Conflitto in Ucraina
11 Marzo 2022
14:23

Cosa c’è da sapere sull’interruzione di corrente alle centrali nucleari dell’Ucraina

Le centrali nucleari di Zaporizhzhya e Chernobyl sono state prese dai russi durante l’attacco all’Ucraina: i rischi della disconnessione dalla rete elettrica.
A cura di Andrea Centini
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Conflitto in Ucraina

In Ucraina sono presenti sia la centrale nucleare più grande d'Europa – Zaporizhzhya – che quella (disarmata) di Chernobyl, sito del disastro verificatosi nel 1986. Entrambe le strutture sono state prese dall'esercito russo durante l'attacco all'Ucraina e ora potrebbero rappresentare un potenziale pericolo. Le notizie frammentarie che giungono da Pryp"jat' (sede della centrale di Chernobyl) e da Zaporizhzhya non sembrano rassicuranti, tra linee elettriche saltate, mancata comunicazione dei dati, danni ad alcuni generatori, personale esausto che non può essere sostituito, difficoltà a reperire fondamentali pezzi di ricambio, rischio di esaurimento del diesel e altro ancora. Per tutte queste ragioni i governi dei Paesi della UE hanno richiesto che vengano immediatamente ripristinate tutte le condizioni di sicurezza e protezione per gli impianti ucraini, sotto la supervisione diretta dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA). Non a caso il direttore generale dell'agenzia, Rafael Mariano Grossi, dopo aver contattato i ministeri degli esteri russo e ucraino si è detto pronto a recarsi personalmente in visita alle due centrali, per sincerarsi che tutto torni a funzionare correttamente e che le aree in questione vengano estromesse dal conflitto. Il rischio sullo sfondo è naturalmente quello di pericolose fughe radioattive, qualora si dovesse perdere completamente il controllo dei reattori e dei sistemi di contenimento.

Come specificato dall'AIEA in un comunicato stampa, per quanto concerne Chernobyl “la disconnessione dalla rete non avrà un impatto critico sulle funzioni di sicurezza essenziali nel sito, dove si trovano vari impianti di gestione dei rifiuti radioattivi, poiché il volume di acqua di raffreddamento nell'impianto di combustibile esaurito è sufficiente per mantenere la rimozione del calore senza una fornitura di elettricità”. Ma questa considerazione è valida nell'immediato o comunque nel prossimo futuro; nel caso in cui questi problemi dovessero perdurare, infatti, c'è un potenziale impatto da non sottovalutare. A spiegarlo in un articolo su The Conversation è il dottor Lewis Blackburn, esperto di Scienze dei Materiali presso l'Università di Sheffield. Lo scienziato ha spiegato che quando il combustibile nucleare viene rimosso dal nocciolo di un reattore viene trattato come prodotto di scarto, il cosiddetto combustibile nucleare "esaurito". Questo carburante continua a dissipare calore a causa del decadimento radioattivo, anche dopo la rimozione dal nocciolo, pertanto deve essere costantemente e adeguatamente raffreddato “per prevenire il rilascio di radioattività”, spiega il dottor Blackburn.

A Chernobyl e in altre centrali questo materiale di scarto viene trattato all'interno di cosiddette piscine piene d'acqua, che proteggono l'ambiente esterno dalle radiazioni. L'acqua fresca circolante ha anche lo scopo di trasferire il calore rilasciato dal combustibile. Se la circolazione viene compromessa a causa dell'assenza di energia elettrica, l'acqua può evaporare e far diffondere le radiazioni nell'ambiente. Fortunatamente, spiega lo scienziato, il combustibile nucleare di Chernobyl è stato a lungo fuori dai reattori – l'ultimo è stato dismesso 20 anni fa, come spiegato a Fanpage.it dal professor Nicola Armaroli – e quindi non necessita di “raffreddamento intensivo”. Ciò nonostante l'evaporazione dell'acqua resta un rischio.

L'aumento potenziale delle radiazioni sarebbe un grosso problema soprattutto per chi lavora nella struttura e chi vive nell'area limitrofa alla centrale. Fondamentale è anche che restino attivi i sistemi di ventilazione e di monitoraggio delle radiazioni relative al reattore 4, dove si verificò l'incidente nel 1986. “Se anche l'energia di emergenza dovesse essere persa – spiega l'AIEA – il regolatore (ucraino NDR) ha affermato che sarebbe ancora possibile per il personale monitorare il livello dell'acqua e la temperatura della piscina di combustibile esaurito. Ma svolgerebbero questo lavoro in condizioni di sicurezza delle radiazioni in peggioramento a causa della mancanza di ventilazione presso la struttura. Inoltre, non sarebbero in grado di seguire le procedure operative di sicurezza delle radiazioni”. Per questo è fondamentale che le linee elettriche vengano ripristinate al più presto.

Per quanto concerne la centrale di Zaporizhzhya, i combattimenti hanno determinato danni a un generatore collegato a un reattore, fortunatamente spento. Al momento ce ne sono 2 operativi su 6. Tale collegamento sarebbe in riparazione. L'AIEA spiega che l'impianto “dispone di quattro linee elettriche fuori sede ad alta tensione (750 kV) più una aggiuntiva in standby”. Due di esse sono state danneggiate, quindi ce ne sono due in funzione più quella in standby che potrebbe intervenire, oltre ai generatori diesel di emergenza che hanno una riserva di circa 48 ore. La situazione è complicata dal fatto che l'AIEA, in questo momento, non è in grado di monitorare i dati provenienti dalle due centrali nucleari, essendo saltata la comunicazione con i sistemi di monitoraggio. La speranza è che le parti in conflitto riescano a trovare un accordo e mettere in totale sicurezza gli impianti nucleari.

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