Khalid Khalid, operaio del Kuwait di 50 anni da tempo residente a Camerino, è il primo morto nei cantieri della ricostruzione post terremoto. L'uomo è deceduto dopo essere caduto dall'impalcatura di un edificio in via di ristrutturazione a Matelica, in provincia di Macerata. L'incidente è avvenuto questa mattina ed è, ad oggi, il più grave che ha visto coinvolto un lavoratore impiegato nel "cratere".

A dare la notizia sono stati i sindacati: "Dalle prime verifiche – hanno dichiarato in una nota congiunta Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – sembrerebbe che il lavoratore, da circa vent’anni in Italia, di cui circa quindici trascorsi da operaio nei cantieri edili, non avesse effettuato la dovuta formazione così come previsto. Nel credere fermamente che sia il lavoro a riportare dignità alle comunità devastate dal sisma, crediamo che sia obbligo e dovere della comunità prendersi cura della qualità del lavoro". Il sindacalista ha specificato che – in un quadro che vede i morti sul lavoro in aumento a livello nazionale – la morte del cinquantenne rappresenta un grave campanello d'allarme in un territorio dove nei prossimi anni i lavori in edilizia aumenteranno con la ricostruzione.

Daniel Taddei ha ricordato come quello della ricostruzione sia il più grande cantiere d'Europa e come in questo quadro i controlli sulla sicurezza dei lavoratori dovrebbero essere stringenti: "Se il lavoro non è dignitoso – ha dichiarato il sindacalista al quotidiano Cronache Maceratesi – è a rischio anche l’opera stessa, perché non viene fatta a regola d’arte. Una cosa che abbiamo visto nei cantieri Sae: mancanza di sicurezza, lavorare senza riposi, in maniera continuativa ha portato a tutti i problemi alle casette che abbiamo visto in questi mesi". Infine un appello al governo: "La cosa che ci fa preoccupare è che anche questo governo non ha in agenda nessun tipo di iniziativa per quanto riguarda salute e sicurezza sul lavoro. Invece si prevede un innalzamento fino a 150mila euro per l’affidamento diretto dei lavori".