Le foto del fringuello alpino in Abruzzo, minacciato dalla crisi climatica: faceva incetta di prede da portare al nido

Nei giorni scorsi abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di incontrare in Abruzzo alcuni esemplari di fringuello alpino (Montifringilla nivalis), un bellissimo uccello passeriforme che, come suggerisce l'epiteto, è strettamente associato agli ambienti d'alta quota. Non a caso è conosciuto anche come fringuello delle nevi euroasiatico. Nonostante il nome comune italiano e quello anglosassone (white-winged snowfinch, ovvero fringuello delle nevi dalle ali bianche), il fringuello alpino non è un vero fringuello, cioè non appartiene alla famiglia dei fringillidi (Fringillidae) come il fringuello propriamente detto, il cardellino, il canarino e il verdone. Si tratta di un passero a tutti gli effetti (famiglia Passeridae), ma di dimensioni maggiori e dall'aspetto elegante, in particolar modo in volo, quando risalta il suo candido piumaggio.

Come indicato dalla Lipu, il fringuello alpino ha una “lunghezza media di 17 centimetri, un’apertura alare compresa tra 34 e 38 centimetri e un peso tra 29 e 57 grammi”. La Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente indica una lunghezza massima di 19 centimetri. Per fare un confronto, un comune passero domestico o passera europea (Passer domesticus) ha una lunghezza di circa 14-15 centimetri e un peso di una trentina di grammi, quindi la differenza si nota immediatamente, anche se non si è particolarmente esperti di birdwatching o di fotografia naturalistica.
Nel piumaggio, come indicato, domina il bianco della zona ventrale (su pancia, ali e coda), che risalta soprattutto quando il fringuello alpino è in volo. La testa è grigiastra e il dorso alterna marrone terra, nero e un lungo e sottile pannello alare bianco. Presenta un piccolo bavaglino nero. L'occhio è di un intenso marrone noce, mentre il becco, conico e robusto ma non quanto quello di un fringillide, è nero durante la stagione riproduttiva (maggio-luglio) e giallo in inverno. Nell'esemplare da noi fotografato il becco aveva una colorazione intermedia. Fra i due sessi, evidenzia la guida di Lars Svensson, non ci sono differenze significative.

Noi abbiamo potuto osservare e fotografare i fringuelli alpini in Abruzzo a circa 2.200 metri di quota, in un ambiente dove erano ancora presenti gli effetti delle abbondanti nevicate verificatesi nel mese di maggio. L'esemplare ritratto nelle immagini presenti nell'articolo era piuttosto indaffarato nella cattura di prede in un piccolo campo privo di neve; non si accontentava di qualche invertebrato, ma riempiva completamente il becco di formiche e coleotteri prima di tornare al nido, dove ad attenderlo c'erano sicuramente più becchi da sfamare. Chiaramente non l'abbiamo seguito, siamo rimasti semplicemente ad ammirarlo a distanza quando tornava sul campo a fare la "spesa", tenendolo nel mirino con il nostro teleobiettivo da 600 millimetri. Nonostante l'attività, era piuttosto confidente.

Questo uccello, come specificato dalla Lipu, “nidifica in anfratti delle rocce oppure in edifici, inclusi rifugi alpini, ed altri manufatti come piloni, paravalanghe, ecc.” “Si riproduce – aggiunge l'associazione ambientalista – dai 2.000 sino a oltre 3.500 m (massimo 3.650 m in Piemonte), con nidificazioni occasionali a quote più basse; più diffuso tra 2.300 e 2.700 m. Sull’Appenino centrale è presente in periodo riproduttivo tra 1.800 e 2.500 m e per la nidificazione utilizza anche nidi artificiali.” La popolazione presente nella zona del massiccio del Gran Sasso, Monti della Laga e zone limitrofe viene studiata costantemente da diversi anni e ha permesso agli ornitologi di approfondire la conoscenza di questa bellissima specie. Come si vede in alcuni dei nostri scatti, l'esemplare risulta anche inanellato, quindi è stato coinvolto nelle analisi degli studiosi.

Nonostante la robustezza e le capacità di sopravvivere in un ambiente aspro e difficile come quello di alta montagna, il fringuello alpino è fra gli uccelli più minacciati a causa del cambiamento climatico. Il riscaldamento globale sta infatti riducendo sensibilmente il suo habitat naturale, innalzando costantemente lo zero termico e contraendo la fascia di altitudine adatta alla specie. Diversi studi hanno dimostrato che quando le temperature diventeranno troppo alte, le specie d'alta montagna semplicemente saranno destinate a scomparire per sempre (non riusciranno a tenere il passo dell'accelerazione della crisi climatica innescata dall'uomo, molto più repentina dei naturali cambiamenti climatici che hanno cicli di migliaia di anni).
Lo stato di conservazione del fringuello alpino in Italia e in Europa è definito “cattivo” dalla Lipu. Nel nostro Paese, spiega l'associazione, si contano tra le 4.000 e le 8.000 coppie, ma con il trend che “appare sconosciuto sia a breve che a lungo periodo”. A livello di specie, fortunatamente, il fringuello alpino è classificato come “a rischio minimo” nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN); in base all'ultimo censimento condotto nel 2024, si contano globalmente (in Europa e Asia) tra 1,4 e 7,5 milioni di individui adulti.
