancora, infine, secca che tutte le proprie attività finiscano in pasto a un modello di IA che poi userà quei dati per personalizzare sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.
Come già accaduto con la migrazione da ChatGPT a Claude dopo l'accordo tra OpenAi e il Pentagono, molte persone hanno pertanto cominciato a cercare delle alternative. Tra queste, una delle strade più battute dagli utenti americani ha portato al boom di DuckDuckGo, un motore di ricerca alternativo noto per la sua attenzione alla privacy e alla tutela dell'indipendenza della propria community.
Secondo i dati diffusi dall'azienda e ripresi dalla testata TechCrunch, negli Stati Uniti le installazioni dell'app sono aumentate in media del 18,1% nella settimana successiva all'annuncio di Google, con punte superiori al 30%. Su iPhone la crescita è stata ancora più marcata, con una media del +33%, fino a sfiorare il 70% in un solo giorno. Per Gabriel Weinberg, fondatore e CEO di DuckDuckGo, il problema è soprattutto la mancanza di scelta: "Google sta imponendo l'intelligenza artificiale senza offrire la possibilità di rinunciarvi. I risultati stanno peggiorando, non migliorando", ha affermato in un comunicato.
Cos'è DuckDuckGo e perché piace a chi tiene ai propri dati
Nato nel 2008, DuckDuckGo si è costruito negli anni la reputazione di motore di ricerca "privacy first". L'aspetto dell'interfaccia è molto simile a quella del rivale mainstream, con tanto di filtri per la ricerca per Immagini, Video, News e Mappe. A differenza di Google, però, non salva la cronologia delle ricerche, non raccoglie indirizzi IP e non crea profili degli utenti per la pubblicità personalizzata. Le ricerche vengono protette tramite crittografia HTTPS e il sistema limita la condivisione dei dati con i siti visitati. Inoltre, DuckDuckGo integra strumenti che bloccano molti tracker di terze parti utilizzati da aziende come Meta per monitorare la navigazione online.

L'azienda offre anche browser privati, estensioni e un assistente IA chiamato Duck.ai, che consente di usare modelli come GPT-5 mini, Claude o Llama senza registrazione e senza che le conversazioni vengano utilizzate per addestrare i vari sistemi di intelligenza artificiale. Per chi invece diffida dell'intelligenza artificiale – o semplicemente vuole realizzare le proprie ricerche in modo autonomo – esiste anche la versione "senza IA" del motore di ricerca. Qui tutte le funzioni legate all'intelligenza artificiale vengono disattivate automaticamente, comprese le risposte e le immagini generate dall'IA. Stando ai dati diffusi, anche questa modalità sta registrando un notevole incremento di traffico.
Privacy sì ma fino a un certo punto
Nonostante una reputazione complessivamente positiva, nemmeno DuckDuckGo può però garantire una protezione totale dal trattamento dei dati di chi lo usa. Quando l'utente clicca su un risultato ed entra in un sito esterno, il tracciamento può comunque riprendere attraverso i cookie (che possono essere accettati o meno). Anche il provider Internet continua a vedere quali siti vengono visitati. Nel 2022, inoltre, l'azienda era finita al centro delle polemiche dopo aver ammesso che alcuni tracker di Microsoft riuscivano ad aggirare i suoi sistemi di blocco. Un episodio che ha alimentato dubbi sulla reale efficacia delle sue protezioni. In realtà, come ammesso dallo stesso Weinberg, esisteva un accordo commerciale con l'azienda di Bill Gates.
Nonostante questi limiti, la crescita registrata nelle ultime settimane mostra come una fetta del mercato americano sembri sempre più interessata a motori di ricerca che offrano maggiore controllo, una minore profilazione e la possibilità di scegliere quanto spazio concedere all'intelligenza artificiale.