Terapia sperimentale cancella tumore al fegato con metastasi in un bambino di 3 anni: “Remissione completa”
Grazie a una innovativa terapia sperimentale, i medici hanno ottenuto la remissione completa dal cancro al fegato con metastasi e resistente alla chemioterapia in un bambino di 3 anni. Si tratta di un risultato straordinario non solo perché gli esami diagnostici non mostrano alcun segno del tumore a più di 12 mesi dal trattamento, ma anche per la tollerabilità dell'immunoterapia. Nel giovanissimo paziente, infatti, non ha innescato tossicità sistemica né sindrome da rilascio di citochine, tra le principali reazioni avverse di molte terapie antitumorali. Nel caso specifico, i medici hanno utilizzato una forma modificata della terapia a base di cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) chiamata GPC3-CAR, progettata per riconoscere una proteina particolarmente espressa nei tumori al fegato. È stata anche potenziata con interleuchina-15 e interleuchina-21 (IL15 e IL21) per amplificarne l'efficacia.
Il bambino di tre anni era affetto da epatoblastoma, la più comune forma di tumore al fegato in età pediatrica, come spiegato dall'Ospedale Bambino Gesù. È un tumore embrionale “che origina dai precursori degli epatociti” e che ha un'incidenza di “1.2 – 1.5 casi/milione di bambini/anno” in aumento, evidenzia il nosocomio romano. Le cause scatenanti sono sconosciute ma è stata rilevata un'associazione con basso peso alla nascita e prematurità. Il trattamento d'elezione si basa sull'asportazione chirurgica della massa tumorale e la chemioterapia a base di farmaci come il cisplatino e la doxorubicina. Ma non tutti gli epatoblastomi rispondono alla chemioterapia, come nel caso del piccolo di 3 anni; per questo è stato arruolato in un progetto di ricerca sperimentale chiamato CARE.
Il bambino presentava un tumore primario di notevoli dimensioni al lobo sinistro del fegato, considerando che superava 11 centimetri di lunghezza, 9 cm di larghezza e 7 cm di spessore. Quando il piccolo è stato preso in cura dai medici, il cancro si era già diffuso ai polmoni e probabilmente anche alle ossa. Dopo la resezione completa della massa tumorale al fegato e la rimozione di due metastasi ai polmoni, il piccolo non ha risposto alla chemio e si è manifestata una nuova neoplasia polmonare. Il coinvolgimento nel progetto CARE ha permesso al piccolo di essere sottoposto alla terapia sperimentale e innovativa GPC3-CAR, sfociata in una solida e completa remissione della malattia dopo due infusioni, a otto settimane di distanza l'una dall'altra.
A sottoporre il bambino al trattamento è stato un team di ricerca statunitense guidato da medici del Baylor College of Medicine di Houston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti il Centro oncologico Fred Hutchinson di Seattle, l'Ospedale pediatrico del Texas e l'Istituto di ricerca metodista di Houston. I medici, coordinati dal professor David Steffin, primario associato di terapia cellulare e trapianto di midollo osseo presso il Texas Children's e docente di pediatria – ematologia e oncologia presso il Center for Cell and Gene Therapy del Baylor, hanno deciso di sottoporre il piccolo alla GPC3-CAR per via della sua capacità di “andare a caccia” di cellule tumorali del fegato che esprimono la proteina glicano-3 (GPC3). Come per la CAR-T convenzionale, i medici hanno prelevato le cellule immunitarie del paziente e le hanno ingegnerizzate in laboratorio per potenziarle contro in cancro. In questo caso, come indicato, sono state modificate geneticamente per riconoscere la proteina GPC3 e potenziate anche con le interleuchine IL-15 e IL-21.
Dopo la prima infusione, i medici hanno osservato nel piccolo paziente una risposta parziale, tuttavia dopo la seconda è stata osservata una completa remissione. Gli esami diagnostici, a più di 12 mesi, non rilevano più alcun segno di malattia. È un risultato eccezionale anche per il fatto che le terapie CAR-T, ad oggi, in oncologia erano risultate efficaci contro tumori del sangue e linfomi, mentre in questo caso ha dato i suoi frutti contro un tumore solido. “Questo caso dimostra che è possibile ottenere una risposta completa e duratura in un tumore solido resistente alla chemioterapia, interamente in regime ambulatoriale e senza tossicità sistemica”, ha sottolineato in un comunicato stampa il professor Steffin. “Questo studio fornisce la prova che queste nuove cellule CAR T potrebbero rappresentare una modalità sicura ed efficace per l'epatoblastoma e sottolinea la necessità di ulteriori valutazioni nei pazienti con tumori solidi GPC3+”, gli ha fatto eco il coautore dello studio Andras Heczey, ricercatore dell'Ospedale Pediatrico di Seattle.
Chiaramente si tratta di un unico caso e non si può ancora parlare di svolta o di un nuovo trattamento efficace contro l'epatoblastoma per tutti i bambini, tuttavia siamo innanzi a un risultato estremamente promettente che dona speranze ai piccoli pazienti con questa neoplasia (e non solo). I risultati della sperimentazione in corso su altri bambini confermerà o meno l'efficacia più ampia della terapia. I dettagli della ricerca “Complete Regression of Hepatoblastoma after Interleukin-15– and Interleukin-21–Coexpressing CAR T-Cell Therapy” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine, la più autorevole al mondo in campo medico.