“Sono finita in un video IA dove vendevo integratori”: Minerva Salute si racconta al Rumore Festival di Fanpage.it
Dalla telemedicina all’intelligenza artificiale nelle professioni sanitarie passando per la sua esperienza sui social: sono questi alcuni dei temi trattati dalla dottoressa Solange Fugger, alias Minerva Salute, ospite del Rumore Festival 2026, la seconda edizione dell’evento culturale e giornalistico di Fanpage.it. Intervenuta in Rumore 2125, il panel dedicato al futuro dell’IA, della scienza e della comunicazione online moderato dal giornalista Valerio Berra, la dottoressa Fugger ha osservato come negli ultimi decenni le reti social abbiano facilitato la diffusione di contenuti medici sui social, anche da parte di professionisti, e valutato le potenzialità della telemedicina, con un’attenzione ai rischi dell’intelligenza artificiale.
Come strumento, già disponibile in contesti ospedalieri, la telemedicina andrebbe tuttavia sviluppata ulteriormente rispetto all’uso attuale. “Oggi – spiega – gli ospedali comunicano tra loro attraverso sistemi che consentono di condividere informazioni cliniche e immagini diagnostiche, ma affrontando questioni legate al consenso e alla privacy, si potrebbe fare molto di più. L'accesso alle informazioni sanitarie potrebbe essere ampliato, rendendo disponibili dati ed esami che possono rivelarsi particolarmente importanti in presenza di patologie tempo-dipendenti, ovvero quando occorre intervenire rapidamente e un ospedale non dispone dello specialista necessario”.
Con questa stessa logica, evidenzia la dottoressa Fugger, la telemedicina potrebbe trovare applicazione anche nell’assistenza agli astronauti nelle missioni spaziali di lunga durata, quando anche un mal di denti può diventare un problema per cui “servirebbe mandare un odontoiatra nello spazio”.
Divulgazione scientifica, l'importanza di una comunicazione corretta
Dal un futuro lontano dalla Terra a quella che è oggi la vita sul nostro pianeta, dove l’informazione scientifica deve poter essere accessibile a tutti e, soprattutto, veicolata in maniera “autorevole, corretta e utile alla società”.
Da quando ha iniziato a pubblicare contenuti sui social con il progetto Minerva Salute, la dottoressa Fugger si è trovata davanti a un modo che è rapidamente cambiato. “Personalmente, in questi due anni ho modificato molto il mio stile narrativo, confrontandomi con quelle che sono le sia esigenze professionali e deontologiche, sia con quello che effettivamente il pubblico cercava nei miei contenuti. Cerco pertanto di creare contenuti che siano corretti, non creino allarmismo e non lascino spazio a interpretazioni errate”.
Come professionista, la dottoressa Fugger è medico specialista in Medicina interna, tra i più giovani primari di pronto soccorso in Italia, oggi responsabile di DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) presso l’Aurelia Hospital di Roma. Ma nonostante il suo impegno sul campo e fuori, un certo tipo di contenuti generati con l’intelligenza artificiale non ha risparmiato neanche lei. “Ci sono software che possono alterare la realtà, anche io mi sono ritrovata in un video manipolato, in cui apparivo, con una voce modificata, mentre promuovevo integratori”.
Intelligenza artificiale in sanità, le possibili applicazioni
L’IA non è solo contenuti ingannevoli, ma può fornire anche applicazioni pratiche per migliorare l’assistenza sanitaria. “Anche se la percezione delle persone è che gli ospedali si riempiano di robot che fanno i medici, la posizione condivisa a livello internazionale è che si tratti di un’intelligenza aumentata, cioè di uno strumento che aiuta il medico ma non può mai sostituire la componente umana”.
L’IA, ad esempio, può contribuire a distribuire strategicamente le ambulanze sulla base delle aree in cui si concentrano le chiamate, velocizzare il triage e monitorare i parametri vitali dei pazienti in attesa, segnalando eventuali peggioramenti. “Ci sono anche progetti già in corso, anche a Roma, in particolare in radiologia, per individuare fratture che potrebbero sfuggire all’occhio umano. La valutazione finale resta però affidata al medico, che può considerare anche l’aspetto complessivo del paziente e gli elementi clinici che non emergono dalle immagini”.
Sulla possibilità che questi strumenti vadano a rimpiazzare completamente la figura del medico, la dottoressa Fugger non ha dubbi. “Non credo che accadrà mai, perché penso che l’esperienza non potrà essere superata dall’IA, che tende a standardizzare i casi. Potrà essere un aiuto, ampliando le capacità dei professionisti, ma non potrà sostituire il rapporto di fiducia tra medico e paziente. L’esperienza resterà indispensabile soprattutto nell’affrontare complicazioni e situazioni impreviste”.