Le rare immagini di un inghiottitore nero subito dopo aver divorato una grande preda negli abissi

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L'inghiottitore nero subito dopo aver catturato una grande preda. Credit: ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute
Grazie a un rover sottomarino controllato da remoto (ROV) i biologi marini hanno filmato le rare e incredibili immagini di un inghiottitore nero subito dopo il pasto. Questo pesce degli abissi può divorare prede 4-5 volte più lunghe del suo corpo e con una massa 10 volte maggiore alla sua.

Nelle profondità oceaniche al largo di Trinidad e Tobago, Stato insulare bagnato dal Mar dei Caraibi, i ricercatori hanno ripreso un video straordinario di un pesce inghiottitore nero (Chiasmodon niger), colto subito dopo aver divorato una preda molto più grande di lui. Come suggerisce il nome, infatti, questo pesce osseo di piccole dimensioni – gli esemplari più grandi non superano i 25 centimetri – è in grado di divorare prede di dimensioni significative, che possono avere una lunghezza anche 4-5 volte superiore e una massa 10 volte maggiore delle sue. Ciò è reso possibile da un peculiare apparato buccale con una mandibola in grado di disarticolarsi ed espandersi, fino a trasformarsi in una sorta di spaventosa trappola mortale degli abissi. Non sono poche le creature mostruose di film, libri e videogiochi di fantascienza ispirati da animali con capacità simili, presenti anche nei serpenti.

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Inghiottitore nero. Credit: ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

A rendere particolarmente interessante questo pesce è l'aspetto assunto dopo aver ingoiato una preda, che rimane bloccata nel suo addome elastico ed espanso come un palloncino. Nelle immagini catturate dai biologi marini dello Schmidt Ocean Institute, nel corso della spedizione “Deep Wonders” tenutasi questa estate nelle acque al largo dell'America centrale, si può osservare l'ingoiatore nero mentre nuota placidamente con questa sacca abnorme sotto di esso. In realtà sembra fare un po' di fatica a trasportare questo “carico eccezionale” di calorie. L'aspetto è un po' goffo e finanche inquietante, ma si tratta di un adattamento straordinario evolutosi in un ambiente estremo, dove le fonti di cibo non sono abbondanti e i predatori devono massimizzare il reso energetico dalle fonti trofiche. Così questo pesce, seppur piccolo, rompe la regola non scritta dei mari, ovvero quella del pesce più grande, che nel suo caso da pericolo mortale si trasforma in una ghiotta occasione da non perdere.

Come spiegato in un post su Facebook dalla biologa marina Diva Amon, guida scientifica della spedizione Deep Wonders, l'esemplare ripreso nelle profondità marine «ha mangiato qualcosa di così voluminoso da aver teso la pelle fino a renderla quasi trasparente.» Infatti nelle spettacolari immagini è possibile osservare chiaramente «gli organi interni, l'intestino e tutto il resto», ha aggiunto la studiosa, al suo secondo incontro con un inghiottitore nero in natura. Il primo lo vide una decina di anni fa nel Golfo del Messico e non credeva di essere così fortunata dA poterne vederne un altro, soprattutto in un momento così importante della sua vita, ovvero subito dopo aver catturato una grande preda.

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Inghiottitore nero. Credit: ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

La voracità eccessiva però può rappresentare un pericolo significativo per gli inghiottitori neri, un po' come accade per i cormorani che provano a ingoiare cefali, spigole e altri pesci troppo grandi anche solo per passare nel gozzo. Per digerire prede con una stazza anche 10 volte maggiori le proprie, può volerci talmente tanto tempo che vanno in decomposizione prima che il processo possa concludersi. Ciò determina la produzione di gas che si accumula nell'addome del pesce, facendolo “volare” fino a fargli raggiungere la superficie. Ed è proprio qui che pescatori e scienziati in genere recuperano le carcasse di questi pesci, morti a causa del pasto troppo generoso e in decomposizione nel loro addome.

In genere gli inghiottitori neri vivono nelle acque tropicali e subtropicali tra i 2.800 e i 750 metri di profondità, anche per questo è molto difficile osservarli e filmarli. L'esemplare immortalato dallo Schmidt Ocean Institute è stato avvistato a quasi 1.300 metri di profondità grazie a un rover sottomarino a controllo remoto (ROV), il SuBastian, un veicolo preziosissimo per gli studi di biologia marina a grandi profondità.

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