Cos’è l’ameba mangia-cervelli, vive in acque dolci e ha una mortalità del 90%: il caso in Italia del 2003
L’ultimo caso è quello di Lilian Smart, 8 anni. Il 19 agosto le autorità sanitarie della Louisiana, negli Stati Uniti, hanno confermato che Lilian è stata infettata dalla Naegleria fowleri, quella che comunemente viene definita ameba mangia-cervelli. La Naegleria fowleri è un piccolo organismo, grande circa 20 micrometri, unità di misura più piccola dei millimetri. È responsabile di una malattia nota come meningoencefalite amebica primaria (PAM), una patologia che ha una percentuale di mortalità molto alta. Parliamo di circa il 90% dei casi. Questo caso è molto diverso da quelli che abbiamo già trattato su Fanpage.it legati a un organismo dal nome simile: il batterio mangia-carne.
Dalle prime ricostruzioni sembra che Lilian sia entrata in contatto con l’ameba mangia-cervelli dopo aver nuotato nel lago Caliborne, un bacino artificiale che si trova a nord della città di Homer. I primi sintomi possono essere scambiati per altre patologie. Sono molto comuni, dalla febbre alla nausea, passando per il vomito o il mal di testa. Lilian è arrivata in ospedale il 15 agosto ed è morta quattro giorni dopo. Il 18 agosto ha festeggiato il suo compleanno. La famiglia ha commentato la sua morte con un post pubblicato su Facebook nella pagina Love for Lillian:
“Le lesioni cerebrali erano troppo gravi perché il suo piccolo corpo potesse riprendersi. Tutti hanno fatto il possibile per tenerla in vita. Abbiamo il cuore spezzato e onestamente non sappiamo cosa fare. Come possiamo andare avanti senza la nostra bambina?”.
Dove si trova l’ameba mangia-cervelli
L’ameba mangia cervelli vive nelle acque calde, come spiega la pagina ufficiale del CDC, il Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti. Nello specifico gli ambienti dove prolifera di più sono acque in cui può muoversi fino a 42° C. Sono acque dolci, come quelle di laghi o bacini artificiali. La Naegleria fowleri diventa pericolosa per gli esseri umani quando entra nel naso, e da lì può causare l’infezione cerebrale che ha portato alla morte di Lilian Smart. Negli Stati Uniti parliamo di pochi casi all’anno, concentrati soprattutto negli Stati del Sud come Texas e Florida. Il punto è la mortalità: è un’infezione quasi sempre letale.
Il caso in Italia: lo studio sul paziente in Veneto del 2003
In Italia c’è un solo un caso confermato da uno studio scientifico. Nell’ottobre del 2004, è stato pubblicato un articolo che racconta il caso di un bambino di 9 anni ricoverato nell’ospedale di Este, in provincia di Padova. Il caso è stato registrato nel 2003. I sintomi del paziente erano febbre e cefalea. Dieci giorni prima che comparissero i primi sintomi, il bambino aveva giocato in una pozza di acqua balneabile accanto al fiume Po. È da qui che, molto probabilmente, è iniziata l’infezione.
Nell’articolo si legge dei tentativi dei medici di bloccare il decorso della malattia ma non c’è stato molto da fare. A sei giorni dalla comparsa dei primi sintomi il paziente è stato dichiarato morto. La presenza della Naegleria fowleri è stata riscontrata solo durante l’autopsia. Nello studio viene specificato quindi che il bambino è morto a seguito della meningoencefalite amebica primaria (PAM). Un dato che viene ricordato nell’articolo sono le condizioni ambientali: nel 2003 in Europa si è registrata l’ondata di calore peggiore degli ultimi anni, almeno fino a questa. Il rischio, secondo lo studio, è quello che con l’aumento delle temperature aumenterà anche il rischio di essere infettati dall’ameba mangia-cervello.
“Le persone che fanno il bagno, nuotano o si immergono in piscine o bacini naturali di acqua dolce aumenteranno le loro probabilità di entrare in contatto con il N. fowleri e di contrarre la meningoencefalite amebica primaria (PAM)”.