Avviato in Cina imponente parco eolico con decine di turbine colossali

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Una turbina eolica del parco CGN Guangdong Yangjiang Fanshi costruito nel Mar Cinese Meridionale. Credit: CGN
Il 24 settembre 2026 l’imponente parco eolico CGN Guangdong Yangjiang Fanshiun avviato in Cina ha raggiunto la sua piena operatività. Nell’impianto sono presenti decine di gigantesche turbine eoliche con rotori di quasi 300 metri: un singolo giro fornisce energia a una famiglia per giorni.

In Cina è stato appena avviato un imponente parco eolico offshore – cioè costruito in mare – basato su enormi turbine da 18 MW (megawattora). Come spiegato da China General Nuclear (CGN) Power Group in un comunicato stampa, si tratta del più grande impianto di questo genere mai realizzato. Il CGN Guangdong Yangjiang Fanshi è infatti composto da 131 turbine eoliche, delle quali 33 sono i giganti da 18 MW. A piena operatività, raggiunta per la prima volta giovedì 24 settembre 2026, questa struttura è in grado di erogare ben 2 GW (gigawatt).

Poiché nei parchi eolici offshore la massima potenza non viene mantenuta con costanza, il progetto cinese potrebbe realisticamente produrre circa 7 TWh (terawattora) all'anno. Considerando che una famiglia media in Italia consuma ogni anno tra i 2.500 e i 3.000 kWh (kilowattora), l'impianto cinese potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di circa 2,5 – 3,3 milioni di famiglie per un anno intero, quanto quelle in una regione come il Lazio.

Il CGN Guangdong Yangjiang Fanshi, costruito a un'ottantina di chilometri dalla costa della provincia del Guangdong (Cina meridionale), nel cuore del Mar Cinese Meridionale, produrrà energia da immettere nella Greater Bay Area del Guangdong-Hong Kong-Macao. Più nello specifico, si trova nell'area marina a sud dell'isola di Nanpeng, nel distretto di Yangdong. Il suo obiettivo, chiaramente, è quello di favorire la transizione energetica della regione che è ancora fortemente legata al consumo di combustibili fossili. La Cina, lo ricordiamo, è il Paese che emette più CO2 (anidride carbonica) in atmosfera, il principale dei gas climalteranti alla base della crisi climatica che stiamo vivendo. Ciò nonostante, Pechino è anche in prima linea negli investimenti sulle fonti rinnovabili; si calcola che raggiungerà il picco nelle emissioni attorno al 2030, ma grazie a queste e altre opere sontuose – come i futuristici impianti solari ibridi – dovrebbe raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.

Le regine del nuovo, enorme parco eolico, sono le maxi turbine da 18 MW. In base a quanto affermato da CGN, questi colossi – le cui fondamenta si trovano a 53 metri di profondità sotto la superficie del mare – hanno un diametro del rotore pari a 292 metri, che è in grado di spazzare un'area di 66.000 metri quadrati, quanto una decina di campi da calcio regolamentari. Sono così potenti che un singolo giro produce ben 43 kWh di elettricità, sufficienti a soddisfare il bisogno di una famiglia media cinese per nove giorni. Una sola di queste turbine produce fino a 56 milioni di kWh ogni anno.

Sebbene colossali, quelle integrate nel CGN Guangdong Yangjiang Fanshi non sono le turbine eoliche più grandi mai costruite; nel 2025, a Dongying, nel cuore della provincia cinese di Shandong, la società Dongfang Electric Corporation ha installato un “mostro” alto 200 metri con pale di 153 metri e un rotore di 310 metri. La potenza massima erogata è di 26 MW, quindi superiore ai 18 MW del parco offshore. Tuttavia queste ultime fanno parte del primo progetto su larga scala, composto da 33 di queste turbine più un altro centinaio più piccole.

CGN sostiene che l'energia pulita derivante dal nuovo impianto realizzano nel Mar Meridionale Cinese determinerà un risparmio di ben 1,92 milioni di tonnellate di carbone, con una contestuale riduzione di CO2 pari a 5,1 milioni di tonnellate. Sarebbe come piantare 14.000 nuovi ettari di foresta. Siamo dunque innanzi a un'opera virtuosa che giocherà un ruolo prezioso nella transizione energetica, anche se i costi per sostenerla e le emissioni necessarie per realizzarla hanno comunque un peso significativo.

In diversi Paesi il passaggio alle fonti rinnovabili viene ostacolato dai costi altissimi dei progetti e dall'impatto ambientale rilevante. Un impianto del genere lungo una rotta migratoria degli uccelli può avere conseguenze catastrofiche. Basti sapere che recentemente è stato determinato che il ponte sullo Stretto di Messina può provocare la morte di decine di migliaia di uccelli migratori ogni anno.

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