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Studio svela perché non sono esistiti dinosauri marini non aviani: negli spinosauri ghiandole del sale come gli uccelli

I paleontologi hanno scoperto che gli spinosauri avevano ghiandole del sale come quelle degli uccelli, un adattamento non presente negli altri dinosauri non aviani che ha impedito loro di conquistare mari e oceani.
Illustrazione di uno spinosauro. Credit: iStock
Illustrazione di uno spinosauro. Credit: iStock

Nelle “buste dei dinosauri” per bambini che si comprano in edicola o nei negozi di giocattoli si trovano spesso animali preistorici che non sono affatto dinosauri, come gli pterosauri adattati alla vita aerea e gli acquatici ittiosauri, plesiosauri e mosasauri, senza dimenticare i dimetrodonti, più strettamente collegati ai mammiferi. Perché in queste buste non si trovano mai veri dinosauri marini? La risposta è semplice: perché non sono mai esistiti dinosauri marini non aviani, cioè non appartenenti al ramo evolutivo che ha portato agli uccelli moderni, che sono dinosauri a tutti gli effetti dal punto di vista tassonomico. Potrebbe sembrare assurdo, considerando la spettacolare diversità che questi animali hanno raggiunto durante il Mesozoico, eppure non sono mai riusciti a conquistare pienamente l'ambiente marino.

Ora, grazie a un nuovo studio condotto sui crani fossili di spinosauridi spinosaurini, una tribù di Spinosauridae alla quale appartiene anche l’enorme Spinosaurus aegyptiacus, reso celebre dalla saga cinematografica di Jurassic Park / Jurassic World, è stato probabilmente svelato il motivo per cui i dinosauri non aviani non si sono trasformati in signori degli oceani e dei mari. La ragione risiederebbe nella loro anatomia craniofacciale “vincolata”, che avrebbe impedito l’evoluzione di ghiandole del sale efficienti. Senza di esse, infatti, l’ambiente marino diventa inaccessibile (servono a espellere il sale in eccesso introdotto con acqua e prede che vivono in acqua salata). Gli spinosaurini rappresentano una sorta di eccezione, dato che gli ultimi studi paleontologici suggeriscono una vita semi acquatica in ambienti salmastri e marini come estuari e lagune. Potevano tollerare l’elevata salinità proprio grazie alle ghiandole del sale, la cui presenza è stata rivelata dagli autori del nuovo studio.

Dalle indagini è emerso che in questi affascinanti animali preistorici le ghiandole del sale erano sopraorbitali, simili a quelle presenti negli uccelli marini, ma si sono evolute in modo indipendente dai loro “cugini” (per convergenza evolutiva, come il patagio nei pipistrelli o le pinne negli ittiosauri e nei cetacei). Proprio la peculiare anatomia craniofacciale degli spinosauridi — caratterizzata da narici arretrate, muso allungato e orbite vicine alle narici — avrebbe permesso lo sviluppo di queste ghiandole del sale sopraorbitali, mai identificate in altri grandi dinosauri teropodi come Tyrannosaurus rex o Giganotosaurus carolinii.

A rivelare la presenza di queste ghiandole negli spinosaurini è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani del Museo Paleontologico e Centro Erpetologico OPHIS di Teramo, che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi della Scuola di Scienze Biologiche – Facoltà di Scienze Ambientali e della Vita dell’Università di Southampton (Regno Unito) e del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Università Federale di San Carlos – UFSCar (Brasile). I paleontologi, coordinati dal dottor Andrea Cau, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato crani di spinosauridi provenienti da Marocco, Brasile e Regno Unito. Nella tribù degli spinosaurini — e non in quella dei baryonychini (di cui fa parte il famoso Baryonyx) — hanno identificato depressioni simmetriche sul tetto del cranio, simili a quelle presenti negli uccelli marini, oltre a canali per i vasi sanguigni e per il dotto escretore, tutti segnali della presenza delle ghiandole del sale. È inoltre presente una separazione netta dalla fossa temporale, che permette di escludere che si trattasse di aree per l’inserzione di muscoli o sacche aeree.

Secondo Cau e colleghi, le ghiandole del sale si sarebbero evolute da ghiandole nasali ancestrali, spostatesi prima nella regione preorbitale e successivamente in quella sopraorbitale: passaggi favoriti proprio dalle caratteristiche craniofacciali degli spinosaurini, i primi dinosauri non aviani in cui vengono identificate queste ghiandole. La loro presenza avrebbe permesso loro di condurre la vita semi-acquatica raccontata in documentari e film, a differenza di quanto avvenuto con gli altri dinosauri non aviani. “Il limitato sfruttamento dell'ambiente marino da parte dei dinosauri non aviani potrebbe essere stato condizionato da vincoli nella loro architettura craniofacciale, che limitavano la plasticità evolutiva delle ghiandole osmoregolatrici”, hanno sottolineato gli scienziati nell'abstract dello studio.

Recentemente i paleontologi hanno classificato una nuova specie di spinosauride, Spinosaurus mirabilis, caratterizzato da una splendida cresta e che curiosamente viveva lontano dall’acqua. Per quanto concerne i rettili marini veri e propri, è stata identificata anche una nuova specie di mosasauro (Tylosaurus rex), il cui olotipo è stato soprannominato “Il Cavaliere Nero. I dettagli della ricerca sugli spinosauridi  “Avian-like salt glands in Spinosauridae” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Historical Biology.

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