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27 Agosto 2022
9:37

Per la prima volta sarà fatto crescere un secondo fegato in un uomo: possibile rivoluzione

A un paziente con malattia terminale saranno iniettate cellule epatiche per far crescere un mini fegato in un linfonodo, in grado di supportare l’organo malato.
A cura di Andrea Centini
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Per la prima volta un volontario con malattia terminale del fegato si sottoporrà a una rivoluzionaria procedura sperimentale, attraverso la quale verrà fatto crescere nel suo corpo un secondo piccolo fegato. L'organello dovrebbe essere in grado di supportare la funzione del fegato danneggiato, ovvero il filtraggio del sangue, offrendogli una speranza di sopravvivenza. La tecnica, che al momento si è dimostrata efficace su modelli animali, è considerata una potenziale e promettente alternativa al trapianto per tutte quelle persone che non possono essere sottoposte a questi invasivi interventi. Spesso, infatti, i pazienti con malattie terminali del fegato sono troppo deboli e con troppe disfunzioni per sopportare l'operazione salvavita. Senza dimenticare l'estrema scarsità di organi donati e le lunghissime liste di attesa, che privilegiano pazienti con determinate caratteristiche.

A sperimentare l'innovativa procedura sull'uomo per la prima volta saranno i medici e i ricercatori della società americana LyGenesis, fondata cinque anni fa. A guidarla il biologo dell'Università di Pittsburgh specializzato in cellule staminali Eric Lagasse, in cooperazione con l'imprenditore farmaceutico Michael Hufford e il chirurgo dei trapianti Paulo Fontes. I ricercatori, con anni di esperienza nello studio delle malattie del fegato, hanno scoperto che dopo un'iniezione di cellule epatiche nei linfonodi dei topi crescono dei nuovi mini-fegati, in grado di supportare la funzione dell'organo naturale. L'esperimento è stato effettuato anche su cani e maiali con fegato malato, evidenziando i medesimi benefici emersi nei roditori. I piccoli organelli raggiungevano dimensioni di circa il 2 percento dei fegati adulti e impiegavano 3 mesi prima di garantire benefici alla funzione epatica. “Nel tempo, il linfonodo scompare completamente e ciò che rimane è un fegato in miniatura altamente vascolarizzato che supporta la funzione del fegato nativo, aiutando a filtrare l'afflusso di sangue dell'animale. Questo è esattamente ciò che stiamo cercando di fare ora negli esseri umani”, ha dichiarato il dottor Hufford a Technology Review, la rivista scientifica ufficiale del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

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La "siringa" attraverso la quale vengono iniettate le cellule epatiche. Credit: LyGenesis/MIT

L'uomo che nel prossimo futuro si sottoporrà all'iniezione di cellule epatiche sarà solo il primo del trial clinico, che coinvolgerà in tutto 12 pazienti. Hanno tutti malattie terminali del fegato e non sono candidabili per un trapianto. È doveroso sottolineare che le cellule epatiche verranno ottenute da fegati donati che non possono essere più trapiantati e che dunque verrebbero scartati. Secondo gli scienziati di LyGenesis con un solo fegato sarebbe possibile trattare fino a 75 pazienti. Il primo riceverà un infusione di cellule sane attraverso un endoscopio inserito dalla gola, con un dosaggio previsto di 1 millilitro, pari a 50 milioni di cellule epatiche. Nell'uomo è prevista la crescita di un solo secondo fegato. Nei pazienti successivi sarà aumentato il dosaggio e si arriverà a 150 milioni di cellule in 3 linfonodi in un gruppo e 250 milioni di cellule in cinque linfonodi dell'ultimo gruppo. L'obiettivo e far crescere in questi pazienti fino a 5 o 6 piccoli fegati, nella speranza che diano i medesimi risultati osservati nei modelli animali.

Se il trattamento per il fegato dovesse funzionare anche negli esseri umani, gli scienziati di LyGenesis sperano di ottenere i medesimi risultati con altri organi danneggiati, come ad esempio il pancreas, il timo e i reni. Potremmo davvero essere innanzi a una rivoluzione nel campo della medicina rigenerativa / trapiantologia, senza dover passare dalle famigerate e fabbriche di organi negli animali o addirittura dagli embrioni umani sintetici, come ipotizzato da alcune aziende.

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