UPDATE ORE 17.30 – In attesa che l'autopsia faccia chiarezza sulle cause del decesso di Giulio Regeni, non c'è ancora una ricostruzione chiara di quanto accaduto. Il ricercatore friulano 28enne è stato ritrovato in un fosso, nudo dalla cintola in giù, sul ciglio della strada che collega Il Cairo con Alessandria, a parecchi km dal quartiere di Giza, dove abitava. Quello che sembra chiaro è che il governo egiziano non sta facendo molto per accertare la verità. Dopo le dichiarazioni del capo della polizia che in mattinata parlava di "incidente stradale" e quelle della procura che invece descriveva il corpo del povero Giulio martoriato da torture e atrocità, ora l'ufficio stampa del ministero dell'Interno egiziano torna a smentire segni di tortura: "Non c'è stata alcuna tortura e l'assenza di segni è stata confermata dai funzionari dell'obitorio di Zeinhom, dove si trova il corpo del ragazzo".

Intanto, dai microfoni di Radio Popolare, si scopre che Giulio scriveva per il Manifesto. Lo faceva sotto pseudonimo per paura della sua incolumità. Il quotidiano deve ancora decidere se pubblicare l'ultimo articolo ricevuto una decina di giorni prima della sua sparizione sui movimenti operai egiziani. Voleva continuare questa sua inchiesta sui diritti dei lavoratori egiziani e per questo aveva mandato alcune mail ad attivisti per fissare degli incontri.

Mentre domani è attesa al Cairo una squadra di investigatori italiani che dovrà far luce su questa tragedia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha chiesto al suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi che il corpo di Giulio Regeni sia presto restituito alla sua famiglia, all'Italia, e che sia dato pieno accesso ai nostri rappresentanti e inquirenti perché facciano piena luce su quanto accaduto.

Intanto su Twitter, dove molti avevano fatto circolare gli appelli per ritrovarlo con l'hashtag #WhereisGiulio, ora a gran voce tutti chiedono la verità.

 

"Non crediamo al nostro ministero degli Interni – dice a Fanpage Malek Adly, avvocato e attivista per i diritti civili che per primo si è interessato al caso della scomparsa di Giulio Regeni – . Non ci stanno dicendo la verità. Nel caso di Giulio, non essendo lui un cittadino egiziano, speriamo sia diverso e che possa emergere la verità. Sicuramente è un incidente molto strano, ma la zona in cui è scomparso Giulio è molto controllata. Difficile che sia stato rapito lì".

UPDATE ORE 12.51 – "Non vogliamo condoglianze finché non vedremo il corpo di nostro figlio e non verrà a galla tutta la verità". Questo il pensiero dei genitori di Giulio Regeni, lo studente trovato morto al Cairo ieri notte in circostanze tutte da chiarire. Lo fa sapere a Fanpage una fonte vicina alla famiglia che aggiunge che mamma Paola, papà Claudio e la sorella Irene non gradiscono alcun contatto con i media e sono in silenzio stampa.

Intanto la procura del Cairo, per voce del procuratore capo Ahmed Nagi, ha detto all'Ap che su corpo ci sarebbero delle bruciature di sigaretta e segni di tortura. In particolare sono state trovati segni di accoltellamento alle spalle e tagli su un orecchio che è stato mozzato e sul naso dove riporta ecchimosi da percosse. "E' stata una morte lenta", ha aggiunto Nagi.

UPDATE ORE 11.15 – Polizia egiziana: “Incidente”. Il direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalabi, ha detto che “non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria”: a riportarlo il sito egiziano Youm7. In dichiarazioni esclusive al sito, il generale ha indicato che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e ha smentito che Regeni “sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato”. Una fonte a conoscenza dei dettagli del caso ha detto all'Associated Press che sul corpo del ragazzo italiano ci sono delle bruciature. Intanto un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa ha riferito che il corpo dello studente italiano si trovava nell'obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo, e c'era “un'impressionante dispositivo della Sicurezza nazionale”. Il ministero dell’Interno “si rifiuta di farmi vedere il corpo” e quindi “non si è sicuri della presenza di ferite sul suo corpo. Mi hanno solo fatto vedere il volto”.

Intanto la Farnesina, su indicazione del ministro Gentiloni, ha convocato con urgenza l'ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy. Il segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha spiegato che all'ambasciatore verrà espresso “lo sconcerto del governo italiano” che si attende “dalle autorità egiziane la massima collaborazione a tutti i livelli”.

Di Giulio Regeni, giovane ricercatore friulano in Egitto per studiare, si erano perse le tracce il 25 gennaio scorso. Poi nella serata di mercoledì la Farnesina ha annunciato che il Governo italiano ha appreso “del probabile tragico epilogo della vicenda del nostro connazionale” al Cairo e, anche se in attesa di conferme ufficiali da parte delle autorità egiziane, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha subito espresso il profondo cordoglio personale e del Governo alla famiglia. Il giovane sarebbe stato ucciso in circostanze tutte da chiarire. Il corpo dello studente sarebbe stato ritrovato in un fosso della periferia della capitale egiziana: a riferirlo alcune fonti informate nella capitale egiziana.

"Segni di tortura sul corpo"

Sul sito del quotidiano Al Watan si legge che sul cadavere del giovane italiano vi sarebbero dei “segni di tortura”. Il giornale egiziano riporta la notizia del ritrovamento del “corpo di un giovane uomo di circa 30 anni, totalmente nudo nella parte inferiore, con tracce di tortura e ferite su tutto il corpo”, nella zona di Hazem Hassan della Città del 6 Ottobre. Il giornale aggiunge che la polizia ha constatato che il “corpo era senza documenti”. Il corpo era “gettato accanto all’istituto Hazem Hassan sulla strada desertica del Cairo-Alessandria”. Il sito scrive ancora che è stato chiamato il medico legale per esaminare il cadavere.

Morte Giulio Regeni, Italia chiede un’inchiesta

“Il Governo italiano ha richiesto alle autorità egiziane il massimo impegno per l'accertamento della verità e dello svolgimento dei fatti, anche con l'avvio immediato di un'indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani”, ha fatto sapere la Farnesina. Il probabile tragico epilogo della vicenda del ricercatore italiano ha causato la sospensione di una missione di una sessantina di aziende italiane in corso al Cairo e guidata dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. Proprio al ministro Guidi, in un incontro riservato avuto ieri mattina, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi aveva assicurato la propria “personale attenzione” al caso del giovane scomparso.