Imu alla Chiesa, Grilli: Troveremo una soluzione appropriata

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Il Ministro dell’Economia assicura che sull’Imu per gli edifici ad uso misto della Chiesa presto si troverà una soluzione, ma la stessa promessa Grilli l’aveva fatta un mese fa e vista come è andata a finire le preoccupazioni sono lecite.

Dopo la bocciatura del Consiglio di Stato per il provvedimento del Tesoro che doveva disciplinare il pagamento dell'Imu, l'imposta sugli immobili, anche per gli edifici della Chiesa, molti temono che l'Esecutivo non riuscirà a porvi rimedio in tempo lasciando di fatto tutto così com'è. A tranquillizzare l'opinione pubblica ci ha pensato però oggi il Ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, che ha promesso: "Troveremo le soluzioni tecniche appropriate". Il titolare del Dicastero delle Finanze ha ribadito che l'impegno del Governo rimane quello di "assoggettare all'Imu chi deve pagare" così come previsto dal decreto sulle liberalizzazioni e ha assicurato che i tecnici del Mef sono già al lavoro per correggere i passaggi su cui i giudici del Consiglio hanno posto i loro rilievi. Il Tesoro infatti ha tempo fino al 31 dicembre per poter ripresentare il provvedimento attuativo che dovrà stabilire le regole di applicazione dell'Imu anche per i locali ad uso misto, commerciale e no profit, per poterle applicare già dal 2013.

Sull'Italia incombe la procedura di infrazione dell'UE – In realtà Grilli, in questi giorni in Lussemburgo per partecipare al primo consiglio dei governatori dell'Esm e all'Eurogruppo, aveva già fatto la stessa promessa un mese fa dopo le polemiche per il mancato varo del provvedimento. Visto come è andata a finire in queste ore con un provvedimento che secondo il Consiglio di Stato non specifica "i criteri o altre indicazioni normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività", le preoccupazioni che il tutto si risolva in un nulla di fatto sono più che legittime. Il ritardo dell'entrata in vigore dell'Imu per la Chiesa potrebbe costare caro all'Italia e ai contribuenti italiani, visto che sulla questione l'Unione europea, su esposto dei radicali, ha già aperto una procedura di infrazione per distorsione della concorrenza. In caso di condanna per gli italiani oltre al danno si aggiungerebbe anche la beffa visto che a pagare saremo tutti.

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