Per la prima volta un trapianto di tessuto testicolare ha attivato la produzione di spermatozoi in uomo sterile

I medici della Vrije Universiteit Brussel e del Brussels IVF, il centro di medicina riproduttiva dell'ospedale UZ Brussel, in Belgio, stanno conducendo da anni una sperimentazione pionieristica per la conservazione della fertilità maschile nei ragazzi e adolescenti in età prepuberale. Oggi, per la prima volta al mondo, un uomo sterile che ha ricevuto un trapianto autologo di tessuto testicolare ha mostrato segni di spermatogenesi (produzione di spermatozoi).
Si parla di trapianto autologo perché il tessuto testicolare in questione gli era stato prelevato anni fa quando era solo un bambino, ovvero prima della pubertà, in vista di alcune terapie a cui si è poi sottoposto per curare una forma di anemia falciforme. Sebbene si tratti di un risultato storico, il condizionale è d'obbligo perché non possiamo ancora parlare di un successo definitivo: i risultati sono stati infatti pubblicati soltanto in un articolo preliminare, ovvero non ancora sottoposto alla revisione tra pari, il passaggio fondamentale per rendere ufficiale uno studio scientifico.
Il primo trapianto del tessuto testicolare congelato
Come ricostruisce l'articolo preliminare sulla piattaforma MedRxiv, si tratta del primo caso umano di trapianto autologo di tessuto testicolare immaturo congelato e scongelato. Nel 2008, nell'ambito della sperimentazione avviata nel 2002 dall'università belga sulla crioconservazione del tessuto testicolare, a uno dei ragazzi che hanno fatto parte della sperimentazione è stato rimosso chirurgicamente un testicolo, che è stato poi sezionato in piccoli frammenti di tessuto che poi sono stati crioconservati, ovvero congelati. È importante specificare che all'epoca il ragazzo era ancora in età prepuberale, per questo i ricercatori parlano di "tessuto testicolare immaturo".
Il prelievo è stato effettuato prima che il ragazzo venisse sottoposto a cicli di chemioterapia resi necessari dalla sua malattia. Per via dell'anemia falciforme il paziente ha dovuto infatti ricevere un trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che almeno nel suo caso doveva essere preceduto da alcune terapie con specifici farmaci chemioterapici. Questo tipo di terapie, come altri trattamenti, effettuate durante l'infanzia, rappresentano infatti un rischio importante di compromettere la futura fertilità dei pazienti che li ricevono. Questo vale per le donne – non a caso esiste anche un'omologa tecnica di crioconservazione del tessuto ovarico – che per gli uomini.
Secondo quanto si legge nello studio infatti "circa un terzo degli uomini sottoposti a trattamento gonadotossico durante l'infanzia presenta una disfunzione testicolare". È per questa tipologia di pazienti che nel 2002 l'università belga, seguita poi da altri centri in tutto il mondo – ha avviato la sperimentazione sul trapianto autologo di tessuto testicolare immaturo crioconservato. A differenza degli uomini che devono sottoporsi a questo genere di trattamenti da adulti e che quindi possono ricorrere alla crioconservazione dello sperma, per chi li riceve prima della pubertà, qualora convalidato, l'intervento in questione potrebbe rappresentare "l'unica opportunità per ripristinare la fertilità", a differenza degli uomini che devono sottoporsi a questo genere di trattamenti da adulti. In questo caso possono infatti ricorrere alla crioconservazione dello sperma.
I risultati della sperimentazione
Oggi quell'adolescente che nel 2008 si era sottoposto al prelievo del tessuto testicolare è cresciuto, ma a causa di quei trattamenti l'uomo risultava sterile. "Nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024 – si legge nello studio – il paziente ha presentato costantemente azoospermia", ovvero una condizione che implica assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale.
Così a gennaio 2025 i ricercatori della Vrije Universiteit Brussel e di Brussels IVF hanno proceduto con il trapianto di 11 dei frammenti di tessuto prelevato 16 anni fa e crioconservato per tutto questo tempo. L'intervento non ha avuto complicazioni e dopo un anno i ricercatori hanno rimosso e analizzato tutti i frammenti trapiantati. Dagli esami effettuati i ricercatori hanno evidenziato "evidenze di spermatogenesi attiva" in uno degli innesti effettuati un anno prima. Questo significa che da una condizione duratura di azoospermia, l'uomo stava producendo spermatozoi.
In sostanza, secondo gli autori – sebbene non siano ancora ufficialmente convalidati – questi risultati dimostrano che il tessuto testicolare umano immaturo può sopravvivere a lungo in uno stato di crioconservazione, rivascolarizzarsi dopo il trapianto e rendere possibile la formazione attiva di nuovi spermatozoi.