I pazienti curati in ospedale da medici donna hanno meno probabilità di morire, secondo uno studio

Immagine
Una dottoressa e una paziente. Credit: iStock
Uno studio canadese condotto su circa 1 milione di pazienti ricoverati in ospedale ha rilevato che essere curati da medici donna è associato a un rischio ridotto di morte e di essere nuovamente ospedalizzati.

I ricercatori hanno determinato che i pazienti ricoverati in ospedale curati da medici donna hanno meno probabilità di morire rispetto a quelli seguiti dai colleghi uomini, inoltre è stato rilevato che questi pazienti hanno anche un tasso leggermente inferiore di essere nuovamente riammessi in ospedale. In parole semplici, in base a quanto emerge dalla nuova indagine, essere seguiti dalle dottoresse offrirebbe un esito clinico migliore per i pazienti. È doveroso sottolineare che siamo innanzi a uno studio di coorte retrospettivo basato su una popolazione di persone ospedalizzate in Canada, per sette delle cause più comuni di ricovero, come infarto del miocardio e polmonite. L'obiettivo dei ricercatori non era quello di creare preferenze per gruppi di medici, ma di «identificare pratiche e comportamenti che possano contribuire a migliorare l'assistenza in tutto il sistema sanitario.»

A condurre lo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati canadesi dello Sunnybrook Health Sciences Center, dell'Istituto per le politiche, la gestione e la valutazione sanitaria dell'Università di Toronto e dell'ICES, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molteplici istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di Medicina Interna della Mayo Clinic (Stati Uniti), lo Houston Methodist Hospital, il Gruppo di ricerca cardiovascolare di Keele – Centro per la ricerca prognostica dell'Università di Keele (Regno Unito) e molti altri. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Angela Jerath, docente presso il Dipartimento di Anestesiologia e Terapia del Dolore dell'ateneo dell'Ontario, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente i dati di circa 960.000 pazienti, in leggera maggioranza uomini (54,3 percento) e con un'età media di 74 anni. Le persone coinvolte sono state ricoverate tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2022 in ospedali dell'Ontario e i ricercatori hanno condotto l'analisi statistica tra l'estate del 2024 e quella del 2026.

L'obiettivo dello studio era determinare gli esiti clinici a 30 giorni, 90 giorni e un anno dal ricovero, sia in termini di sopravvivenza che di riammissione in ospedale, sulla base del genere del medico che si è preso cura dei pazienti. Poiché l'assistenza sanitaria di un paziente può passare da un medico all'altro, i ricercatori si sono concentrati sul genere del medico principalmente responsabile del caso clinico e sulla frequenza dell'assistenza femminile durante il ricovero. Incrociando tutti i dati, è emerso che, a 30 giorni dal ricovero, l'assistenza da parte di medici donna è risultata associata a una mortalità del 12,3 percento, contro una del 13,7 percento per quelli trattati dai medici uomini. Inoltre è stata osservata una riammissione ospedaliera di poco inferiore (18,6 contro 18,9 percento). Il tasso inferiore di mortalità è stato osservato anche a 90 giorni e a un anno.

Precedenti studi avevano evidenziato che essere operati da medici donna era associato a esiti clinici migliori, ora il nuovo studio su circa 1 milione di persone evidenzia benefici anche sul ricovero in generale (per sette condizioni mediche comuni). «Le ricerche precedenti si sono concentrate principalmente sui pazienti chirurgici e sul medico curante» ha affermato la professoressa Jerath in un comunicato stampa. «Un punto di forza importante di questo studio – prosegue – è che, a differenza dell'assistenza chirurgica, ai pazienti ricoverati in ospedale per patologie mediche vengono generalmente assegnati i medici in base a turni di lavoro, piuttosto che in base alle preferenze del paziente o del medico curante, contribuendo così a minimizzare i pregiudizi legati all'assegnazione dei medici.»

Gli autori dello studio evidenziano che i medici donna «potrebbero adottare un approccio comunicativo più incentrato sul paziente e dedicargli più tempo», inoltre «potrebbero essere più propense a prescrivere trattamenti conformi alle linee guida, a consultarsi con i colleghi e a condividere il processo decisionale.» Saranno necessari studi più approfonditi per confermare la sussistenza di queste differenze anche in altri sistemi sanitari e soprattutto quali sono le ragioni. In questo studio condotto in Canada, dei 960.000 pazienti ricoverati 260.000 sono stati curati da medici donna e circa 700.000 da colleghi uomini. I dettagli della ricerca “Physician Sex and Outcomes Among Hospitalized Patients” sono stati pubblicati su JAMANetwork Open.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views