Nudibranco alieno scoperto al porto di Civitavecchia, Giulia Furfaro: “Impossibile determinare la specie”

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Il nudibranco del genere Vayssierea scoperto al porto di Civitavecchia. Credit: Giulia Furfaro
Un team di ricerca guidato dalla dottoressa Giulia Furfaro ha scoperto un mollusco nudibranco alieno nel porto di Civitavecchia. Appartiene a un genere mai visto prima nel Mar Mediterraneo. A causa della complessità del taxon, è impossibile determinare la specie esatta del visitatore.

Nel porto di Civitavecchia, a nord di Roma, è stata scoperta una nuova specie aliena per l'Italia. Si tratta di un mollusco nudibranco del genere Vayssierea, individuato per la prima volta in assoluto nel Mar Mediterraneo. Questi colorati invertebrati sono originari della regione Indo-Pacifica e si trovano comunemente nelle acque di Giappone, Nuova Zelanda, Cina meridionale e Nuova Caledonia (una collettività francese d'oltremare incastonata nel Pacifico sudoccidentale). La documentazione di questo nuovo “ospite” arriva circa tre anni dopo quella dell'anellide Laonome triangularis, un polichete sabellide che normalmente vive in Australia. Anche questo “verme” è stato trovato nel trafficato porto della cittadina laziale.

A scoprire e descrivere l'invertebrato è stato un team di ricerca guidato dall'esperta di molluschi Giulia Furfaro dell'Università del Salento, che ha collaborato con i colleghi Andrea Bonifazi, Joachim Langeneck, Emanuele Mancini e Michele Solca. Tra le istituzioni coinvolte, oltre all'ateneo pugliese, l'Università degli Studi della Tuscia e il Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare (CoNISMA). La specie al centro della nuova scoperta appartiene all'ordine dei nudibranchi (Nudibranchia), molluschi gasteropodi marini privi di conchiglia nella fase adulta; talvolta sono caratterizzati da un aspetto curioso, variopinte livree ed eleganti mantelli che fluttuano nell'acqua. Alcuni come la ballerina spagnola (Hexabranchus sanguineus), l'elegantissimo Chromodoris willani e la vacchetta di mare (Peltodoris atromaculata) sono protagonisti abituali di documentari e post sui social network, per per via della loro bellezza o dell'aspetto bizzarro. Altri, come i velenosi draghi blu (Glaucus atlanticus) recentemente avvistati in Spagna, finiscono sulle prime pagine dei giornali.

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Il luogo in cui è stato scoperto il nudibranco. Credit: Thalassas: An International Journal of Marine Sciences

Ma il piccolo nudibranco Vayssierea sp. trovato al porto di Civitavecchia non ha nulla a che vedere con i suoi simili più “famosi”. È lungo appena 3 millimetri e decisamente più anonimo, nonostante la vistosa colorazione arancione. I ricercatori lo hanno trovato durante un monitoraggio del fouling (colonizzazione marina) su alcune linee di ormeggio. Nello specifico, è stato trovato su una cima a pochi centimetri di profondità. "Questo lavoro ci ha permesso di segnalare una specie di nudibranco appartenente al genere Vayssierea per la prima volta in Mar Mediterraneo, ma oltre a questo, lo studio fatto stimola nuove riflessioni interessanti", ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Furfaro. "La prima – prosegue l'esperta – riguarda l'impossibilità di stabilire con certezza il nome della specie, il che fa capire quanto sia complesso a volte riuscire a riconoscere la diversità biologica e quanto sia importante approfondire le nostre conoscenze anche tramite l'uso di diversi tipi di analisi (siano esse morfologiche, molecolari o di altro tipo). La seconda riguarda la necessità di monitorare ambienti fortemente antropizzati perché sono i primi punti di arrivo di specie non Mediterranee e ci permettono di accorgerci quanto prima del loro arrivo. Questo permette la valutazione e la pianificazione di azioni di gestione e tutela delle specie autoctone in tempi rapidi."

Ma cosa ci fa una specie originaria dell'Indo-Pacifico nel Mar Tirreno, nel cuore del porto di Civitavecchia? Come spiegato in un post su Facebook dal coautore dello studio ed ecologo marino Andrea Bonifazi, nel Mediterraneo l'invasione delle specie aliene "è sempre più inarrestabile." Tra le cause coinvolte figurano il traffico marittimo in costante espansione, l'acquacoltura e il riscaldamento globale, che rende i nostri mari più caldi e idonei a ospitare specie tropicali e subtropicali che prima si mantenevano a distanza (molte, ad esempio, provengono dal Mar Rosso passando attraverso il Canale di Suez).

Per il nudibranco si ritiene che la causa più probabile sia il fouling delle grandi navi, ovvero la colonizzazione di organismi marini che avviene sugli scafi e altre strutture delle imbarcazioni. Viaggiando da una parte all'altra del mondo, del resto, le navi possono trasportare e trasferire specie fra habitat distanti migliaia di chilometri. “Si stimano circa 3000 movimenti navali l'anno, compreso un intenso traffico crocieristico e commerciale”, ha sottolineato il dottor Bonifazi in merito al porto di Civitavecchia. Quando le nuove specie vengono introdotte, se l'ambiente risulta idoneo alla colonizzazione e il numero di esemplari in arrivo sufficiente, possono essere gettate le basi per un'invasione a tutti gli effetti. Al momento non è assolutamente il caso del nudibranco, trovato come singolo individuo nel porto laziale. A rafforzare il possibile arrivo via nave  vi è il fatto che si tratta di una specie priva di larva planctonica, quindi ha una dispersione naturale piuttosto limitata.

Gli autori dello studio spiegano che il genere Vayssierea è stato recentemente segnalato alle Isole Canarie, nell'Oceano Atlantico orientale, tuttavia risulta difficile identificarne le singole specie, poiché quasi tutte hanno una morfologia molto simile. Inoltre, come indicato da Bonifazi, si tratta di un taxon complicato “perché mancano confronti molecolari affidabili con esemplari provenienti dalle località tipo delle specie già descritte.” L'analisi del DNA ha comunque evidenziato che il mollusco è associato proprio al clade scoperto nelle isole spagnole, con una distanza genetica ridotta. Come sottolineato dalla dottoressa Furfaro, tuttavia, è impossibile determinare con certezza il nome della specie.

Al momento non è possibile determinare l'impatto sulla biodiversità autoctona, pur sapendo che il mollusco si nutre principalmente di policheti serpulidi. Curiosamente il mollusco è stato trovato assieme ad altre due specie aliene (Hydroides dirampha e Hydroides elegans) già descritte in precedenza. La ricerca “A New Arrival: First Record of the Genus Vayssierea Risbec, 1928 (Mollusca, Nudibranchia) in the Mediterranean Sea” è stata pubblicata sulla rivista scientifica specializzata Thalassas: An International Journal of Marine Sciences.

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