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Campi Flegrei

Perché le scosse ai Campi Flegrei stanno aumentando e diventano sempre più forti secondo l’esperta

Negli ultimi giorni le scosse di terremoto nell’area dei Campi Flegrei sono aumentate sia in numero che in intensità, con quella più forte di magnitudo 4.2 registrata il 27 settembre. Per capire cosa sta succedendo Fanpage.it ha intervistato la dottoressa Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’INGV. Ecco cosa ci ha raccontato.
Intervista a Francesca Bianco
Direttrice del Dipartimento Vulcani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
A cura di Andrea Centini
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Lo sciame sismico ai Campi Flegrei a settembre 2023. Credit: INGV
Lo sciame sismico ai Campi Flegrei a settembre 2023. Credit: INGV
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Alle 03:35 del 27 settembre 2023 la provincia di Napoli è stata colpita da una scossa di terremoto di magnitudo 4.2, la più forte degli ultimi 40 anni legata al bradisismo innescato dal supervulcano dei Campi Flegrei. L'evento sismico ha infatti superato quello di magnitudo 3.8 registrato nell'area il 7 settembre 2023, detentore del precedente e freschissimo primato. Ricordiamo che la magnitudo si basa su una scala logaritmica e ogni punto in più equivale a un incremento dell'intensità di circa 30 volte. A causa della scossa, ampiamente avvertita dalla popolazione, molte persone sono scese in strada, le autorità hanno deciso di chiudere le scuole a Pozzuoli e sono state temporaneamente sospese le linee ferroviarie per tutti i controlli di rito. La preoccupazione è naturalmente tanta, anche alla luce dell'incremento della frequenza dell'attività sismica e della consapevolezza dei rischi legati alla presenza del supervulcano. Al momento, comunque, al di là del crollo di alcuni cornicioni e calcinacci nella zona di Bagnoli, non sono stati registrati danni significativi a cose e persone. Per comprendere meglio cosa sta succedendo Fanpage.it ha contattato la dottoressa Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Ecco cosa ci ha raccontato.

Dottoressa Bianco, innanzitutto le chiediamo cosa sta succedendo ai Campi Flegrei e perché stanotte si è registrata la scossa di terremoto più intensa degli ultimi 40 anni

Diciamo che dal 26 settembre è in corso uno sciame sismico nell'area. Fino ad ora abbiamo registrato circa 64 eventi. Ieri mattina, ad esempio, abbiamo registrato un evento di magnitudo 3.2 nell'ambito di questo sciame sismico, la cui localizzazione era di fronte alle coste di Bacoli. Stanotte alle 3:35 l'evento di magnitudo 4.2 è stato registrato a una profondità di circa 3 chilometri, nella zona antistante alla costa di Bagnoli. Lo sciame sismico è ancora in corso al momento. Quindi diciamo che questo evento, insieme a quelli registrati da ieri mattina, è all'interno di un'attività sismica correlata come uno sciame. Contestualmente all'accadimento di questo evento abbiamo potuto notare già da qualche giorno – ma i dati devo ancora essere consolidati – che c'è stato un trend in incremento della velocità di sollevamento del suolo.

Ci spieghi

I dati di cui stiamo parlando sono quelli della rete GNSS, basata sul GPS. I dati per essere consolidati e per ridurre le incertezze sulle misure hanno bisogno di un po' di tempo, perché servono le correzioni delle effemeridi e altri tipi di correzioni che non vengono rilasciate in tempo reale. Ci vuole un po' di tempo. Ma il trend in incremento sembra proprio esserci e potremo valutarne l'entità quando avremo disponibili più dati e tutte i dati riguardo le Effemeridi dei satelliti.

In un comunicato stampa dell'INGV abbiamo letto che l'evento bradisismico sta comportando una velocità di sollevamento del suolo di 15 millimetri / mese dall'inizio dell'anno, cosa può dirci al riguardo?

Non è proprio così, perché è stato di 15 millimetri al mese all'inizio e poi ha rallentato lievemente per qualche mese. Poi da fine luglio ha ripreso sui 15 millimetri. Adesso stiamo vedendo questo incremento, che non è costante. Poco prima dell'estate ha avuto un rallentamento e poi è cambiato.

