Cos’è l’edema cerebrale che ha fatto scoprire ad Alessandro Di Battista di avere un tumore al cervello

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Cos’è l’edema cerebrale che ha causato il ricovero di Alessandro Di Battista e qual è il suo legame con il tumore al cervello.

Alessandro Di Battista ha raccontato ieri sera, durante la puntata di DiMartedì su La7, il motivo del malore che lo aveva colpito a Cuba. "Mi sono sentito male in virtù di un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato", ha spiegato l'ex deputato del Movimento 5 Stelle. I medici cubani, ha raccontato, sono intervenuti riducendo l'edema e permettendogli di essere operato. Di Battista ha quindi spiegato di essere ora impegnato nel proseguimento delle cure. ma cosa si intende esattamente per edema cerebrale? E qual è il suo legame con il tumore al cervello che è poi stato diagnosticato a Di Battista?

Cos'è un edema cerebrale

Come ricorda l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), l'edema non è una malattia in sé, ma una manifestazione che può accompagnare diverse condizioni. Nel cervello consiste in un accumulo anomalo di liquidi all'interno o attorno al tessuto cerebrale. Quando il volume del cervello aumenta, la rigidità della scatola cranica impedisce di compensare facilmente questo spazio aggiuntivo e può quindi aumentare la pressione all'interno del cranio (pressione intracranica). Nel tempo, ciò può comprimere il tessuto cerebrale e ostacolare la normale circolazione sanguigna, con conseguenze neurologiche anche importanti. Nel caso di Di Battista, il malore ha reso necessario l'intervento d'urgenza presso l'ospedale cubano Hermanos Ameijeiras a L'Avana.

Tumore al cervello ed edema: qual è il legame

Un tumore cerebrale può provocare edema nel tessuto che circonda la massa. La crescita della neoplasia può alterare i tessuti e i vasi sanguigni circostanti, favorendo la fuoriuscita di liquidi e quindi il gonfiore. L'edema, a sua volta, aumenta la pressione e può contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi.

Non tutti i sintomi, dunque, dipendono direttamente dalla massa tumorale. Una parte può essere legata proprio all'edema e all'aumento della pressione intracranica. Tra le manifestazioni possibili, il Manuale MSD cita il mal di testa –  lo stesso Di Battista ha raccontato che tutto era iniziato con una forte cefalea – nausea e vomito, disturbi della vista, problemi di equilibrio o di linguaggio, alterazioni della memoria e della personalità, debolezza e crisi epilettiche. I sintomi variano comunque in base alla sede e alle dimensioni del tumore.

Come si tratta l'edema cerebrale

Il trattamento dipende dalla causa. Quando l'edema è associato a un tumore cerebrale, possono essere utilizzati farmaci per ridurre il gonfiore e la pressione, tra cui il desametasone. Se però, come nel caso dell'ex parlamentare, la pressione intracranica supera la soglia critica e rischia di comprimere le strutture vitali del cervello, è necessario un intervento d'urgenza. Qualora la massa o l'edema blocchino il normale ricircolo del liquido cefalorachidiano, i chirurghi possono posizionare un drenaggio ventricolare (un piccolo catetere) per scaricare il fluido in eccesso e decongestionare il cranio. Nel caso dei tumori cerebrali, inoltre, l'intervento chirurgico serve a ridurre la pressione esercitata sulle strutture circostanti, ma anche a rimuovere la massa tumorale in modo da preservare le aree sane che controllano funzioni essenziali.

Perché Di Battista parla di "quasi tutto" il tumore"

Nel corso del suo intervento a DiMartedì, Di Battista ha spiegato che i chirurghi cubani hanno proceduto ad asportare "quasi tutto il tumore". Quel "quasi" non è però dato dall'imperizia dell'équipe medica – di cui anzi Di Battista ha elogiato l'efficienza nonostante la scarsità di mezzi e le drammatiche condizioni delle strutture ospedaliere – ma da una precisa ragione scientifica.

La possibilità di rimuovere interamente un tumore dipende infatti soprattutto dalla sua posizione, dalle sue caratteristiche e dal rapporto con le strutture cerebrali sane. Quando una massa è vicina ad aree che controllano funzioni importanti, il neurochirurgo può decidere di lasciare una parte del tumore per evitare danni neurologici. L'intervento può quindi essere seguito, quando indicato in base al tipo e alle caratteristiche della neoplasia, da altri trattamenti come radioterapia, chemioterapia o terapie mirate.

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