Sangue di dinosauro trovato in un fossile per la prima volta
Per la prima volta nella storia della paleontologia i ricercatori hanno scoperto con certezza del sangue in un fossile di dinosauro. Chiaramente non si tratta di globuli rossi e altre cellule integri, sono sempre strutture mineralizzate, tuttavia al loro interno sono presenti biomolecole del gruppo eme – la parte del sangue che trasporta l'ossigeno – intatte e ben evidenti, emerse grazie a specifiche indagini di laboratorio. I ricercatori hanno rilevato il sangue nelle ossa degli arti posteriori all'interno di canali vascolari, dove è risultato incontaminato da batteri, funghi e organismi vegetali, trovati invece al di fuori di queste strutture. In sostanza, i ricercatori hanno l'assoluta certezza di essere innanzi a sangue di dinosauro, una scoperta paleontologica significativa che può raccontarci qualcosa in più su questi animali vissuti nel Mesozoico, dalla fisiologia al comportamento. La ricerca può anche aiutare a comprendere come fanno alcune molecole biologiche e i loro residui chimici a resistere per periodi così lunghi e quali sono i processi chimici e microbici a permetterlo. Secondo gli scienziati questa scoperta potrebbe essere persino utile per l'astrobiologia, ovvero la scienza dedicata alla “caccia” della vita al di fuori del nostro pianeta.
A scoprire per la prima volta e con certezza sangue di dinosauro in un fossile è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati australiani del Centro di geochimica organica e isotopica dell'Australia Occidentale dell'Università Curtin, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molteplici istituti. Fra quelli coinvolti il Centro di ricerca in biogeochimica dell'Agenzia giapponese per le scienze e le tecnologie marine e terrestri; il Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie dell'Università Johns Hopkins (Stati Uniti); il Dipartimento di Geologia e Paleontologia – Museo Nazionale dell'Università Federale di Rio de Janeiro (Brasile) e molti altri. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Kliti Grice, docente di geochimica organica presso l'ateneo di Perth, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato gli arti posteriori di un dinosauro teropode (fondamentalmente un carnivoro bipede) vissuto 115 milioni di anni fa, nel Cretaceo inferiore. La specie coinvolta è Aratasaurus museunacionali, il cui fossile fu rinvenuto nel Brasile nordorientale quasi venti anni fa (2008).
La presenza del sangue nei canali vascolari delle ossa fossilizzate delle zampe è stata confermata grazie a un approccio multidisciplinare e all'impiego di varie e sofisticate tecniche di laboratorio. Le strutture ellissoidali simili a globuli rossi, scoperte anche in altri dinosauri, sono state identificate attraverso tecniche di imaging, spettroscopiche e geochimiche, con le quali è stato possibile escludere la presenza di filamenti, biofilm e altre componenti legate a contaminazione microbica e fungina. Con spettroscopia Raman, microscopia elettronica a trasmissione, cromatografia liquida ad alte prestazioni e altre procedure è stata invece scoperta la pistola fumante, la biomolecola eme all'interno dei presunti globuli rossi. Essa ha confermato con sicurezza che si trattasse proprio dei corpuscoli del sangue. I globuli rossi erano fossilizzati in un minerale di ossido di manganese chiamato hausmannite.
“Rilevare molecole derivate dall'eme intatte in globuli rossi vecchi di 115 milioni di anni è sorprendente: si tratta davvero di una scoperta epocale”, ha affermato in un comunicato stampa la professoressa Grice. “Non solo amplia la documentazione fossile conosciuta del sangue, ma offre anche una finestra molecolare diretta sulla fisiologia di animali estinti da tempo, permettendoci di comprenderli meglio e di conoscere meglio il mondo in cui vivevano”, ha aggiunto l'esperta. I ricercatori ritengono che queste biomolecole del sangue di dinosauro siano arrivate fino ai giorni nostri grazie alla peculiarità del sito in cui l'animale è morto, ovvero un terreno con poco ossigeno e ricco di microrganismi in cui il suo corpo è stato rapidamente sepolto dopo la morte.
Per quanto si tratti di una scoperta rilevante, non siamo chiaramente innanzi a sangue integro né a DNA, pertanto non si può nemmeno ipotizzare l'approccio (comunque fantascientifico) di Jurassic Park. Nessuno riporterà in vita i “lucertoloni” vissuti nel Mesozoico e sterminati assieme al 75 percento della vita animale e vegetale sulla Terra 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, dopo l'impatto dell'asteroide dell'Evento di Chicxulub. I dinosauri, tuttavia, non sono estinti, ma sono vivi e vegeti continuando a prosperare nel moderno gruppo degli uccelli. I dettagli della ricerca “Heme signatures in mineralized red blood cells within vascular canals of a 115-million-year-old dinosaur bone” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.