Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

C'è un video, uno dei tanti che hanno iniziato a circolare a poche ore dal devastante terremoto nel centro Italia, che riprende un manipolo di vigili del fuoco all'interno di un edificio per cercare i superstiti, poco dopo costretti alla fuga a causa dei crolli. Una immagine emblematica. Sono loro, i vigili del fuoco italiani: in trincea quando gli elementi naturali diventano ostili, quando terra, acqua e fuoco si rivoltano contro l'essere umano e diventano causa di morte.

Ora, mentre scrivo, sono sui luoghi dell'ennesima calamità naturale. Prima di oggi sono stati centinaia di altre volte sui luoghi delle disgrazie. Sono stati in Umbria, in Emilia, nel centro Italia, Amatrice, a Arquata a Accumoli, sono a Pescara del Tronto a Ischia e prima ancora a Reggio Emilia, a L'Aquila, a Ischia. E chissà dove ancora. Insieme ai volontari, alla Protezione civile, insieme alle altre forze dell'ordine.

I vigili del fuoco sono però la cenerentola del soccorso pubblico e della difesa civile in Italia. Lamentano stipendi tra i più bassi nel settore e croniche carenze d'organico.

Si nota di più il loro fondamentale lavoro, quando sono chiamati al lavoro nelle emergenze; quando ci sono calamità naturali come un terremoto, una alluvione, un nubifragio, un pauroso incendio. Poi, però, rientrano nel vasto dimenticatoio della politica. Fino alla prossima emergenza. Dove si faranno trovare sempre pronti, nonostante attrezzature scarse, nonostante automezzi carenti, nonostante stipendi da fame. Come dice il loro coro: «Salviam la vita agli altri il resto conta poco. Il pompiere paura non ne ha…».

(articolo modificato il 5 dicembre 2018)