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Dopo il caldo, in Italia arrivano i temporali: perché il contrasto termico li rende più violenti

L’afflusso di aria più fresca dopo l’ondata di calore accentua il contrasto termico, aumentando il rischio di temporali più intensi, grandinate e forti raffiche di vento.
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L’eccezionale ondata di caldo che da quasi due settimane insiste sull’Italia sta per essere placata dall’arrivo di correnti atlantiche che porteranno aria più fresca ma aumenteranno anche il rischio di temporali più intensi e fenomeni estremi. Ai fenomeni convettivi tipici delle giornate più calde subentreranno infatti sistemi temporaleschi alimentati dal marcato contrasto termico tra la massa d'aria subtropicale presente sull'Italia e quella più fresca di origine atlantica.

Questa evoluzione segnerà il passaggio dai temporali di calore a carattere prevalentemente locale a fenomeni che, tra mercoledì 1 e venerdì 3 luglio, potranno assumere un’intensità maggiore, come grandinate e forti raffiche di vento. L’ingresso della perturbazione atlantica favorirà infatti un forte contrasto con la massa calda e umida accumulata nei giorni dell’ondata di calore, accentuando i moti verticali: l’aria calda sale rapidamente, il vapore acqueo condensa e libera energia che alimenta lo sviluppo dei cumulonembi, le nubi responsabili dei temporali più intensi.

Perché il contrasto termico rende i temporali più violenti

Le fasi di transizione tra un’ondata di calore e l’arrivo di aria più fresca sono tra quelle monitorate con maggiore attenzione dai servizi meteorologici, perché l’incontro tra masse d’aria molto calde e ricche di umidità con quelle più fredde aumenta significativamente il contrasto termico, rendendo più efficienti i moti convettivi nell’atmosfera.

A ciò si aggiungono nuove osservazioni scientifiche, che hanno inoltre evidenziato come le ondate di calore possono predisporre l’atmosfera a precipitazioni più intense nei giorni successivi. Il calore favorisce infatti una maggiore evaporazione e aumenta la quantità di vapore acqueo disponibile nei bassi strati; quando interviene un afflusso di aria fresca, questa umidità rappresenta un’ulteriore fonte di energia per i temporali.

Una ricerca pubblicata nel 2023 sul Journal of Geophysical Research: Atmospheres ha inoltre mostrato che le piogge estreme che seguono un’ondata di calore sono associate con maggiore frequenza al passaggio di fronti, a un’elevata disponibilità di umidità e a una marcata instabilità atmosferica.

Ulteriori dati arrivano da uno studio pubblicato nel 2025 su npj Climate and Atmospheric Science da cui è emerso che l’intervallo tra la fine delle ondate di calore e l’arrivo di precipitazioni intense si sta riducendo. Gli autori collegano questa evoluzione a un aumento dell’energia disponibile per la convezione (CAPE), dell’umidità relativa e della temperatura dell’aria, condizioni che favoriscono lo sviluppo di temporali più intensi quando cambia la circolazione atmosferica.

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