E cosa significano queste variazioni?

È un andamento abbastanza ripetuto nel tempo per la caldera flegrea. Il suolo si solleva in maniera continua ma non con una velocità uniforme. Abbiamo avuto altri periodi in cui dopo un incremento di velocità di deformazione poi c'è stato un abbassamento. Andamenti oscillanti se ne sono osservati. Voglio chiarire che quando noi parliamo di questi valori ci stiamo riferendo all'area di massimo sollevamento dell'area per la caldera flegrea, che è il Rione Terra. La caratteristica principale dei fenomeni bradisismici che abbiamo osservato in questi ultimi anni, direi decenni, è che la forma della deformazione è simmetrica

Ovvero?

C'è un punto della caldera che si solleva di più, che è il Rione Terra, lo stesso della crisi dell'83 – '84, e poi man mano che ci si allontana in tutte le direzioni, Nord, Sud, Est, Ovest, il valore della deformazione decresce. Decresce di molto. Nel Rione Terra a partire dall'inizio di questa nuova crisi bradisismica, che è cominciata alla fine 2005 a più o meno oggi, il Rione Terra si è sollevato di poco più di 113 centimetri. Allontanandoci diminuisce di molto, fino ad arrivare a pochi centimetri ai margini.

Durante le precedenti crisi bradisismiche, quelle dell"83–'84 e del '70-72, il suolo sollevato di molto. Complessivamente di quasi 3,6 metri. Avete osservato dei parallelismi con questi eventi?

Le due crisi bradisismiche che lei ha citato, quelle degli anni '70 e degli anni '80, sono state caratterizzate da una velocità di sollevamento molto maggiore. Per dare dei numeri, con l'attuale velocità di sollevamento mensile, che è ancora 15 millimetri al mese (poi cambierà, ma per il momento prendiamo questo parametro di riferimento). Questo vuol dire che in un anno ai Campi Flegrei – e in particolar modo al Rione Terra – il suolo si solleva di 18 centimetri. Invece 18 centimetri era la misura del sollevamento mensile nella crisi dell'83–84. Stiamo parlando proprio di entità di deformazione diverse. Tant'è che comunque la crisi dell'83–84 è stata caratterizzata da una imponente sismicità, che noi stiamo cominciando a osservare solo adesso. Cominciamo a vedere dei magnitudo 3. Il primo magnitudo 3 lo abbiamo visto nel 2019. Dal 2019 al 2023 abbiamo registrato 14 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 3. Sono circa 4 anni, più o meno. Mentre lì in 2 anni ce ne sono stati molti di più.

La caldera dei Campi Flegrei. Credit: INGV
La caldera dei Campi Flegrei. Credit: INGV

Però adesso c'è stato un 3,8 il 7 settembre e ora il 4,2 di stanotte. Questo cosa potrebbe significare?

Questo significa che la crisi bradisismica si sta incrementando. D'altro canto la crisi bradisismica ha come massima sua espressione l'accadimento di terremoti, che è la cosa più preoccupante. Oltre al sollevamento. Ma noi i terremoti non siamo in grado di prevederli.

Ci sono stati stop ai treni per le verifiche, scuole chiuse, gente in strada. Cosa ci possiamo aspettare per i prossimi giorni? Un possibile incremento dell'attività?

Stiamo parlando di terremoti, non è possibile prevedere quello che succederà nei prossimi giorni dal punto di vista sismico.

Il rischio maggiore è l'eruzione del supervulcano, ma questo tipo di evento non è connesso solo ai rilievi sismici, ma anche ad altri fattori. Parametri geochimici e altri che voi monitorate attentamente. Avete osservato qualcosa di anomalo nei dati raccolti di recente? O restiamo nel contesto del bradisismo?

