In Italia mancano 1.500 chirurghi, tra pensionamenti e fughe dal SSN: a rischio un intervento su 10

Immagine
Secondo i dati della Società Italiana di Chirurgia, oltre la metà dei chirurghi ospedalieri ha più di 60 anni e i giovani specialisti non bastano a sostituire chi lascia il servizio.

Entro cinque anni, l’Italia rischia di perdere 1.500 chirurghi, tra pensionamenti, fughe dal SSN e giovani specialisti che non sono sufficienti a sostituire chi lascia il servizio. È questo il preoccupante quadro che emerge dai dati presentati dalla Società Italiana di Chirurgia in occasione del 128° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia (SIC), in corso a Roma fino al 14 ottobre. Secondo la SIC, entro il 2030 sono previste circa 2.800 uscite mentre, sul fronte opposto, i giovani specialisti non arriveranno a 1.300, con un calo del 20% dell’organico a fronte di un aumento atteso del 12% della domanda di cure chirurgiche. Una forbice che potrebbe mettere a rischio un intervento su 10 dei 650mila di chirurgia generale eseguiti ogni anno.

Una carenza che nasce a monte, nella formazione: nel 2026, il 30% delle borse di specializzazione in chirurgia generale non è stato assegnato, contro il 37,8% del 2025, lasciando scoperti 193 posti su 646 banditi.

“Con punte più gravi in alcune aree del Paese, come ad esempio a L’Aquila, dove non è stato assegnato alcun contratto. A Udine e Genova, quasi 9 posti su 10 sono rimasti vuoti, mentre a Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia, quelli occupati non superano il 20%” avverte Docimo, Presidente della Società Italiana di Chirurgia (SIC) e ordinario di chirurgia generale all’Università Vanvitelli di Napoli. “A questo si aggiunge che il 10% dei posti assegnati è destinato ad essere abbandonato prima di cinque anni di corso, e il 10% di chi si specializza va a lavorare all’estero o nel privato. Inoltre, tra i primi 1.000 classificati al concorso, solo 9 hanno scelto la chirurgia generale”.

Sul fronte dell’età, secondo i dati Eurostat citati dalla SIC, oltre la metà dei chirurghi generali italiani che lavorano in ospedale ha più di 60 anni, contro il 32% della Spagna e il 44% di Francia e Germania.

Turni massacranti e stipendi bassi: perché mancano i chirurghi

Tra le cause dell’allontanamento dei giovani dalla chirurgia generale, il presidente Docimo indica come turni di lavoro massacranti, stipendi non adeguati agli standard dell’Europa occidentale, il lento aggiornamento tecnologico e un contenzioso medico-legale cresciuto del 150% in dieci anni stiano rendendo la specialità sempre meno attrattiva. Per questo la SIC chiede più tutele giuridiche, incentivi economici e investimenti tecnologici.

“Occorre realizzare un programma strategico che torni ad attrarre i giovani alla chirurgia, tutelandone la scelta con un accesso più ampio alle nuove tecnologie e maggiori tutele giuridiche ed economiche, prima che la carenza di specialisti diventi irreversibile”.

A questi obiettivi si lega la richiesta della SIC di approvare la riforma della responsabilità professionale, attualmente all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera, rendendo strutturale il cosiddetto “scudo penale”.

“L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui l’errore medico ricade anche nella sfera penale, con il rischio di processi e di condanne per lesioni o morte. In questo contesto il chirurgo è la figura più esposta rispetto alle altre specialità” sottolinea Docimo. “La nostra richiesta è quella di circoscrivere e ridimensionare la responsabilità penale, rendendo strutturale lo scudo penale, in base al quale chi sbaglia risponde anche penalmente, ma il rispetto delle linee guida diventa una discriminante e l’errore grave resta penalmente rilevante solo se queste non sono state rispettate. Su questa strada, i chirurghi sono al fianco del governo e chiedono l’approvazione dei decreti attuativi entro il termine ultimo del 31 dicembre”.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views