La Camera dei Deputati ha deciso di interrompere ogni tipo di rapporto diplomatico con l'Egitto finché non arriverà una vera svolta nelle indagini per l'omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni. Ad annunciare la decisione è stato il presidente della Camera Roberto Fico, che in un'intervista concessa al Tg1 ha spiegato: "Con grande rammarico annuncio ufficialmente che la Camera dei deputati sospenderà ogni tipo di relazione diplomatica con il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo”.

Si tratta di un gesto simbolico, che però dimostra come la tensione tra i due Paesi stia crescendo. Proprio nelle scorse ore la procura di Roma, in assenza di collaborazione con gli investigatori egiziani, ha annunciato di voler iscrivere nel registro degli indagati cinque agenti del Cairo per i reati di “omicidio e depistaggio”.

Come ricostruito da Corriere della Sera e Repubblica, il primo strappo tra Italia ed Egitto è avvenuto nelle scorse ore con la decisione della procura di Roma. Nel settembre scorso, al termine della sua visita in Egitto, il presidente Fico aveva dichiarato: “Ad Abdel Fattah Al Sisi ho detto che Giulio Regeni è come se fosse morto per la seconda volta perché ci sono stati dei depistaggi. Perciò, bene le parole, ma adesso devono seguire i fatti perché siamo a un punto di stallo”. 

“Penso che tutto il governo e tutto il Parlamento stiano facendo il massimo. E poi non governiamo in Egitto, purtroppo”, ha invece dichiarato in mattinata il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Protesta il deputato Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali: La solita fiera della retorica, il governo e il Parlamento non stanno facendo niente per scoprire la verità su quello che è successo a Giulio Regeni. Ma soprattutto niente è stato fatto nei confronti dell’Egitto e del suo presidente Al Sisi. La nostra magistratura, in cui continuiamo ad avere fiducia, è costretta a procedere da sola dopo aver aspettato invano i passi di quella egiziana. L’atteggiamento del governo Conte su questa vicenda è il silenzio. La via diplomatica con l’Egitto inaugurata dal governo Gentiloni e seguita da quello giallo-verde è fallita”.

Il ricercatore italiano è stato trovato morto in Egitto il 3 febbraio 2016 e il suo corpo presentava segni di torture. Ad aprile 2016 il governo italiano aveva provveduto al ritiro dell’ambasciatore, in attesa di chiarimenti sul caso, ma la decisione era stata poi rivista il 14 agosto 2017.