Tutti i parametri che noi monitoriamo, al momento, stanno mostrando gli stessi trend che abbiamo osservato in questi ultimi anni. Quindi non abbiamo trovato delle anomalie ulteriori. Mettiamola così. L'unico dato che le ho già riportato è quello dell'incremento della velocità di sollevamento. Quello che abbiamo sempre detto in ogni sede, è che se ci sarà sollevamento e quanto più ce ne sarà, ci sarà sismicità. Sempre. È un'accoppiata non scindibile.

A tal proposito, nel 1983 ci fu un'evacuazione di massa dal centro di Pozzuoli con 20.000 persone coinvolte. Negli anni 70 furono 2000. Potrebbe essere prevista una cosa del genere a causa della nuova crisi bradisismica? L'ex direttore dell'Osservatorio Vesuviano, il professor Giuseppe De Natale, ha mandato una PEC al prefetto sottolineando la necessità di una immediata evacuazione, almeno nell'area tra Pisciarelli e Solfatara. Perché ci sarebbe appunto un rischio immediato per la tenuta degli edifici, alla luce di questa attività sismica. Lei cosa ne pensa?

Il dottor De Natale è un ricercatore che si esprime liberamente, come garantitogli dalla Carta Europea dei ricercatori. Il mio pensiero è che certe valutazioni le debbano fare gli esperti del settore. Cioè gli esperti (ingegneri, architetti…) che studiano la vulnerabilità e le pianificazioni territoriali e che hanno sicuramente le migliori conoscenze della vulnerabilità e dello stato degli edifici.

Per voi quindi non sarebbe opportuna un'evacuazione di migliaia di persone dall'area interessata?

Non le ho detto questo. Noi facciamo delle valutazioni sui fenomeni fisici e chimici. Poi esistono gli esperti che valutano gli impatti dei fenomeni fisici e chimici che noi misuriamo.

Quindi non siete voi a poter suggerire questo eventuale piano di evacuazione

Per fortuna esistono tante e complesse professionalità, tutte dedicate allo studio di questo fenomeno. Ognuna per le implicazioni che riguardano il proprio settore disciplinare. E tutte queste competenze insieme sono molto attente a comprendere quello che sta succedendo. Noi dal punto di vista del monitoraggio del fenomeno vulcanico, cioè della fisica e della chimica dei processi che sono in atto, gli altri centri di competenza per ciò che riguarda gli impatti di questi processi sul territorio.

L'ultima eruzione del superlvulcano è avvenuta nel 1538, mentre nel lontano passato ci sono stati gli eventi più catastrofici: l'Ignimbrite Campana di 39.000 anni fa e il Tufo Giallo Napoletano di 15.000 anni fa. È possibile ipotizzare con quale frequenza si possano verificare simili eventi ai Campi Flegrei?

Non è possibile saperlo, neanche dal punto vista statistico. Dato che l'eruzione dell'Ignimbrite Campana c'è stata una volta nella storia che noi conosciamo. Non possiamo fare statistiche su questo tipo di ciclicità degli eventi. Inoltre è molto improbabile che possa esserci un evento del genere ora, perché le condizioni della caldera sono diverse. Nei secoli si è trasformata. Ci sono state altre eruzioni. Non stiamo più parlando del vulcano che ha generato l'Ignimbrite Campana. È un vulcano che ha avuto tanta attività che lo ha modificato.

Neanche per le eruzioni come quella del 1538 è possibile fare statistiche?

Quella del 1538 è stata un'eruzione di taglia piccola, una delle più piccole che abbiamo osservato. O meglio, che abbiamo studiato a posteriori nei dettagli. Sia da un punto di vista di quello che è scritto nei documenti storici – nel 1538 c'era già l'uomo che scriveva e faceva le cronache, c'era anche nel 79 dc con Plinio il Giovane – e poi dagli studi sul campo che i vulcanologi fanno, seguendo punto per punto le tracce vulcanologiche che queste eruzioni hanno lasciato sul terreno. Direi che la statistica non è vincolata su queste eruzioni. Anche perché molte altre che ci sono state prima di Monte Nuovo hanno avuto delle caratteristiche diverse. Ce ne sono state poche poche e dunque eventuali conclusioni statistiche sono comunque affette da incertezze non trascurabili.

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