Micotossine in tutte le alternative vegetali testate in uno studio: oltre 200 prodotti plant based coinvolti

Tutti i prodotti vegetali tra alternativi alla carne e bevande testati in uno studio sono risultati contaminati da almeno una micotossina, ovvero una tossina prodotta da muffe (funghi). Diversi alimenti plant based – venduti in supermercati del Regno Unito – sono risultati positivi a più micotossine. Sebbene le concentrazioni riscontrate fossero inferiori ai livelli di sicurezza raccomandati nell'Unione Europea (UE), il consumo continuativo di questi prodotti, secondo gli scienziati, potrebbe portare a un'esposizione prolungata e all'accumulo di composti potenzialmente pericolosi per la salute. Non a caso, come specificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “le micotossine possono causare una varietà di effetti negativi sulla salute e rappresentano una seria minaccia sia per gli esseri umani che per il bestiame”: tra le possibili conseguenze si segnalano l'avvelenamento acuto ed effetti a lungo termine come immunodeficienza e cancro.
A determinare che tutti i prodotti plant based coinvolti in uno studio sono risultati contaminati da micotossine è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati del Gruppo di Micologia Applicata, Settore Ambiente e Agroalimentare dell'Università di Cranfield (Regno Unito) e del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell'Università di Parma, che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi del Laboratorio di Chimica e Tossicologia degli Alimenti presso la Facoltà di Farmacia dell'Università di Valencia (Spagna). I ricercatori, coordinati dalla professoressa Chiara dall'Asta, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver sottoposto a specifici test di laboratorio oltre 200 prodotti di origine vegetale. Più nello specifico, sono stati analizzati 92 alimenti plant based alternativi alla carne (PBMAs), come hamburger, bocconcini, salsicce, filetti e altri prodotti simili a quelli di origine animale; e 120 bevande plant based (PBBs), da quelle all'avena alla soia, passando per noci, mandorle e molto altro.
La professoressa dall'Asta e colleghi hanno testato i 212 prodotti coinvolti per 19 distinte micotossine, tra regolamentate e non regolamentate dalle autorità predisposte. È stata valutata anche la presenza incrociata di più micotossine per singolo prodotto. Fra quelle indagate figuravano Aflatossine, Zearalenone, Fumonisine, Ochratossina A, Enniatine, Beauvericina e altre. Dai test di laboratorio è emerso che tutti i prodotti analizzati contenevano almeno una micotossina: le più diffuse erano Enniatina B, Beauvericina, micotossine di Alternaria e Fumonisine B1 e B2. Le concentrazioni erano sensibilmente superiori nelle alternative vegetali alla carne rispetto alle bevande; fra queste ultime le più contaminate erano quelle all'avena, seguite da soia e mandorla/noci.
Sebbene, come indicato, le concentrazioni per singolo prodotto fossero al di sotto della soglia di sicurezza indicata dalla UE – un segnale che i prodotti venduti nel Regno Unito sono rigidamente controllati – i ricercatori sono preoccupati dall'esposizione prolungata e dal potenziale accumulo nell'organismo di miscele di queste micotossine. Molte persone seguono diete prevalentemente o esclusivamente plant based e hanno sostituito gli alimenti di origine animale con le alternative vegetali analizzate nello studio. I potenziali rischi per la salute – come danni a fegato e reni – riguarderebbero proprio coloro che consumano questi prodotti assiduamente e continuamente, spiegano gli autori dello studio. Nello studio è stata inclusa la seguente infografica, che mostra una vera e propria impennata dell'esposizione alle micotossine in presenza di consumo elevato di prodotti plant based.

Nella precedente ricerca “Occurrence of mycotoxins in meat alternatives: Dietary exposure, potential health risks, and burden of disease” pubblicata nel marzo del 2024, ad esempio, era stato determinato che l'esposizione cumulativa a diverse micotossine “indica un potenziale rischio per la salute”, sebbene quello di cancro al fegato associato all'aflatossina B1 fosse comunque risultato basso. I ricercatori spiegano che le micotossine sono comuni nei prodotti di origine vegetale perché le materie prime di cui sono composti, come cereali, legumi e semi, “possono essere esposte a muffe durante la coltivazione e la conservazione.”
“Le micotossine sono presenti naturalmente negli alimenti e non possono essere completamente evitate. Come consumatori, non dovremmo lasciarci spaventare o scoraggiare dal gustare una varietà di prodotti”, ha spiegato in un comunicato stampa la professoressa Andrea Patriarca dell'ateneo britannico, coautrice dello studio. “Tuttavia – aggiunge – una preoccupazione significativa sorge quando nuovi alimenti entrano nel mercato, poiché attualmente non esistono normative consolidate per il monitoraggio delle micotossine. Collaboriamo a stretto contatto con diversi settori dell'industria alimentare, dagli agricoltori alle aziende alimentari, per contribuire all'implementazione di una gestione efficace delle micotossine integrata negli standard di sicurezza alimentare. I dati derivanti dalla nostra ricerca aiutano le organizzazioni per la sicurezza alimentare a valutare i rischi, in particolare nei prodotti complessi con più ingredienti.”
Poiché le abitudini alimentari di molti stanno cambiando e sempre più persone consumano questi prodotti di origine vegetale, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di condurre studi approfonditi per valutare il rischio reale legato all'esposizione continua a prodotti contenenti micotossine. I dettagli della ricerca “Mycotoxin contamination in plant-based beverages and meat alternatives: A survey of the UK market” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Food Control.