Bevande calde e tumore all’esofago, cosa dice lo studio e perché gli esperti parlano di “speculazioni eccessive”
Stanno facendo discutere i risultati di un nuovo studio dell’Università di Oxford che ha rilevato un aumento del rischio di tumore all’esofago nelle persone che abitualmente consumano bevande “calde” o “molto calde”, indipendentemente dal tipo di bevanda consumata. Che sia un caffè, oppure un tè, normale o deteinato, la ricerca pubblicata sull’International Journal of Cancer ha analizzato i dati di quasi un milione di adulti del Regno Unito, valutando il legame tra le abitudini di consumo delle bevande e l’insorgenza di diversi tipi di tumore dell’esofageo.
Il risultato più evidente ha riguardato le persone che avevano dichiarato di consumare bevande “molto calde”: secondo l’analisi, il rischio di carcinoma a cellule squamose dell’esofago era circa tre volte più alto rispetto a chi le consumava tiepide. Il dato è stato riportato anche in un comunicato del Cancer Research UK, che ha contribuito a finanziare lo studio, ma che “rischia di semplificare eccessivamente un risultato osservazionale dalle sfumature complesse” spiega il professor Muy-Teck Teh, docente di oncologia orale molecolare alla Queen Mary University di Londra, non coinvolto nello studio, invitando a una lettura più attenta dei dati.
Cosa rileva lo studio su bevande calde e tumore all’esofago
Lo studio dell’Università di Oxford ha analizzato i dati di 977.282 adulti inclusi in due grandi coorti britanniche, la UK Biobank e il Million Women Study, ai quali è stato chiesto di indicare se solitamente consumavano bevande “molto calde”, “calde” o “tiepide”. I ricercatori hanno poi monitorato le cartelle cliniche dei partecipanti per oltre 10 anni, per valutare l’eventuale sviluppo di tumori dell’esofago.
Tra i partecipanti, quelli che avevano indicato di consumare le bevande “calde” o “molto calde” mostravano un rischio sostanzialmente più elevato di carcinoma a cellule squamose dell’esofago rispetto a chi le consumava tiepide, quasi triplo in coloro che le preferivano “molto calde” e doppio in coloro che le preferivano “calde”. Questo aumento del rischio non è stato osservato per l’adenocarcinoma dell’esofago, l’altro principale sottotipo della malattia.
Considerando invece la quantità consumata e tenendo conto della temperatura delle bevande, i ricercatori hanno rilevato un aumento del 71% del rischio di carcinoma a cellule squamose dell’esofago tra chi consumava 6 o più bevande calde al giorno rispetto a chi ne consumava meno di 6.
La relazione tra il consumo di bevande troppo calde e l’aumento del rischio di tumori esofagei è noto da tempo alla ricerca scientifica, tanto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica il consumo di bevande molto calde, oltre i 65 °C, come “probabilmente cancerogeno” per l’uomo. Le evidenze a sostegno di questa relazione arrivavano soprattutto da studi condotti in Asia, Africa, Sud America e Medio Oriente, dove il consumo di bevande a temperature molto elevate è particolarmente diffuso.
Lo studio di Oxford ha ampliato queste osservazioni alle popolazioni occidentali, nonostante siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno in che modo la temperatura delle bevande possa influenzare il rischio di sviluppare il carcinoma a cellule squamose dell’esofago. Finora, le evidenze suggeriscono che le bevande troppo calde possano danneggiare la mucosa esofagea, il che, nel tempo, può aumentare la probabilità di sviluppare il tumore.
Ci sono però anche alcune limitazioni allo studio che i ricercatori e gli esperti invitano a tenere in considerazione, a partire dalla temperatura effettiva delle bevande.
“Attenzione a speculazioni eccessive”
Nello studio, la temperatura non è stata misurata direttamente dai ricercatori, ma era quella riferita dai partecipanti, chiamati a classificare le proprie bevande come “tiepide”, “calde” o “molto calde”. Inoltre, trattandosi di uno studio osservazionale, i dati mostrano una relazione tra le abitudini di consumo e il rischio di malattia, ma non permettono di dimostrare da soli che sia stata proprio la temperatura delle bevande a provocare l’aumento del rischio.
“La temperatura percepita delle bevande è intrinsecamente soggettiva e non è ancora chiaro se gli individui che tollerano o preferiscono bevande molto calde presentino un’alterata termorecezione o sensibilità delle mucose che potrebbe a sua volta riflettere una predisposizione biologica sottostante al carcinoma a cellule squamose e portarli a preferire bevande più calde” ha evidenziato il professor Muy-Teck Teh.
“Questa possibilità non può essere esclusa e complica l’interpretazione della causalità. Più in generale, la temperatura è auto-dichiarata e probabilmente classificata in modo errato, il numero di casi di carcinoma a cellule squamose, sebbene maggiore rispetto ai precedenti studi nel Regno Unito, è ancora modesto e non si può escludere un confondimento residuo”.
“Queste limitazioni non compromettono in modo irreversibile i risultati, ma implicano che questi debbano essere interpretati come associazioni robuste piuttosto che come prove causali”.
Gli autori dello studio hanno inoltre sottolineato che il rischio assoluto di carcinoma a cellule squamose dell’esofago nel Regno Unito è basso e che la temperatura rappresenta un fattore di rischio modificabile, ma relativamente minore rispetto a fattori come fumo, alcol, obesità e reflusso.
“Speculazioni eccessive, in particolare l’implicazione che le normali bevande calde siano pericolose o che la temperatura sia una delle principali cause di cancro esofageo nelle popolazioni occidentali, traviserebbero le implicazioni concrete di questo studio altrimenti di alta qualità” ha concluso il professor Muy-Teck.