Primo caso di Ebola confermato in Francia, Bassetti: “Teniamo alta la guardia”

La Francia registra il primo caso di Ebola collegato all’epidemia in Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di un medico rientrato da una missione umanitaria in una delle aree colpite dall’emergenza sanitaria ed è stato trasferito in un ospedale specializzato. Le sue condizioni sono descritte come stabili dal Ministero della Salute francese, che ha confermato la positività del paziente. “Al suo arrivo nel Paese, sono state adottate tutte le misure precauzionali, incluso il suo isolamento” spiega il Ministero in un comunicato. “Il trasferimento in ospedale è avvenuto in condizioni di sicurezza per prevenire qualsiasi rischio di contagio”.
Il caso di Ebola confermato il Francia è il primo rilevato dall’inizio dell’epidemia in Europa. Il mese scorso, un medico americano era risultato positivo in Repubblica Democratica del Congo ed era stato traferito per le cure all’ospedale universitario Charité di Berlino, in Germania.
“Bisogna tenere la guardia molto alta” ha spiegato il professor Matteo Bassetti, ricordando come l’epidemia continui ad avanzare in un contesto estremamente fragile, segnato da conflitti, sfollamenti e dalla cronica carenza di strutture sanitarie. “Oltre 26.000 persone potenzialmente esposte al contagio non sono ancora state rintracciate mentre la diffidenza verso le autorità e la mancanza di risorse rallentano gli sforzi per contenere l’epidemia”.
Bassetti: “Rischio basso per l’Italia, ma dobbiamo fare di più”
Il professor Matteo Bassetti ha ribadito che il rischio di diffusione dell’Ebola in Italia resta basso, ma allo stesso tempo ha sottolineato che la situazione in Repubblica Democratica del Congo continua a destare forte preoccupazione.
“Epidemia che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e in parte l’Uganda è probabilmente la peggiore epidemia di Ebola mai vista nella storia” evidenzia Bassetti. “Il numero di casi continua a crescere in maniera incontrollata giorno dopo giorno e cresce anche il numero dei morti”.
“Dobbiamo guardare a quello che succede in Africa ma anche al nostro Paese, agire insieme per aiutare i medici e gli operatori sanitari attivi in Africa e, allo stesso tempo promuovere delle politiche europee coordinate per quanto riguarda le attività di prevenzione e controllo sui viaggi e i possibili casi di importazione. I virus non conoscono confini e si affrontano tutti insieme”.
Negli ultimi giorni anche l’Africa CDC ha lanciato un nuovo appello, chiedendo un intervento urgente per rafforzare il contenimento del virus e ricordando che per il ceppo Bundibugyo del virus Ebola non esistono ancora vaccini o trattamenti autorizzati. In queste condizioni, ha spiegato l’Agenzia sanitaria dell’Unione Africana, individuazione rapida dei casi, isolamento dei pazienti e tracciamento dei contatti restano gli strumenti più efficaci per interrompere la trasmissione del virus.