Perché dopo la pioggia aumenta l’afa: Pasqui (CNR) spiega l’equivoco della temperatura percepita
Dopo settimane di afa e caldo intenso, nei prossimi giorni l'Italia si prepara a una fase meteorologica più movimentata, con un'alternanza tra temporali e ritorni delle elevate temperature che interesserà tutta la Penisola. Eppure, mentre diverse regioni d'Italia vengono interessate da perturbazioni e precipitazioni, anche intense, spesso finiamo per accorgerci che dopo il temporale non solo ci stiamo godendo la frescura promessa, ma spesso soffriamo un'afa ancora più opprimente, anche se le temperature sembrano essersi abbassate. Non è il termometro a mentirci.
A cambiare, oltre alla temperatura, è la quantità di umidità che influenza la nostra capacità di disperdere calore. A spiegare a Fanpage.it cosa succede in simili situazioni è Massimiliano Pasqui, climatologo e ricercatore del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR). "Per comprendere il fenomeno è opportuno sapere che i temporali non sono tutti uguali. D'estate i cosiddetti temporali di calore sono i più frequenti e sono proprio loro che spesso ci fanno sentire ancora più caldo una volta che il temporale è passato".
Perché dopo i temporali estivi sentiamo più caldo
I temporali di calore, o termoconvettivi, sono precipitazioni (anche intense) che si sviluppano localmente durante le giornate estive, soprattutto durante le ore più calde del pomeriggio. "La cella temporalesca agisce come un enorme nastro trasportatore d'aria verticale", spiega Pasqui. "Durante il temporale si generano correnti d'aria discendenti provenienti dalla parte superiore della troposfera – anche da 10 chilometri d'altezza – che portano al suolo aria a temperature decisamente più basse rispetto a quella ambientale". È questo il motivo per cui, tra l'ombra delle nubi e le correnti fredde, percepiamo un brusco calo termico mentre piove.
Quando però il temporale si esaurisce, anche le correnti cessano e la massa d'aria circostante, più calda, torna a prevalere. Nel frattempo però il terreno si è bagnato e quando la temperatura ricomincia a risalire, l'acqua sulle superfici inizia a evaporare. "Dato che il corpo umano si raffredda tramite l'evaporazione del sudore, se l'aria è già carica di umidità questo meccanismo perde di efficienza", prosegue l'esperto. È dunque qui che si verifica quello che può sembrare un paradosso: il termometro può anche segnare meno gradi rispetto a prima, ma il corpo avverte più caldo.
"Ciò non avviene con i temporali associati alle perturbazioni o ai fronti freddi, ossia sviluppati da una grande massa d'aria fredda che avanza rapidamente in un'area geografica estesa. In questo caso, infatti, dalle ‘retrovie' della perturbazione sopraggiunge altra aria fresca, pertanto la risalita termica non avviene", puntualizza Pasqui, "Nell'area mediterranea però questi fenomeni sono molto più rari durante la stagione estiva".
L'effetto afa è più intenso in città
Il fenomeno appena descritto risulta particolarmente evidente nei contesti urbani. Asfalto e cemento assorbono grandi quantità di calore durante la giornata e al passaggio di un temporale non riescono ad assorbire tutta l'acqua piovuta dal cielo, che rimane sulle superfici. "In una città, l'acqua rimasta su cemento e asfalto si scalda ed evapora quasi immediatamente", osserva il climatologo. Ciò può aumentare significativamente la sensazione di afa. Nei parchi, nei boschi e nei campi, invece il terreno assorbe meglio l'acqua piovana, rallentando l'effetto vaporiera.
Come leggere il meteo: temperatura percepita e tasso di umidità
Se però il termometro non ci dice fino in fondo quanto caldo percepiremo, come possiamo capire che cosa aspettarci dopo un temporale? Spesso in questi casi si tira in ballo la cosiddetta temperatura percepita, un termine molto usato nei bollettini meteo ma che, come sottolinea lo stesso Pasqui, deve essere preso con le pinze. Pur basandosi su criteri scientifici – la misurazione tiene conto di temperatura, umidità e, talvolta, il vento – l'esperto invita infatti a non considerare questo parametro come una misura assoluta. "Non è un dato di misura diretta da termometro, bensì un indice stimato su combinazioni matematiche e valutazioni empiriche sulla popolazione. Non tenendo conto delle peculiarità di ogni individuo, la temperatura effettivamente percepita finisce spesso per variare di caso in caso, così come la capacità sopportare determinate condizioni climatiche".
Ben più utile, secondo il ricercatore, è imparare a osservare e informarsi sui tassi di umidità che vengono allegati alle previsioni meteo. "Sapere che a 32°C con il 50% o il 60% di umidità la giornata risulterà molto più pesante rispetto a una giornata con 38°C ma con aria secca, più aiutare a valutare i disagi e gli eventuali rischi per la propria salute. Tale consapevolezza è fondamentale soprattutto per le fasce di popolazione più fragili, come bambini, anziani e persone con patologie cardiovascolari", conclude Pasqui.