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“Nel 2036 il mondo starà peggio”: le inquietanti previsioni di 450 esperti su guerre, IA, clima e armi atomiche

Centinaia di esperti di geopolitica e analisti provenienti da decine di Paesi prevedono che il mondo nel 2036 starà peggio di oggi. Le previsioni su guerre, armi atomiche, tenuta della democrazia, equilibri geopolitici, cambiamento climatico e intelligenza artificiale.
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Fra dieci anni, nel 2036, il mondo starà peggio di oggi. È quanto prevedono 450 esperti di geopolitica e analisti intervistati dallo Scowcroft Center for Strategy and Security dell'Atlantic Council, tra i più autorevoli centri di ricerca strategica e analisi – un cosiddetto think tank – al mondo. Il Consiglio Atlantico è un'organizzazione non-profit con sede a Washington, dove è stata fondata nel 1961, tuttavia è considerato indipendente, pur avendo strette relazioni con enti, governi, strutture militari e diplomatiche occidentali. Tra novembre e dicembre dello scorso anno ha sottoposto un sondaggio – chiamato Global Foresight 2036 – a centinaia di esperti di oltre settanta Paesi, incentrato su come ritengono cambierà il mondo nell'arco del prossimo decennio. Va tenuto presente che la maggior parte degli intervistati era composta da statunitensi, uomini e con più di 50 anni di età. Sono stati affrontati temi quali rapporti tra superpotenze (in particolar modo Stati Uniti e Cina), cambiamento climatico, equilibri geopolitici, proliferazione delle armi atomiche, tenuta della democrazia e impatto dell'intelligenza artificiale (IA). Ciò che emerge è un quadro a tinte fosche, considerando che per il 63 percento degli intervistati staremo peggio di oggi. Il che è tutto dire, tenendo presente la non certo rosea situazione attuale tra conflitti – siamo nell'anno con più guerre dal 1945, la famosa guerra mondiale a pezzi citata più volte da Papa Francesco – e l'impatto significativo della crisi climatica. Ma procediamo con ordine.

Per quanto concerne il confronto tra Cina e Stati Uniti, le due principali superpotenze mondiali, gli esperti prevedono che si andrà verso un mondo bipolare – diviso dalle cosiddette sfere di influenza – o multipolare con diversi centri del potere, ma in pochissimi immaginano il dominio e la prevaricazione di uno dei due Paesi. La maggior parte degli intervistati ritiene tuttavia che la Cina sorpasserà gli USA come potenza economica, mentre il primato dal punto di vista militare resterà sotto la bandiera a stelle e strisce. In questo contesto, il 70 percento di analisti ed esperti ipotizza che entro 10 anni la Cina proverà a prendere con la forza Taiwan, un'azione di cui si discute da anni e che, a causa della prevista reazione degli Stati Uniti, potrebbe rappresentare la miccia per la terza guerra mondiale. Non a caso, il 40 percento degli intervistati teme proprio questo: che la presa di Taiwan con la forza rappresenti il più probabile innesco di un nuovo conflitto mondiale.

Gli esperti ipotizzano che l'Europa possa diventare autonoma dal punto di vista strategico (57 percento), assumendo un ruolo diplomatico più rilevante, ma che non diventerà leader globale in alcun indicatore di potere: economia, tecnologia e forza militare. In sostanza, gli esperti ritengono che non nascerà una nuova superpotenza sotto la bandiera degli Stati Uniti d'Europa. Nel Vecchio Continente saremo più indipendenti, ma non come USA e Cina. Il 22 percento degli esperti ritiene anche che possa verificarsi una frammentazione dell'Europa.

Per quanto concerne la Russia, secondo gli esperti potrebbe indebolirsi sensibilmente e frammentarsi al suo interno (36 percento) entro il 2036, con la guerra in Ucraina che verrebbe “congelata”. Tale indebolimento renderebbe la Russia più imprevedibile: circa il 60 percento degli intervistati teme che l'uso di un'arma atomica – qualora dovesse esserci – possa arrivare proprio da lì. Sebbene solo il 22 percento ritenga possibile che qualcuno decida di usare un'arma nucleare. A tal proposito, l'85 percento ipotizza che nasceranno nuovi stati nucleari: oltre a Polonia, Germania e Turchia nel contesto della NATO, il 66 percento ritiene che possa raggiungere questo status l'Iran (va considerato che la maggior parte degli intervistati è statunitense) e il 53 percento l'Arabia Saudita. Si ipotizza che in Asia possano diventare stati nucleari il Giappone (37 percento), la Corea del Sud (47 percento) e Taiwan (11 percento).

La NATO (acronimo di Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord) per la maggior parte degli intervistati nel prossimo decennio sarà indebolita, a causa della potenziale riduzione del ruolo di leadership fino ad oggi ricoperto dagli Stati Uniti. I continui attacchi di Trump sul ruolo degli alleati – non intervenuti, ad esempio, nella sua guerra (e di Israele) contro l'Iran – e all'“utilità” dell'organizzazione, con proclami di passi indietro più o meno significativi, potrebbero sfociare in qualche atto concreto. Il ruolo di attore principale potrebbe essere condiviso tra Francia, Germania, Regno Unito e Polonia, secondo gli analisti. In sostanza, la NATO sopravvivrebbe, ma con profondi cambiamenti al suo interno. In questo contesto si prevedono un crollo dell'influenza dell'ONU e di altre organizzazioni internazionali come FMI, Banca Mondiale e altri. La democrazia diventerebbe una delle principali vittime di questo processo: ben il 44 percento prevede una “depressione democratica”.

Il 58 percento degli analisti ritiene che entro il 2036 sarà raggiunta l'AGI, l'intelligenza artificiale generale, con capacità di apprendimento, comprensione ed esecuzione paragonabili all'intelletto umano. Ma potrebbe addirittura diventare superiore a noi. Non a caso è il Sacro Graal per le aziende che lavorano da anni sulle IA, avvicinandosi passo dopo passo a questo ambizioso traguardo. L'impatto dell'AGI sarà positivo per la maggior parte degli intervistati, tuttavia c'è anche preoccupazione per le potenziali conseguenze sociali ed economiche della sua diffusione.

Il cambiamento climatico, curiosamente, non è più visto come una minaccia principale per l'umanità dalla maggior parte degli analisti (solo dal 17 percento), un dato in diminuzione rispetto alle precedenti consultazioni e che probabilmente riflette il nuovo atteggiamento degli Stati Uniti verso le politiche green. Ciò nonostante, più dell'80 percento prevede un mondo con un riscaldamento di 2 °C in più rispetto all'epoca preindustriale, col 64 percento che ipotizza guerre per l'acqua entro il 2036. Anche la cooperazione internazionale sulla lotta al cambiamento climatico subirà un duro contraccolpo.

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