Le Cascate di Sangue in Antartide nascondono un segreto nell’acqua rossa: un nuovo studio rivela da dove arriva

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Le Cascate di Sangue (Blood Falls). Credit: National Science Foundation/Peter Rejcek
L’acqua che alimenta le spettacolari Cascate di Sangue in Antartide ha un’origine marina, come dimostra la presenza di un’antica comunità di microrganismi rimasta isolata dall’oceano. Lo studio su Nature Geoscience.

Da oltre un secolo i ricercatori che studiano le Cascate di Sangue (Blood Falls) in Antartide stanno cercando di spiegare i tanti misteri che circondano l’acqua rossa che fuoriesce dal ghiacciaio Taylor. Nel corso degli anni hanno scoperto che il suo caratteristico colore cremisi è dovuto a una salamoia ricca di ferro, ma l’origine di quest’acqua non è mai stata confermata. Ora, un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience sembra aver finalmente chiarito da dove arriva.

Analizzando i microrganismi presenti nella cascata, la ricerca ha individuato un’antica comunità microbica di origine marina, indicando che la salamoia proviene da un antico bacino rimasto isolato dall’oceano sotto il ghiacciaio Taylor. Studi precedenti avevano suggerito che questa salamoia subglaciale si fosse originata quando l’acqua marina inondò la valle di Taylor in un lontano passato geologico, prima di rimanere intrappolata sotto l’avanzata del ghiacciaio con l’abbassamento del livello del mare.

Il segnale marino che abbiamo riscontrato è sorprendentemente forte” spiega la prima autrice dello studio, Angela Zoumplis, ex dottoranda presso il J. Craig Venter Institute (JCVI) e lo Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego, ora ricercatrice post-dottorato presso l’Università di Yale.

Quali microrganismi vivono nelle Cascate di Sangue in Antartide

Nell’acqua delle Cascate di Sangue vive una comunità di microrganismi eucarioti che include diatomee, aptofite, dinoflagellati e ciliati, associata all’ambiente marino. “Volevamo sapere se facessero parte di una comunità distinta, se avessero un aspetto diverso dalle comunità di acqua dolce vicine e se ci fossero prove della loro attività. La risposta a tutte e tre le domande è stata affermativa” ha aggiunto Zoumplis.

Le analisi sono state condotte su 167 campioni di acqua, sedimenti e aria provenienti dalla regione delle McMurdo Dry Valleys, o “Valli Secche”, una vasta zona di deserto polare all’interno di cui si trovano il ghiacciaio Taylor e le Cascate di Sangue. Utilizzando il sequenziamento molecolare e la metatrascrittomica come metodo che esamina l’RNA, i ricercatori hanno identificato in quali campioni fossero presenti microrganismi, verificando che la comunità fosse attiva. Il segnale marino più forte è stato rilevato proprio nei campioni raccolti nei pressi delle Cascate di Sangue.

Le diatomee associate all’ambiente marino costituivano oltre il 60%, e in alcune analisi circa l’80%, della comunità di diatomee” ha precisato il team che ha dimostrato che quei microrganismi non erano semplici residui genetici. “Abbiamo scoperto eucarioti fototrofi attivi, ovvero organismi in grado di utilizzare la luce per produrre energia, con attività genica legata alla fotosintesi, alle risposte allo stress, alla riparazione cellulare e alla sopravvivenza in ambienti salini”.

È proprio questa attività a rendere la scoperta particolarmente entusiasmante” ha precisato Zoumplis. “Non stiamo semplicemente osservando residui genetici. Stiamo trovando prove di organismi che reagiscono a un ambiente ostile e in continuo cambiamento: congelamento, scongelamento, stress salino, esposizione al ferro e lunghi periodi di inattività”.

Secondo i ricercatori è improbabile che i microrganismi marini identificati siano stati depositati soltanto dal vento. “I nostri risultati indicano una persistenza e non solo una presenza (di una comunità di origine marina, ndr)” ha aggiunto il professor Andrew Allen, autore senior dello studio e docente presso il JCVI e lo Scripps Oceanography.“Le impronte molecolari che abbiamo rilevato indicano una comunità localizzata plasmata dalla chimica e dalla storia insolite di Blood Falls. Questo ci offre una finestra biologica sulle passate connessioni tra oceano, ghiaccio e terraferma antartici”.

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