Lo stranissimo pesce fantasma dalla faccia gelatinosa filmato per la prima volta nell’Atlantico: sembra un alieno

A circa 1.300 chilometri dalla costa del Brasile, nel cuore dell'Oceano Atlantico, i ricercatori hanno filmato per la prima volta nel proprio ambiente naturale un pesce dall'aspetto alieno. Si tratta di un cosiddetto pesce dagli occhi a barile della specie Winteria telescopa, un pesce osseo appartenente alla famiglia degli opistoproctidi (Opisthoproctidae) e all'ordine degli argentiniformi (Argentiniformes), che vive tra i 400 e i 2.500 metri di profondità negli oceani di tutto il mondo. È conosciuto anche con i nomi comuni anglosassoni di pesce binoculare o pesce fantasma dalla faccia gelatinosa, a causa della testa da creatura aliena che sembra uscita da un film.
I pesci dagli occhi a barile hanno infatti la porzione superiore della testa completamente trasparente, la cui silhouette laterale ricorda da vicino il cupolino di un aereo da caccia. Al suo interno sono visibili due grandi occhi tubulari che terminano con strutture simili a grandi lenti. I pesci a occhi a barile sono tra gli animali abissali dall'aspetto più curioso e alieno; chi ne vede un video o una foto per la prima volta potrebbe infatti pensare che si tratti di una creatura immaginaria, magari creata con l'intelligenza artificiale o da un abile grafico, ma è un animale reale ed estremamente affascinante. Ora, per la prima volta, possiamo vedere Winteria telescopa nel suo habitat naturale.
A filmarlo sono stati gli scienziati dello Schmidt Ocean Institute (SOI), un'organizzazione scientifica senza scopo di lucro fondata nel 2009 da Eric Schmidt e Wendy Schmidt a Palo Alto, in California (Stati Uniti d'America). Gli studiosi si avvalgono della nave da ricerca RV Falkor (too), a bordo della quale hanno compiuto una recente spedizione di 35 giorni in una regione centrale dell'Oceano Atlantico chiamata Zona di Megatrasformazione e Frattura di Doldrums. Si tratta di un dedalo di intricate fratture tettoniche che viene costantemente plasmata e rimodellata dalle interazioni di due placche legate alla Dorsale Medio-Atlantica, una lunghissima catena montuosa – la più lunga del mondo, oltre 16.000 chilometri – che attraversa l'Atlantico da nord a sud.
Durante l'esplorazione della zona di Doldrums, grazie al sottomarino a controllo remoto SuBastian e all'AUV The Childlike Empress di nuova generazione (usato per la prima volta) hanno scoperto scoperto due nuovi campi idrotermali, i primi mai identificati in questa zona (uno era caratterizzato da ben 23 sorgenti distinte). Gli scienziati li definiscono sistemi ibridi perché combinano il fenomeno del venting vulcanico (il magma risale dal mantello, riscalda l’acqua marina, la arricchisce di minerali e può farle raggiungere temperature di 400 °C) e quello della serpentinizzazione, un processo chimico che avviene quando le rocce del mantello – come le peridotiti ricche di olivina – interagiscono con l’acqua marina.
Durante l'indagine con i due rover gli scienziati hanno identificato un vero e proprio paradiso della biodiversità attorno ai “black smokers” (le fumarole nere delle sorgenti idrotermali), dove i fluidi raggiungevano la temperatura di 280 °C. Qui sono stati osservati anemoni, granchi e numerosissimi gamberetti ciechi del genere Rimicaris.
“Anche nell'Oceano Atlantico, dove i confini delle placche tettoniche sono studiati da decenni, ci sono ancora luoghi in cui una prima osservazione ravvicinata può rivelare qualcosa di completamente nuovo. Questa spedizione ha dimostrato che anche in uno degli angoli più remoti dell'oceano, il nostro pianeta rimane vivo, dinamico e pieno di sorprese”, ha affermato in un comunicato stampa il dottor Aaron Micallef, ricercatore presso il Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) e capo scienziato della spedizione nel cuore della Zona di Megatrasformazione e Frattura di Doldrums.
Proprio durante l'esplorazione di questo intricato labirinto di fratture tettoniche, a 710 metri di profondità, i ricercatori hanno filmato l'esemplare di pesce binoculare. “Questo pesce dagli occhi a barile, che vive negli abissi, è famoso per la sua testa traslucida e gli occhi tubolari. La maggior parte delle nostre conoscenze su questa famiglia di pesci si basa su esemplari raccolti con reti da pesca, un processo che in genere danneggia i delicati esemplari durante il trasporto in superficie”, spiegano gli esperti. È un fenomeno che si verifica con molte altre creature degli abissi (ad esempio i calamari giganti), abituati a vivere a pressioni enormi; quando arrivano in superficie, i loro tessuti si disgregano letteralmente. La cupola di gelatina di questi pesci dall'aspetto alieno è la prima struttura ad andare perduta durante il recupero.
“Mentre gli occhi della maggior parte dei pesci sono posizionati lateralmente, offrendo una visione più panoramica dell'ambiente circostante, gli occhi tubolari (paralleli tra loro e orientati in linea con il corpo dell'animale) consentono a Winteria telescopa di vedere anche il più piccolo barlume di luce solare e la bioluminescenza provenienti dall'alto”, evidenzia lo Schmidt Ocean Institute (SOI). Il pesce ricorda molto da vicino il pesce occhio di barile (Macropinna microstoma), immortalato dallo MBARI nelle profondità dell'Oceano Pacifico nel 2021. Durante l'esplorazione i ricercatori si sono imbattuti anche in due magnifici esemplari di calamaro dalle grandi pinne (Magnapinna sp), dall'aspetto ancor più alieno.
Il pesce binoculare filmato nell'Atlantico ricorda da vicino il pesce occhi di barile (Macropinna microstoma) filmato nell'Oceano Pacifico nel 2021 dagli scienziati dello MBARI.
