“Vogliamo dei passi avanti nel caso di Giulio Regeni, in tempi rapidi e non in tempi biblici”. Queste sono le parole che riassumono l’incontro di oggi tra il presidente della Camera Roberto Fico e il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi al Cairo. “C’è stato solo un punto all'ordine del giorno che è la questione di Giulio Regeni. Sono venuto qui perché siamo a un punto di stallo”. È un concetto molto chiaro quello che Fico ha voluto esporre durante il colloquio: non si può più temporeggiare. A due anni e mezzo dall’accaduto “va bene dire che è una priorità, vanno bene le parole e gli impegni, ma ora bisogna passare ai fatti: un'indagine seria sulle persone, sul fascicolo eccezionale che la Procura di Roma ha passato a quella del Cairo”. Il lavoro portato avanti dalla procura di Roma, infatti, ha fatto emergere elementi e novità importanti. Il tutto è stato poi consegnato alla procura del Cairo. Al momento però, la situazione sembra essere a un punto di stallo. “Io spero che ci siano soluzioni immediate e che inizi un vero processo”, ha detto Roberto Fico.
Non si tira indietro comunque il presidente egiziano che a sua volta ribadisce come il caso Regeni sia una priorità anche per l’Egitto.

"Dopo due anni e mezzo non c'e' ancora un processo, ma solo indagini. Dobbiamo arrivare un processo che senza dubbio sarà complicato, ma senza questo passo in avanti è chiaro che anche i rapporti parlamentari sono complicati", ha aggiunto il presidente della Camera dei deputati, che ha poi voluto puntualizzare come il caso Regeni sia un punto all’ordine del giorno non solo della famiglia del ricercatore, ma di tutta l’opinione pubblica, così come dello Stato italiano. Un punto da cui non c’è intenzione di arretrare.
Durante l’incontro, Fico ha ripercorso gli ultimi giorni di vita di Giulio Regeni ricordando al presidente egiziano Al Sisi come il ricercatore italiano fosse stato sequestrato, torturato per sette giorni, e infine ucciso. E questo, dichiara Fico, "non è stato certamente fatto da cittadini comuni”. Ora però, grazie al lavoro collettivo della procura italiana e di quella egiziana, si conoscono i nomi di nove persone che dimostrano come abbia operato la rete che ha pedinato, sequestrato, torturato e ucciso Regeni. È necessario però aggiungere informazioni non solo sugli esecutori materiali dell'omicidio, ma anche sui mandanti, anche perché "Giulio è morto per la seconda volta a causa dei depistaggi. Prima era un ragazzo che faceva delle feste particolari, poi una spia, poi invece è stato vittima di una banda di criminali che poi è stata uccisa dalla polizia egiziana. Sono stati ritrovati i documenti di Giulio ma alla fine era tutta una montatura e i casi sono stati smontati subito”, ha ricordato la terza carica dello Stato. In conclusione, ha voluto inoltre sottolineare che "senza passi avanti concreti i rapporti tra i due Stati restano poco sereni".

Una ciclostaffetta per la verità

Partirà il 22 settembre dal Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico(Trieste), istituto frequentato da Regeni, e dovrebbe giungere a Roma il 3 ottobre la ‘ciclostaffetta' organizzata dall'associazione Fiab Bisiachinbici di Monfalcone (Gorizia) che vuole portare alle Istituzioni italiane una lettera scritta dai genitori di Giulio Regeni. L'iniziativa prende il nome ‘A Roma per Giulio‘ e prevede un percorso di 800 chilometri. Verrano attraversate varie città d'Italia come Pordenone, Padova, Ferrara, Bologna, Firenze, Grosseto e Tarquinia. La presentazione dell'iniziativa è avvenuta oggi a Trieste al liceo Petrarca, scuola che Giulio frequentò per due anni: un incontro promosso da Articolo 21, Assostampa Fvg, Ordine regionale dei giornalisti, Ucsi. Uno dei ciclisti ha spiegato: "Tra le prime tappe della ciclostaffetta ci sarà Fiumicello, paese natale di Regeni, dove riceveremo dai genitori la lettera da portare a Roma. Durante la ciclostaffetta incontreremo amministratori locali e regionali. A Roma ribadiremo che il nostro interlocutore non è l'Egitto, ma lo Stato italiano: la retorica si è sprecata e la situazione è peggiorata, bisogna passare ai fatti. Con chi sta lo Stato? Con il carnefice o la vittima?" Nella Capitale, poi, sarà promosso un incontro con scuole, associazioni e artisti. Durante la conferenza è stata mostrata anche una foto di Giulio che Paola e Claudio Regeni hanno donato al liceo. "Il Petrarca manterrà esposto lo striscione giallo dedicato a Giulio finché verità non sarà' fatta", ha affermato il dirigente scolastico, Cesira Militello.