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L’FDA approva l’uso di larve di mosche mangia-carne australiane per la cura delle ferite che non guariscono

La Food and Drug Administration (FDA) ha annunciato di aver approvato le larve di una mosca mangia-carne originaria dell’Australia per il trattamento di ferite necrotiche e che non guariscono, come il piede diabetico.
Larve di mosca (generiche). Credit: iStock
Larve di mosca (generiche). Credit: iStock

La Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa di farmaci, terapie sperimentali e regolamentazione degli alimenti, ha appena approvato l'utilizzo delle larve di mosche mangia-carne australiane in ambito medico. In sostanza, le MEDIFLY Maggots™ prodotte dall'azienda Cuprina Holdings (Cayman) Limited di Singapore, saranno utilizzate per il debridement (in italiano spesso si usa il termine “sbrigliamento”) di ferite necrotiche della pelle e dei tessuti molli che non guariscono. Le larve secernono degli enzimi proteolitici (come collagenasi e metalloproteasi) che sciolgono la fibrina e il tessuto necrotico in una sorta zuppa, che poi possono mangiare e digerire comodamente.

Non bisogna immaginare l'azione meccanica di larve che divorano e ripuliscono il tessuto morto, ma piuttosto un'azione chimica, estremamente preziosa perché elimina anche gli agenti patogeni che possono provocare infezioni potenzialmente letali. In un mondo in cui i super batteri risultano sempre più resistenti agli antibiotici, questo trattamento – chiamato terapia larvale o biodebridement – noto sin dall'antichità (e in più culture) può rappresentare una soluzione efficace ed economica per determinate ferite, anche se evidentemente disgustosa.

La FDA aveva già approvato una specie di larva di mosca – chiamata Lucilia sericata – per lo sbrigliamento di determinate ferite, con il nuovo documento pubblicato a giugno ha approvato per questo trattamento una specie di mosca mangia-carne australiana, chiamata Australian sheep blowfly, nome scientifico Lucilia cuprina, in precedenza conosciuta come Phaenicia cuprina. Questa specie è nota per essere responsabile di una condizione negli ovini chiamata miasi; le femmine, dopo aver individuato una pecora con condizioni adatte alla proliferazione, deposita le uova e, dopo la schiusa, le larve cominciano ad attaccare i tessuti. Le lesioni che ne derivano possono infettare e risultare fatali per l'animale. Chiaramente le larve usate in ambito medico non sono come quelle selvatiche, ma trattate e allevate in un certo modo per evitare il rischio che possano trasmettere a loro volta infezioni. Vengono persino disinfettate prima di essere introdotte nelle ferite dei pazienti a fare il “lavoro sporco”.

Ma per quali ferite sono idonee? L'azienda Cuprina Holdings sottolinea in un comunicato stampa che sono utili per ferite necrotiche (ovvero con tessuto morto) della pelle e dei tessuti morti che non guariscono, tra le quali ulcere da pressione, ulcere vascolari, ulcere neuropatiche del piede e ferite traumatiche o post-chirurgiche che non guariscono. Gli esperti spiegano che l'1-2 percento della popolazione di vari Paesi ha a che fare con questo genere di ferite; una delle più comuni è il cosiddetto “piede diabetico”, caratterizzato da dolore, formicolio, alterazione della sensibilità e la presenza di ulcere che non guariscono (fino al gangrena completa del piede che richiede l'amputazione). Le larve di queste mosche mangia-carne, per alcuni pazienti, possono offrire un servizio preciso e pulito quanto il bisturi e senza l'ausilio di trattamento farmacologico.

La terapia di debridement con larve si è guadagnata un posto di rilievo nella moderna cura delle ferite e l'aggiunta di una seconda specie approvata dalla FDA rafforza l'intero settore”, ha affermato il dottor Ronald A. Sherman, tra i più esperti nella moderna terapia basata sulle larve e direttore medico e scientifico presso l'azienda di Singapore. “Lucilia cuprina vanta una significativa esperienza a livello internazionale e l'ottenimento dell'approvazione della FDA statunitense offre ai medici e ai loro pazienti maggiore flessibilità nelle modalità di somministrazione di questa terapia”, ha aggiunto l'esperto. Queste larve vengono infatti già utilizzate con successo in Africa, Asia e Australia.

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