Scisma tra Lefebvriani e Vaticano, il teologo Grillo a Fanpage: “Ora il rischio è che si allarghi”

Si sta consumando in queste ore un nuovo scisma nella Chiesa cattolica in seguito all’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza autorizzazione del Papa da parte della Fraternità San Pio X (Lefebvriani): vescovi, sacerdoti, migliaia di fedeli, quindi, sono di nuovo fuori dalla comunione con Roma. Fanpage.it ha intervistato il teologo Andrea Grillo, professore ordinario di teologia sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma, esperto della storia della Fraternità San Pio X.
La Santa Sede ha fatto molti passi avanti negli ultimi anni per riappacificarsi con la Fraternità. Dall’altra parte, però, c’è stata spesso rigidità…
Lo scisma che si consuma oggi non deve essere sopravvalutato, perché di fatto non introduce nulla di veramente nuovo. Dal 1988 la Fraternità San Pio X è di fatto scomunicata, nonostante i tentativi di riaggancio intrapresi anche da Papa Benedetto XVI. Non c'è mai stata una vera riconciliazione. Ovviamente le cose diventano ancora più chiare nel momento in cui, contro Roma, la stessa Fraternità – che aveva ordinato i vescovi nel 1988, ed era per questo entrata in collisione e in uno stato di scomunica con la Chiesa – ordina altri quattro nuovi vescovi. Questo, più o meno, conferma un fatto che è già in atto. Sono stati fatti dei tentativi di riconciliazione già dagli anni Novanta, ma soprattutto a partire dal 2007 dopo il Motu Proprio di papa Benedetto XVI, che di fatto ha introdotto nel cattolicesimo in comunione con Roma un principio dei lefebvriani: il fatto che si possa essere in comunione con Roma non accettandone la riforma liturgica. Questo è il precedente grave del cattolicesimo romano, del cattolicesimo che voleva dialogare con i lefebvriani a costo di perdere la riforma liturgica. Papa Francesco dopo qualche anno di attesa ha superato quell'impostazione. Di fatto, dal 2007 a oggi, molte comunità sono state disorientate perché si è detto loro: "Se voi volete, potete celebrare con il rito del Concilio di Trento (il rito tridentino), ma non perdete la comunione con Roma".
Quindi lei sostiene che lo scisma non sia mai realmente rientrato, nonostante il “perdono” di Benedetto XVI?
I lefebvriani celebrano da sempre – già da prima dell'88 e poi ovviamente dopo l'88 solo con il rito tridentino – e non accettano il nuovo ordinamento voluto da Paolo VI e ripreso da Giovanni Paolo II. La riconciliazione con i lefebvriani non solo non funziona, ma introduce nel cattolicesimo in comunione con Roma un elemento di lacerazione. Per questo non sono sorpreso dal nuovo scisma.
Come deve reagire papa Leone XIV? Quale posizione dovrà ora avere la Chiesa cattolica?
Il cattolicesimo adesso ha il compito di osservare quali sono le strade per non rendere contagioso lo scisma all'interno del cattolicesimo in comunione. Credo che l'unica soluzione oggi possibile sia quella di dover accettare una nuova consapevolezza della pluralità interna al cattolicesimo, non il tradizionalismo da una parte e il modernismo dall'altra. Lede la comunione il fatto che ad alcune comunità venga permesso, o che queste chiedano, di celebrare con il rito precedente alla riforma. Questo non dovrà più essere possibile.
L’eterna lotta tra tradizionalisti e modernisti nella Chiesa cattolica terminerà mai?
La polarizzazione tra un tradizionalismo che nega la tradizione e un modernismo che non capisce che la vera tradizione della Chiesa non sposa nessuna epoca è un male. Il cattolicesimo deve fare un passo in avanti, cioè andare oltre le logiche moderne e ricondursi al centro, che non è solo la liturgia, ma il rapporto con le altre confessioni, il rapporto con la libertà di coscienza, il rapporto con le altre religioni e il rapporto con il mondo delle emozioni, della sessualità e della vita familiare delle persone. C’è, quindi, bisogno di nuove formulazioni della testimonianza cristiana.