29 Luglio 2022
16:42

Perché i cambiamenti climatici sono i principali indiziati per l’Escherichia coli in Emilia Romagna

Secondo gli esperti il riscaldamento globale è l’ipotesi più plausibile per spiegare la contaminazione da E.coli nei tratti di mare dell’Emilia Romagna.
A cura di Andrea Centini

A seguito di analisi condotte su campioni di acqua raccolti il 26 luglio lungo la costa dell'Emilia Romagna, il 28 luglio le autorità sanitarie locali hanno vietato la balneazione in una trentina di tratti di mare. Un durissimo colpo per i numerosi turisti che affollano le spiagge del litorale emiliano-romagnolo in questo periodo. Gli esami microbiologici hanno infatti rilevato valori insolitamente elevati nelle concentrazioni di Escherichia coli e altri enterobatteri della flora batterica intestinale, tra i principali indicatori utilizzati per valutare la qualità delle acque. Superata una determinata soglia la balneazione viene interdetta, fino a quando i valori non rientrano entro i parametri di sicurezza. L'Escherichia coli, infatti, pur vivendo in colonie nel nostro intestino (dove offre un prezioso contributo alla digestione), in taluni casi può trasformarsi in un pericoloso agente patogeno, in grado di scatenare patologie potenzialmente letali. Fortunatamente i valori anomali sono già rientrati il 29 luglio e chi si trova in vacanza in Emilia-Romagna può tranquillamente rituffarsi in mare. Ma per quale ragione si è verificato un evento del genere?

L’Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia dell’Emilia-Romagna (Arpae) specifica che una “situazione anomala” in grado di inficiare la qualità delle acque di balneazione ci si aspetta che si verifichi in media una volta ogni quattro anni. Il divieto di balneazione nelle acque marine per Escherichia coli scatta quando le concentrazioni batteriche superano le 500 UFC (acronimo di Unità Formanti Colonie, una misurazione microbiologica) ogni 100 millilitri. Le ragioni che possono portare al superamento di questa soglia sono molteplici, ma spesso sono un segnale della cosiddetta fecalizzazione, la contaminazione da materiale fecale, tenendo presente che questi batteri vivono nel tratto finale dell'intestino umano (ma anche in quelli degli altri mammiferi e degli uccelli). Basti sapere che ogni giorno, come specificato dall'Arpae, un essere umano espelle con le feci da 100 miliardi (10^11) a 10 trilioni (10^19) di cellule batteriche di E.coli. In un solo grammo ce ne sono da 10 a 100 milioni. Basta dunque una conduttura fognaria rotta, un problema di filtraggio e altri incidenti simili per poter portare facilmente alla fecalizzazione di un tratto di mare. Ma non è stato questo il caso dell'Emilia-Romagna. Secondo gli esperti, infatti, si ipotizza un ruolo del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici.

L'Arpae sottolinea infatti che al momento le possibili ipotesi per spiegare le cause di questi valori anomali sono rappresentate “da un insieme di eccezionali condizioni meteorologiche, idrologiche e marine”. Nel caso specifico si fa riferimento alla “temperatura dell’acqua molto elevata da molte settimane, con valori oscillanti intorno ai 30°”, alla “prolungata assenza di ventilazione”, allo “scarso ricambio delle acque” e alla “mancata diluizione delle immissioni nei corsi d’acqua che arrivano a mare per la forte siccità”. La combinazione di questi fattori può aver fatto crollare la qualità delle acque marine alterandone la composizione, come spiegato da Arpae. Alcuni di questi fattori sono legati all'ondata di caldo estremo delle ultime settimane, innescata dall'anticiclone africano che ha scalzato dalle nostre estati il più benevolo anticiclone delle Azzorre. È un fenomeno figlio sia dei cambiamenti naturali (come il possibile indebolimento delle correnti a getto) sia dell'impatto antropico dovuto alle emissioni di anidride carbonica e altri gas a effetto serra, in grado di alterare i normali cicli atmosferici.

Anche la prolungata assenza delle piogge e la conseguente siccità sono frutto del “clima impazzito”; basti sapere che già a marzo nel Nord Italia c'erano oltre 2 miliardi di metri cubi di acqua in meno rispetto alla media del periodo. Ciò ha ridotto la portata di moltissimi fiumi del Settentrione, compreso il Po, dal cui letto in secca stanno riemergendo veicoli affondati durante la Seconda Guerra Mondiale e animali preistorici. Non c'è dunque da stupirsi che i cambiamenti climatici possano essere stati responsabili della pur breve ma significativa contaminazione da Escherichia coli innanzi alle coste emiliano-romagnole. A maggior ragione se si considera che, come affermato al Corriere della Sera dal sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, non sono stati riscontrati guasti o difetti alla rete fognaria o all'acquedotto. Inoltre, proprio a causa della siccità, il sindaco ha sottolineato che le paratie a mare non vengono a aperte da oltre un mese e mezzo.

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