Punta su Cassa depositi e prestiti il governo per permettere alle aziende di Stato di investire. L’incontro in corso a Palazzo Chigi con le partecipate dovrebbe andare in questa direzione, emulando quanto già avviene in Germania: “Cdp la utilizzano in questo modo”, spiega una fonte di governo all’Agi. Ciò su cui punta l’esecutivo è che le aziende di Stato possano investire di più e assumere e proprio questo messaggio rivolgono ai vertici delle partecipate nell’incontro sulla cabina di regia per gli investimenti. All’incontro per parlare dei 36 miliardi di investimenti programmati per 15 anni e di quelli previsti dalla manovra, partecipano il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vicepresidente Luigi Di Maio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e i ministri Giovanni Tria, Danilo Toninelli, Paolo Savona, Barbara Lezzi e Giulia Bongiorno. La Cdp, secondo quanto emerso dall'incontro, lavora da luglio con il ministero dell'Economia per accelerare gli investimenti e sarebbe pronta a investire 22 miliardi per i prossimi cinque anni. Con le riforme previste dal governo questi investimenti potrebbero raggiungere i 35 miliardi.

Per quanto riguarda le aziende partecipate, sono presenti i manager di Terna, Cassa depositi e prestiti, Leonardo, Eni, Snam, Enel, Poste italiane, Fincantieri, Italgas, Ferrovie dello Stato, Open Fiber, Ansaldo. Intanto nel governo non cambia la linea sulla nota di aggiornamento al Def: il rapporto deficit/Pil rimarrà al 2,4% e l’unica soluzione di cui si parla è quella di uno slittamento di reddito di cittadinanza e quota 100, ma solamente nel caso in cui lo spread arrivi sopra i 400 punti base (per ora siamo ancora intorno ai 300).

Potrebbe essere il ministro Tria a valutare, eventualmente, questa ipotesi, rimandando entrambi di un trimestre, continuando però a considerarle due misure che dovranno partire insieme. L’ipotesi, comunque, non vede d’accordo nessuno dei due partiti di governo che, tuttalpiù, potrebbe preferire un potenziamento della spending review. Il M5s pare abbia chiesto ai ministeri di effettuare tagli per raggiungere, in totale, un miliardo di euro dalle minori spese per i dicasteri.

In giornata si è discusso della flat tax e delle risorse destinate alla misura voluta dalla Lega. Dopo un primo balletto sui numeri, il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, hanno diramato una nota congiunta in cui spiegano che le “risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni, per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sono effettivamente 1,7 miliardi di euro all'anno come sostiene Salvini. Nell'arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro”, affermano i due.

L'allarme di Fitch: ‘Rischi considerevoli'

L'agenzia di rating Fitch lancia un'allarme sui conti italiani: "Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating" italiano, spiega Fitch, che assegna all'Italia un rating BBB, con prospettive negative. "Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def – si legge nella nota – puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)". Di Maio replica immediatamente: "Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è buona cosa che boccino quelli attuali".